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Storia economica

01.03.12

Se noi guardiamo lo sviluppo degli ultimi secoli vediamo due cose:

  • La modernizzazione e lo sviluppo di un Paese per potersi verificare è passato attraverso il cosiddetto processo di industrializzazione: l’affermazione del sistema industriale di un sistema economico internazionale è l’elemento fondamentale. Di questo sistema industriale l’elemento centrale è la fabbrica, fabbrica che a sua volta ha subito una serie di trasformazioni ed è tuttora presente in diverse forme. In Toscana possiamo vedere il ruolo di una grande impresa multinazionale, es. Solvay, che nasce a inizio secolo con capitale a Rosignano, industria che opera nel settore chimico, inoltre viviamo in una regione molto distrettualizzata dove operano piccole imprese. Abbiamo la convivenza di imprese di grandi dimensioni rette dal business e insieme un sistema di piccole e medie imprese gestito con criteri personali familiari. Di questo sistema industriale l’impresa è comunque il motore, l’impresa è l’istituzione di base per organizzare i fattori tecnici e umani della produzione.

Quali sono i tornanti che il sistema industriale ha attraversato negli ultimi secoli a partire dalla sua nascita? Possiamo individuare tre fasi significative:

  • La prima rivoluzione industriale: è un processo che si ha nella seconda metà del ‘700.
  • La seconda rivoluzione industriale: un nuovo grappolo di innovazioni a cavallo tra ‘800 e ‘900.
  • La terza rivoluzione industriale: dalla seconda guerra mondiale in poi, le innovazioni fondamentali sono il nucleare, il jet, il computer fino ad arrivare alla scienza dell’informazione e al villaggio globale che è l’età che noi viviamo. Una rivoluzione industriale opera nell’informatica, nell’elettronica ecc.

Rivoluzione: due secoli e mezzo scanditi dall’apparire di queste rivoluzioni. Sull’uso stesso del termine rivoluzione c’è stato da parte degli storici un dibattito. Spesso si pensa che poiché la storia guarda indietro sia morta mentre è come tutte le discipline, soggetta a continua revisione. Se io prendo la data di un fatto quella non è in discussione, però per la nazionalizzazione del settore elettrico in Italia vanno bene due date: 1962, anno della legge, o 1963, anno in cui la legge entrò in vigore.

Es. trattato di Vienna che pone fine all’età napoleonica e riorganizza l’Europa e l’Italia è il 1815, non si discute. Ma su cosa abbia significato questo trattato a distanza di quasi due secoli si continua a discutere, si discute sul tema della restaurazione, quanto c’è del passato e quanto di nuovo, quanto persiste e quanto si cancella.

Il concetto di rivoluzione

Gli storici continuano a discutere su un evento come la rivoluzione industriale che ha cambiato le sorti delle società industriali. Si discute sul concetto di rivoluzione.

Landes nella favola del cavallo morto racconta la rivoluzione industriale che identifica appunto col cavallo morto. Si scaglia contro chi nega che si possa parlare di rivoluzione per quanto concerne la prima rivoluzione inglese. Conclude che il cavallo non solo è vivo ma anche molto arrabbiato per essere stato creduto morto.

Nel 1963 la rivoluzione mise uno studente in guai seri, contestazioni studentesche che nascono negli USA come prima forma di movimentazione giovanile contro la guerra in Vietnam, contestazioni alla base del ’68 europeo. Lo studente aveva occupato una rivendita di auto a S. Francisco come azione contro le discriminazioni nei noleggi, un poliziotto lo denunciò come rivoluzionario e lo definì così per il libro che aveva con sé, il piccolo manuale di Thomas, con la parola rivoluzione nel titolo.

Rivoluzione: tutti direbbero che implica un grande cambiamento. Prima di quella francese e di quella industriale o americana, sempre nel 700, il secolo delle tre rivoluzioni, nei secoli precedenti non è che non ci fossero state sommosse, rivolte e mutamenti violenti: governi che si succedevano, sovrani che venivano uccisi, complotti del ‘500 nelle corti italiane compreso il Vaticano, oppure il periodo degli Enrichi, il periodo dei re di Francia tra 500 e 600; oltre gli intrighi di palazzo c’erano le rivolte dal basso.

Le rivolte dell’età medievale e moderna, dove diventano guerre di religione, erano rivolte di contadini. I contadini si sollevavano quando la pressione su di loro diventava insopportabile. Periodicamente c’erano sommosse antifeudali, il malcontento li spingeva ad assediare castelli, incendiare le dimore dei signori ecc., però, alla fine si trattava di rivolte non di rivoluzione. Il loro malcontento si esprimeva ma poi i feudatari riprendevano il controllo della situazione sottoponendoli a brutale repressione.

Tra rivolta e rivoluzione già emergono elementi distintivi, quando noi parliamo di rivoluzione parliamo di un mutamento che ha conseguenze profonde e durature. La rivolta o la ribellione non è così. Le rivolte ci furono anche nel corso della rivoluzione industriale, i poveri tessitori che si trovavano senza mangiare e in fabbrica venivano sfruttati per poche lire sbagliarono lì l’obiettivo, davano la colpa della loro miseria alle macchine cercando di bloccare il processo. Loud, il loro capo, incendiò un po’ di macchine e poi fu impiccato con altri dieci facendo trionfare la macchina.

Una rivoluzione è un cambiamento non reversibile, dopo una rivoluzione non si ritorna più allo stato precedente, ci sono processi di assestamento ma una serie di cambiamenti che vengono acquisiti lo sono anche per il futuro.

La parola rivoluzione è usata in molti ambiti, non solo in quello politico, es. rivoluzione scientifica: dal momento che Galileo inventa il modo di interrogare e studiare la natura e di leggere il cosmo e di codificare l’universo in leggi che siano universali alle quali si arriva attraverso esperimenti validi per tutti e ripetibili, dopo non si torna indietro.

Es. rivoluzione demografica: la popolazione in costante crescita ci ha portato ad essere 7 miliardi di abitanti, dal 700 la crescita della popolazione non si è più arrestata. Campo sociale: studenti degli anni 60 che vogliono contare nella società e compiono tra le tante una rivoluzione sessuale, i comportamenti sessuali delle nostre nonne ci sembrerebbero fuori dal mondo insieme a tutti i loro valori, negli anni 50 una ragazza con un figlio fuori dal matrimonio era uno scandalo, oggi esistono donne single che ricorrono anche a inseminazioni artificiali. Anche questa è una rivoluzione: non si torna indietro.

Marx che pure studia le leggi di dinamismo della società capitalistica e quindi è molto critico verso il sistema capitalistico si rende conto di quanto il sistema industriale sia innovativo rispetto ai sistemi precedenti e chiama le rivoluzioni col nome di locomotive della storia.

Il nostro libro dice invece che il concetto di rivoluzione è fuorviante, si ha un cambiamento lento, non cresce il reddito all’improvviso ma a noi non interessa l’immediatezza del fenomeno ma la sua portata innovativa, a noi non interessa che la rivoluzione arrivi con un lampo ma ci interessa la profondità e la radicalità del cambiamento.

Troviamo autori continuisti e discontinuisti. Quelli che credono che la rivoluzione industriale si inserisce in una continuità storica e quindi non si può parlare di rivoluzione e quelli che dicono che invece c’è un prima e un dopo.

Se vogliamo periodizzare possiamo dire che la rivoluzione industriale ha inizio in Europa, in Gran Bretagna e ha inizio nella seconda metà del 700, gli storici discontinuisti più precisi dicono 1760 altri dicono 1780 a seconda dei sistemi statistici utilizzati per leggere i dati storici che abbiamo, sono anni in cui non abbiamo serie storiche.

I continuisti dicono che si tratta di un fenomeno che ha inizio dall’inizio del 700 quando produzione, popolazione e PIL conoscono lentamente a crescere per avere poi un’accelerazione intorno alla seconda metà del secolo, fino al 1830-1840.

Gli elementi della prima rivoluzione industriale

Quali sono gli elementi che caratterizzano la prima rivoluzione industriale: nel XVIII secolo una serie di invenzioni investe in Inghilterra il settore tessile: la manifattura del cotone e crea un nuovo modo di produzione: il sistema di fabbrica. Contemporaneamente sono investiti da innovazioni la metallurgia e la meccanica. Tutti i cambiamenti agirono gli uni sugli altri rafforzandosi a vicenda.

Tutte queste innovazioni si riducono a tre elementi:

  • L’uso generalizzato di macchine. L’abilità e la fatica dell’uomo vengono sostituite dalle macchine. Le macchine cos’hanno di diverso? Sono precise, regolari, infaticabili e più veloci.
  • Le fonti di energia: le macchine sono azionate da energia meccanica. Si sostituiscono le vecchie fonti di energia con fonti di energia inanimata, es. combustibili fossili. Con la macchina a vapore si ha per la prima volta un congegno che converte calore in lavoro e l’uomo ha a disposizione una fonte di energia illimitata. C’è poi il problema che il carbone si deve reperire, gli stati con le risorse erano avvantaggiati, i nostri paesi per industrializzarsi dovevano superare la strozzatura che sarebbe derivata da importare il carbone. Il nostro paese inventa l’emigrazione, questo consentirà di importare le risorse che mancano senza peggiorare la bilancia dei pagamenti.
  • L’uso di nuove materie prime: si sostituiscono alle risorse vegetali o animali, legna, i minerali, il carbone, o materiali assenti in natura, acciaio.

Questi tre punti costituiscono la prima rivoluzione industriale che ha come conseguenza un aumento senza precedenti della produttività umana, del reddito pro capite e del PIL di un Paese.

Anche nei secoli precedenti c’erano stati miglioramenti però quando c’erano miglioramenti nei raccolti che facevano crescere i redditi parimenti cresceva la popolazione: migliori condizioni alimentari e reddituali facevano morire meno la popolazione e abbassavano l’età dei matrimoni con il fatto che però la popolazione cresceva più delle risorse: strozzatura maltusiana.

Con la prima rivoluzione industriale risorse e popolazione poterono continuare a crescere senza più incorrere nella strozzatura maltusiana. La legge di Malthus dice che risorse e popolazione hanno due differenti andamenti di crescita: le risorse crescono in progressione aritmetica, 2-4-6-8-10, mentre la popolazione cresce in progressione geometrica, 2-4-8-16-32, da qui si arriva a una grande sfasatura tra la disponibilità di risorse e la domanda che portava ancora alla miseria, alla crisi della società e al pauperismo.

Con la prima rivoluzione industriale si hanno cambiamenti economici, sociali e culturali decisivi, cambia la famiglia, cambia il quotidiano degli uomini, cambia il rapporto con chiesa e religione, cambiano i rapporti politici e i rapporti tra gli stati, cambia la leadership. Un cambiamento così secondo Landes non avveniva dall’invenzione della ruota.

Tuttavia la tecnologia non basta per fare la rivoluzione industriale che è sì innovazione tecnologica, tessile, metallurgica, meccanica, fonti di energia e nuove materie, ma è anche una diversa organizzazione della produzione: fattori tecnologici e fattori organizzativi. L’attenzione si sposta dal fattore lavoro al capitale. Si rivoluziona non solo il lavoro ma come viene svolto, questo viene concentrato in un unico luogo: la fabbrica.

Ci sono schiere di operai che vengono concentrate in un unico luogo per compiere il loro lavoro, in questo luogo vanno in base a orari precisi e vengono controllati oltre che svolgono una precisa mansione. La fabbrica è caratterizzata dal concentramento in un unico luogo, mantenimento della disciplina e terzo l’impiego di macchine azionate da forza motrice.

Nascono due nuove figure sociali: operaio salariato e imprenditore.

La produzione prima dell’industria

Come funzionava la produzione industriale prima dell’industria. Vediamo com’era l’industria prima dell’industrializzazione. L’industria prima dell’industrializzazione avveniva sostanzialmente in tre forme:

  • Artigianato urbano e corporazioni, artigianato urbano: siamo nel mondo delle città, in città ci sono gli artigiani che si organizzano in corporazioni.
  • L’industria rurale a domicilio o protoindustrializzazione, siamo nelle campagne. Nelle campagne si produce invece a casa dei contadini.
  • La manifattura centralizzata o protofabbrica, vedremo la differenza con la fabbrica vera e propria.

Queste tre forme hanno un’importanza differente a seconda delle aree geografiche, in alcune di più in altre meno, hanno un’importanza differente anche a seconda dei periodi, in certi casi le forme si intrecciano con la nascita del sistema industriale in altri casi erano già morte e si erano estinte prima della rivoluzione industriale, in alcuni casi costituirono la base in altri si estinsero e basta e non si ebbero industrie moderne.

Corporazioni

Sono associazioni di mestiere. Chi svolgeva un determinato mestiere si riuniva in corporazioni: i setaioli, i lanaioli, i cuoiai, i vinattieri, i baccai, tutti insieme costituivano una corporazione.

La corporazione era così importante perché le corporazioni nascono con la nascita e l’affermazione dei centri urbani e la nascita delle città e dei comuni è considerata dagli storici un elemento fortemente innovativo per la disgregazione del sistema feudale. Siamo dopo la svolta del 1000 intorno al 1100 e nell’Italia centro-settentrionale e in molti paesi europei cominciano ad affermarsi le città e i comuni.

Ne resta fuori l’Italia meridionale dove arrivano i normanni che vi instaurano una monarchia centralizzata e questo viene dagli storici adesso letto come una delle cause del divario tra Nord e Sud dell’Italia. Mentre il nord si modernizzava il sud precipitava nel latifondo. Al nord si affermavano i comuni e i primi centri di amministrazione autonoma delle città.

Città e cittadine vivevano sul commercio e sulla loro produzione industriale organizzata in corporazioni le quali all’inizio furono molto importanti perché formavano i giovani, la corporazione comprava la materia prima per tutti abbattendo i costi inoltre cercava mercati di sbocco per i prodotti finiti.

Nelle botteghe artigiane c’era come nell’arte, la bottega di Donatello dove si imparava a disegnare ecc., c’è quadro di bottega o quadro di scuola, l’artigiano è uguale, i giovani facevano lì l’apprendistato. Se si andava a vivere in città entrando in una corporazione si era liberi dagli obblighi feudali, si poteva partecipare al governo della città. I comuni sono elemento di disgregazione del mondo feudale.

Col passare del tempo anche il sistema innovativo assume rigidità fino a diventare da elemento innovatore elemento che ostacola il progresso. Le corporazioni cominciano a non riconoscere le maestranze esterne, si chiudono. Le conoscenze tecniche del tempo vengono da persone di altri paesi che vengono per le guerre di religione. Si pongono sbarramenti a merci che vengono da determinate zone geografiche o politiche, si introducono vincoli sempre più rigidi per gli appartenenti alla corporazione.

Oggi la corporazione ha connotazione negativa: notai, farmacisti, tassisti sono corporazioni. Le corporazioni diventano rigide e vengono spazzate via, in Francia dalla rivoluzione francese nel 1791, due anni dopo lo scoppio.

La Toscana nella seconda metà del 700 visse un periodo felice, ebbe un sovrano illuminato: Pietro Leopoldo. La Toscana è stata la prima regione nel mondo ad abolire la pena di morte per merito del sovrano che recepisce dal dispotismo illuminato le conquiste del pensiero illuminista. Inoltre la Toscana è il primo paese che proclama la neutralità costituzione e legge perpetua dello Stato 1778. In Toscana le corporazioni vengono abolite prima del 1791, da Pietro Leopoldo il 1-2-1770 creando al loro posto una camera di commercio: arti e manifatture col compito di assistere i manufattori nelle varie controversie.

02.03.12

Abbiamo detto che lo sviluppo contemporaneo è passato attraverso tre tappe fondamentali: le tre rivoluzioni industriali. Abbiamo visto che il concetto di rivoluzione faccia riferimento a più ampi e sottointenda non un cambiamento veloce ma un cambiamento irreversibile. Ci sono poi storici che preferiscono l’approccio continuista.

Abbiamo visto in cosa consiste la rivoluzione industriale: meccanizzazione del settore tessile, in particolare del cotone, innovazioni che investono il settore metallurgico e meccanica. Abbiamo poi cercato di vedere che la rivoluzione industriale non è solo tecnologia e innovazione ma anche organizzazione: concetto di sistema fabbrica.

Una volta finito di vedere la prima rivoluzione industriale nei suoi interessi abbiamo cercato di capire che cosa c’era prima che iniziasse l’industrializzazione. Come avveniva la produzione industriale prima che nascesse la fabbrica moderna. Abbiamo individuato tre tappe: l’artigianato urbano o le corporazioni, l’industria rurale a domicilio, o protoindustrializzazione, la manifattura centralizzata o protofabbrica.

Le corporazioni sono associazioni di mestiere che nascono nelle città e nei comuni e sono inizialmente un fattore disgregante del sistema industriale ma, col passare dei secoli si trasformano in una istituzione rigida di ostacolo allo sviluppo. In Toscana Pietro Leopoldo le sopprime nel 1760 con l’editto, in Francia bisognerà aspettare la rivoluzione.

Industria rurale a domicilio

Per parlare dell’industria rurale a domicilio ci dobbiamo spostare verso la fine del 600. A partire dalla fine del 600 in varie regioni d’Europa specie nell’Europa occidentale nascono dei nuclei consistenti di industria nelle campagne, specie tessile. Es. industria del lino nelle Fiandre, l’industria del lino in Irlanda e l’industria di cotone nel Liechtenstein.

Questa industria rurale a domicilio di cui abbiamo visto la presenza massiccia nelle Fiandre si chiama anche protoindustrializzazione perché Mendels lo ha codificato come sistema a partire dal 1972. Gli storici

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mariagiovannamureddu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Pinchera Valeria.
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