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I maestri del movimento moderno: LC e Mies 1910-45

Il Movimento Moderno è una costruzione storiografica che avviene attraverso un libro, “Ingegneri dell’Architettura Moderna” fino a “International Style”, si esalta l’aspetto dell’architettura della novità di materiali e tecnologie. L’architettura diventa Palingenetica (cioè che vuole cambiare il mondo, aspetto fortemente ideologico, tutto si trasforma grazie a queste tecnologie, tutto è più comodo). È un’architettura completamente nuova, pensiero utopico, costruire un mondo nuovo “spirito nuovo”, lo spirito del tempo macchinista, tecnico. Il movimento moderno esalta l'aspetto delle nuove tecnologie ed i nuovi materiali nell'architettura. Durante gli anni venti, i protagonisti del Movimento partono dall'idea che attraverso l'architettura si possa cambiare il mondo. C'è un forte aspetto ideologico, il mondo può diventare più comodo grazie alle nuove tecnologie. L'architettura vuole essere completamente nuova, rifiutando il passato, la tradizione è lo stile. L'architettura diventa l'espressione del movimento moderno.

Le Corbusier – Charles Edouard Jeanneret

Solo nel 1920 adotterà lo pseudonimo di Le Corbusier, si forma in un ambiente marginale presso la sua città natale in Svizzera. Dal 1907 al 1917 viaggia attraverso l'Europa. Nel 1907 visita anche l'Italia, tenendo un ricco carnet de voyage. Appunto nel 1920 fonda la rivista d'avanguardia l'Esprit Noveau, che dirigerà per circa un quinquennio. Dal 1922 apre uno studio di architettura, a lui si deve l'organizzazione del primo CIAM, congresso internazionale di architettura moderna, tenutosi nel 1928 in Svizzera. Un anno dopo di lui nasce Mies Van der Rohe. Il nome è di fantasia perché è propagandista di sé stesso, costruisce il proprio mito vivendo e costruendo, cambia gli occhiali e diventa icona del movimento moderno.

In Svizzera, orologiai, il suo maestro, comincia a costruire orologi e poi edifici a Le Chaux de Fonds, in stile tradizionale, pochi elementi innovativi. Egli studia Grammar of Ornament, di Owen Jones (1856) e progetti di Hoffmann, fa la scuola d’arte e inizia a ragionare sul cemento armato. In Italia è colpito dalla Certosa di Ema, celle abitative intorno alla chiesa, dopo penserà a come organizzare secondo un modello simile la vita della città moderna. Le Corbusier fu un grande propagandista di se stesso, costruibile sfornito vivendo: cambia nome, cambia occhiali e diventa un'icona del movimento moderno.

La sua città natale era patria di orologiai, una delle prime immagini della sua adolescenza deve essere stata la griglia estremamente razionale di questa città industriale, ricostruita dopo essere stata distrutta da un incendio circa 20 anni prima della sua nascita. Durante la sua formazione di disegnatore ed incisore presso una scuola locale di Arti e mestieri fu coinvolto alla fine dell'adolescenza nelle ultime fasi del movimento delle arts and crafts. Fece pratica presso Josef Hoffmann, e nell'autunno del 1907 fu inviato a Vienna, dove venne accolto cordialmente, sembra però che gli abbia rifiutato l'offerta di lavoro di Hoffmann e con essa le sofisticazioni dello Jugendstil ormai in fase classicheggiante. Questo evidente disinteresse fu rafforzato da un incontro con Tony Garnier, avvenuto a Lione nell'inverno del 1907 proprio quando Garnier si accingeva ad ampliare il suo progetto del 1904 per una città industriale.

Le simpatie di Le Corbusier per il socialismo utopistico e la sua predisposizione ad un approccio tipologico, per non dire classico, all'architettura, risalgono sicuramente a questo incontro. Il 1907 può essere considerato come il punto cruciale della vita di Le Corbusier, poiché in quell'anno è lì in un solo incontro Garnier, ma compì anche una visita determinante alla Certosa di Ema, in Toscana. Là sperimentò per la prima volta la comunità vivente che doveva diventare il modello sul suo fisico della sua personale reinterpretazione di quelle idee utopiche socialiste che aveva ereditato in parte dal Garnier. In seguito avrebbe descritto la Certosa come una istituzione nella quale sia pagava un'autentica aspirazione dell'uomo: il silenzio, la solitudine, ma anche il contatto quotidiano con gli uomini.

Per tutta la sua vita pensò di organizzare la vita della società moderna secondo questo modello, creando delle cellule abitative efficaci e mettendola insieme in un'unica unità. Nel 1908 Le Corbusier ottenne un impiego part-time a Parigi presso August che aveva già raggiunto una certa fama grazie all'utilizzazione della struttura in cemento armato in un edificio residenziale, la casa d'abitazione da lui costruita nella Rue Franklin. I 14 mesi che Le Corbusier trascorse a Parigi gli schiusero una visione della vita e del lavoro del tutto nuova: oltre ad apprendere le nozioni fondamentali della tecnica del cemento armato, la capitale gli offrì l'occasione di allargare la sua conoscenza della cultura classica francese visitando i musei, le biblioteche e le sale di lettura della città. Contemporaneamente egli si convince sempre più che il cemento armato era il materiale del futuro grazie al contatto con Rennet che apprezzava la struttura in cemento, oltre che per la sua natura monolitica e malleabile, anche per la durata e per gli intrinseca economicità, nonché come strumento per risolvere l'annoso conflitto tra l'autenticità strutturale del gotico ed i valori umanistici della forma classica.

Expo di Torino Charles-Edouard Jeanneret (1902)

Primi Edifici Le Corbusier (1908-16)

  • Casa Fallet, La Chaux-de-Fonds 1905
  • Casa Stotzer, La Chaux-de-Fonds 1908
  • Casa Jacquemet, La Chaux-de-Fonds 1908
  • Casa Jeanneret, La Chaux-de-Fonds 1912
  • Casa Favre, Le Locle 1912
  • Cinema Scala, La Chaux-de- Fonds 1916
  • Casa Schwob, La Chaux-de-Fonds 1916

La maniera Jugendstil della sua prima a casa, la Villa Fallet del 1905, era una cristallizzazione di tutti gli insegnamenti del suo maestro, il direttore della scuola d'arte applicata di La Chaux de Fonds. Il tipo ed il decor della Villa, desunti entrambi dal linguaggio locale, sotto questo aspetto erano esemplari: la forma complessiva era essenzialmente una modificazione della fattoria in legno e pietra del Giura, vicino alla frontiera francese. Mentre gli elementi decorativi erano tratti dalla flora ed alla fauna della regione.

Venice Ruskin

Scuola d’Arte Le Corbusier (1910)

Monastero di Ema (1911)

L'impatto di tutte queste influenze diverse può essere misurato dal progetto che Le Corbusier elaborò per la sua scuola nel 1909. Questo edificio, evidentemente pensato in cemento armato, consisteva in tre o digli di studi di artisti disposti a gradoni, ognuno con un proprio giardino separato, disposto attorno ad uno spazio centrale comune coperto da un tetto piramidale di vetro. Questo è libero adattamento delle Celle certosine, con le loro connotazioni comunitarie, fu la prima occasione in cui Le Corbusier reinterpretò un tipo tradizionale al fine di conformarlo al programma di un tipo completamente nuovo: trasformazioni tipologiche del genere, con i loro riferimenti spaziali ed ideologici, sarebbero diventate una caratteristica intrinseca del suo metodo di lavoro.

Poiché questo procedimento sintetico si basava sulla contaminazione, era inevitabile che le sue opere si caratterizzassero via via di un gran numero di riferimenti simultanei a precedenti diversi, e per quanto questo processo possa a volte essere stato parzialmente in corso, la scuola d'arte deve essere vista tanto come un erede del Familisterio di Godin del 1856, quanto come una reinterpretazione della Certosa di Ema.

Schizzi di Pompei, Oriente Le Corbusier (1907-11)

Nel 1910 Le Corbusier in Germania sembra per migliorare la sua conoscenza della tecnica del cemento armato, ma durante il suo soggiorno fu incaricato dalla scuola d'arte di studiare lo stato dell'arte decorativa. Questo impegno, che sfociò in un libro, lo mise a contatto con gli esponenti più in vista del Werkbund, soprattutto con Peter Behrens ed Heinrich Tessenow, due artisti che avrebbero esercitato una forte influenza su due delle sue ultime opere a La Chaux de Fonds, la Villa Jeanneret Peré del 1912 ed il Cinema Scala del 1916.

Alla fine dell'anno, dopo 5 mesi trascorsi nello studio di Behrens, dove di certo deve aver incontrato Mies van der Rohe, egli lasciò la Germania per assumere un incarico di insegnamento in Svizzera. Prima di tornare tuttavia con un lungo viaggio nei Balcani ed in Asia Minore: da quel momento l'architettura ottomana avrebbe avuto un'influenza tacita ma decisiva sulla sua opera. Nel 1913 egli aprì il proprio studio a La Chaux de Fonds, con l'intento di specializzarsi in cemento armato. Nel 1915, insieme ad un amico d'infanzia, Le Corbusier elaborò due idee che avrebbero caratterizzato la sua evoluzione nel corso degli anni '20: interpretò la struttura Hennebique in quella Maison Domino, che doveva costituire la base strutturale della maggior parte delle sue case fino al 1935 e concepì Le Ville Pilotis, città ideale per essere costruite su piloni.

Certosa di Galluzzo (Valle di Ema, Firenze 1341)

Unitè d’Abitation Le Corbusier (1947)

Un unico edificio con case all’interno e corridoi di collegamento, visione utopica. Idea celle abitative efficaci, messe insieme a costruire un unico edificio. “L'architettura è il gioco sapiente, corretto e magnifico dei volumi raggruppati sotto la luce. I nostri occhi sono fatti per vedere le forme nella luce: l'ombra e la luce rivelano queste forme; i cubi, i coni, le sfere, i cilindri e le piramidi sono le grandi forme primarie… La loro immagine ci appare netta… E senza ambiguità.”

Da una parte è macchinista tecnicista, dall’altra lirico poetico. I monumenti che visita sono asimmetrici, studia il Partenone, lui progetta con il Partenone nella pancia, confronta il Tempio di Pestum ed il Partenone. Rapporto tra classicità e macchina. In oriente è impressionato dalla Turchia. All'epoca vennero richieste grandi quantità di abitazioni, le città si stavano allargando e densificando. Le Corbusier realizza tre edifici di questo tipo a Marsiglia, Berlino e Parigi. Si tratta di unità abitative autonome in cui erano compresi i servizi, uffici, negozi eccetera e prevedeva l'aggregazione di unità minime abitative.

All'interno delle stecche vi erano i corridoi collettivi per i servizi e le funzioni terziarie. La copertura degli edifici è composta da oggetti pensati per la collettività, c'è una pista ad anello ed una piazza comunale. All'interno delle stecche vi erano i corridoi collettivi per i servizi e le funzioni terziarie. All'interno era stato fatto uno studio sulla composizione degli spazi definendo la tipologia duplex. Sono presenti diversi tipi di abitazione per varie tipologie di abitanti: coppie, famiglie, grandi famiglie.

Nell'abbandono della tecnologia leggera del periodo prebellico, l'unitè dimostrava ugualmente la sua profonda adesione ai metodi brutalisti di costruzione. Ciò è particolarmente evidente nella sovrastruttura in calcestruzzo gettata in casseforme di legno greggio, una rivelazione intenzionale del processo costruttivo che Le Corbusier doveva giustificare sulla base di motivazioni di natura quasi esistenziali. Mentre la casa a lamella della ville Radieuse era costituita da un volume continuo orizzontale, l'Unitè rivelava la sua struttura cellulare grazie all'uso di balconi e sporgenze frangisole in calcestruzzo che accettavano dal corpo principale dell'edificio. Questi brise-soleil, con i loro muri laterali mettevano in risalto il volume pelle unità duplex estendendosi per tutta l'ampiezza dell'edificio: forme a megaron costruite come elementi indipendenti e sospesi all'interno della struttura in calcestruzzo, proprio alla stessa maniera in cui le bottiglie sono disposte nella rastrelliera. Strade interne a piani alterni.

Questa morfologia cellulare esprimeva automaticamente un agglomerato di alloggi privati, come per istituire e rappresentare la sfera pubblica. La condizione privilegiata di questo complesso più vasto era espressa al piano terra da pilastri dal profilo accurato che sostenevano la parte inferiore della massa dell'edificio. Questi pilotis dalle esatte proporzioni in accordo con il Modulor di Le Corbusier, alludevano all'invenzione di un nuovo ordine classico. Integrando a 337 abitazioni con una galleria di negozi, un albergo ed un tetto giardino, una pista per le corse, una piscina per bambini, un giardino d'infanzia ed una palestra, il complesso era un condensatore sociale alla stessa stregua degli edifici collettivi sovietici degli anni venti. Proprio come nel falansterio si intendeva alloggiare l'uomo comune in una tenuta principesca, Fourier infatti detestava lo squallore della casa unifamiliare, così questo complesso era considerato dal suo autore come l'elemento che restituiva la dignità dell'architettura anche alla più semplice delle abitazioni private.

Maison Favre-Jacot Le Corbusier (1912)

Maison Jeanneret Le Corbusier (1912)

Fa una casa per i suoi genitori.

Villa Schwob Le Corbusier (La Chaux de Fonds 1916)

Il 1916 segnò il culmine della sua carriera giovanile grazie alla costruzione della villa, una sintesi straordinaria di tutto ciò che lì aveva tanto a lungo sperimentato, caratterizzata da un'elaborata assimilazione delle potenzialità spaziali del sistema Hennebique tale da consentire al suo autore di sovrapporre ad una struttura a telaio elementi stilistici tratti da Hoffman, Perret e Tessenow. Nello stesso tempo fu questa la prima occasione in cui Le Corbusier concepì una casa in termini celebrativi, cioè come un palazzo. Il sistema di campate alternativamente larghe e strette, nonché l'organizzazione simmetrica della pianta, diedero alla villa una struttura Palladiana. I muri e le finestre sono realizzati con metodi tradizionali in mattoni. Il grande soggiorno è a doppia altezza, mentre l'ingresso è un ambiente vetrato per la prima volta utilizzo dei tracciati regolatori, quello espediente classico per mantenere il controllo proporzionale della facciata, evidente ad esempio nella disposizione delle finestre secondo la sezione aurea.

Subito dopo essersi trasferito a Parigi nel 1916 per aprire uno studio professionale, ebbe la fortuna di essere presentato al pittore Amedee Ozenfant con il quale avrebbe elaborato l'estetica macchinista e onnicomprensiva del purismo che deriva dal cubismo. Non era altro che una teoria globale della civiltà che sosteneva il perfezionamento consapevole di ogni cosa. Prevedeva alla base di tutto dei volumi semplici, nell'architettura ritornano le proporzioni, per cui elabora i tracciati regolatori. La loro prima formulazione completa di questa estetica fu affidata al saggio intitolato Le Purisme, che apparve nel 1920 nel quarto numero della rivista l'Esprit Nouveau, una rivista artistica e letteraria che essi avrebbero continuato a pubblicare fino al 1925 senza dubbio il periodo più felice della loro collaborazione corrisponde alla gestazione di Vers une Architecture, che prima della sua pubblicazione come libro nel 1923 venne parzialmente pubblicato sulla rivista, sotto il doppio pseudonimo di Le Corbusier-Saugnier.

Questo testo formulava con chiarezza il dualismo concettuale attorno a cui avrebbe ruotato il resto della sua opera: da una parte l'imperativo di soddisfare le esigenze funzionali mediante la forma empirica, dall'altra l'impulso ad usare elementi astratti che toccassero i sensi e nutrissero l'intelletto. Questa concezione dialettica della forma, introdotta sotto il titolo Esthétique & Architecture dell'ingegner era esemplificata dalle strutture ingegneristiche più avanzata dell'epoca, cioè dal viadotto sul Garabit di Eiffel del 1884. L'altro aspetto dell'estetica della macchina, Il design, era rappresentato dalle navi, dalle automobili e dagli aeroplani messi in evidenza in sottosezioni distinte. La terza sezione riportava il lettore alle antitesi dell'architettura classica, alla lucida poesia dell'acropoli di Atene che veniva analizzata nel penultimo capitolo. La sua ammirazione per l'esattezza dell'ingegneria era tale che i profili del Partenone venivano presentati come fossero analoghi a quelli modellati allora da strumenti meccanici. Egli scriveva "tutto questo macchinario plastico è realizzato in marmo con il rigore che abbiamo imparato da applicare alla macchina. L'impressione è di nudo acciaio levigato".

Nel 1922 abbandonò questo incarico per aprire uno studio con suo cugino Pierre stabilendo un legame che durò fino allo scoppio della seconda guerra mondiale. Uno dei primi impegni dello studio fu il perfezionamento dell'idea costruttiva. Le Corbusier incontra e lavora con altri architetti, Adolf Loos, Tony Garnier, Josef Hoffmann, Auguste Perret, Peter Behrens, tra il 1907-11. Incontra il cemento armato.

Cellula Industrializzata DOM-ino Le Corbusier (1914)

In cemento armato, non dichiarato, stanza simmetrica, strana facciata con vetrata, telai di calcestruzzo armato secondo una griglia libera, abbastanza tradizionale. Soggiorno a doppia altezza. Incontro più importante con Perret, poi Le Corbusier avrà una visione più radicale e cercherà indipendenza tra ossatura e spazio. Cellula costruttiva, sistema strutturale, ossatura del tutto indipendente dalle funzioni della casa, travi e scale, solai in cemento armato. Possiamo incastrarla, montarla, come fosse un domino, trasformazione moderna della capanna primitiva. Tetto piatto calpestabile, tetto giardino, ossatura indipendente dello spazio. L’involucro può essere anche islamico, si può dividere in spazi, poi si mettono insieme più scatole. Una volta stabilita la struttura pensa liberamente.

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Argot di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Bari o del prof Consoli Gian Paolo.
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