Diritto medievale: lezione 2
Laura Pia Sinopoli
Alessia Lagnani
25 febbraio 2021
Alto medioevo: regni e diritti dei Visigoti, Burgundi, Franchi, Ostrogoti
L'alto medioevo
L'alto medioevo inizia dal 476 d.C., data della caduta dell’Impero Romano d’Occidente, che termina alla fine del X secolo, con l’avvento dell’anno Mille.
Il basso medioevo
Il basso medioevo inizia nell’XI secolo e si conclude nel 1492, anno della scoperta dell’America.
Età moderna
Dal 1492 al 1789, anno della rivoluzione francese.
Alto medioevo e invasione dei Germani (Barbari)
Dal V secolo, i popoli germanici del nord Europa danno vita a frequenti incursioni all’interno dei confini dell’Impero Romano d’Occidente. Il fatto che a più riprese invadano dimostra che è impossibile difendere un territorio così vasto, e si arriva addirittura a spostare la capitale da Roma a Ravenna (più difendibile giacché sulla costa e innanzi a Bisanzio). Inizia così l’età delle invasioni germaniche, i quali si stanziano in occidente sulle terre dei romani.
Fra V e VI secolo, nei confini dell’Impero Romano d’Occidente, vi è il regno dei Visigoti, inizialmente in Francia e poi in Spagna; il regno dei Burgundi, tra Ginevra e Lione; il regno dei Franchi che raggiungerà proporzioni vaste in età carolingia; il regno ostrogoto, con Italia, Istria e Slovenia. Questi regni hanno una legislazione e particolare interesse storico-giuridico.
Questi regni germanici tra il V e VIII secolo hanno avuto conseguenze profonde sulla storia giuridica del continente europeo. La storia giuridica dell’Europa continentale è influenzata dal diritto romano giustinianeo e, dall’altro, dalle consuetudini dei popoli germanici: romanesimo e germanesimo influenzano non solo l’Italia ma anche l’intera Europa.
Prima di stanziarsi nei confini dell’Impero, le popolazioni germaniche avevano già avuto contatti con l’Impero Romano e in vari casi i generali e i militari barbari erano milites federati, cioè soldati alleati di Roma, stranieri che combattono per l’imperatore romano, come ad esempio Alarico I re dei Visigoti, il quale era un soldato alleato di Roma.
Stanziamenti in occidente
Gli stanziamenti in occidente avvengono quasi sempre mediante il regime dell’hospitalitas, per cui una volta requisite le terre ai romani, una parte le tengono per sé, e una parte le lasciano ai romani. Presso i visigoti e i burgundi, la parte che il popolo germano tiene per sé è quella maggiore, pari ai 2/3, e ai romani rimane 1/3 delle loro terre. Nel caso degli ostrogoti tiene per sé un 1/3 delle terre e lascia ai romani 2/3. Nel caso dei franchi invece questo sistema non funziona.
I germani, quando creano il loro regno, mantengono il titolo regale solo nei confronti della propria popolazione: il re dei visigoti è tale solo nei confronti dei visigoti e non dei romani che si trovano su quelle terre. Contestualmente, giacché il regno nasce all’interno dell’Impero Romano, i re germani ottengono anche il titolo di patrizi dell’Impero e dunque vi è un legame tra il regno germanico e l’Impero.
I germani, pur nelle loro identità distintive, hanno elementi comuni nelle popolazioni:
- Il nomadismo: sono popoli nomadi che si muovono e non hanno una patria, sino a che si stanziano.
- Propensione militare alla conquista: i germani sono popolazioni guerriere e bellicose verso l’esterno.
- Società familiare salda: il clan, la famiglia in senso allargato, è una società salda e compatta da un punto di vista interno, bellicosa verso l’esterno.
- Assenza di cultura scritta (diritto scritto): i popoli germani vivono di consuetudini e di un diritto orale che viene tramandato di generazione in generazione. Essi consideravano le loro consuetudini come un fattore di identità nazionale. Lingua, credenze, riti, consuetudini, sono elementi che concorrevano a identificare un’etnia.
Essi non si danno subito leggi scritte e per un po’ continuano a vivere con il diritto consuetudinario, anche se non erano più una popolazione nomade ma stanziata su un preciso territorio. Per i popoli germanici è l’appartenenza al gruppo a definire l’adesione a determinate consuetudini. È la prima manifestazione del principio della personalità del diritto (ogni popolazione ha un proprio diritto).
Il diritto consuetudinario
Tuttavia il diritto consuetudinario ben presto mostra tutti i suoi limiti, perché nel momento in cui i popoli germanici si confrontano con i romani, prendono atto del fatto che essi hanno un diritto scritto, più facile da dimostrare, ad esempio. Qualora si intensifichino i rapporti tra germani e romani, anche i germani avvertono l’esigenza di darsi delle leggi scritte.
Le prime leggi scritte delle popolazioni germaniche non sono altro che raccolte di consuetudini di quella determinata popolazione. È un momento di svolta importante: consente di superare la fluidità di un diritto orale, e l’oralità non era garanzia di certezza del diritto diversamente dalla scrittura. Inoltre, avere un diritto scritto favorisce l’integrazione e il confronto con il popolo romano. Per un certo aspetto, la messa per iscritto delle consuetudini esalta il re e la sua regalità. Il re era una guida militare e quando vengono messe per iscritto, il re diviene anche il garante dell’osservanza di quelle norme.
Le prime legislazioni di diritto germanico
Le prime legislazioni di diritto germanico sono raccolte di consuetudini: il Codex Euricianus (il codice euriciano di Eurico), risalente negli anni dal 475-476 ed è la più risalente tra tutte le leggi scritte dei germani ed è una legge per i visigoti. La Lex Burgundionum, tra i primi 15 anni del VI secolo, per il regno dei Burgundi. Infine il Pactus Legis Salicae (patto di legge salica) dei Sali databile tra il 507 e il 511. Sono raccolte di consuetudini e prime leggi scritte.
A differenza dei regni citati, il regno dei Longobardi è un regno romano barbarico e non visigoti, burgundi, franchi e ostrogoti. Sono regni romano barbarici perché si ha un incontro all’interno dei regni tra romanità e germanesimo. La produzione legislativa di questi regni risente dell’incontro che non avviene con i longobardi, la cui fusione in origine è assente, anzi vi è una profonda rottura con Roma. Nelle forme originarie vi è una importante differenziazione.
Regno e il diritto dei Visigoti
È il regno più antico costituitosi all’interno dei confini dell’Impero Romano d’Occidente, è il regno dei Visigoti. Alarico I, capo militare dei visigoti, i quali erano una popolazione originaria di una regione dell’attuale Ungheria, era un generale alleato federatus, straniero al servizio dell’esercito romano. Egli arrivò in Italia alternando guerre e paci con l’imperatore d’Occidente che nei primi anni del 400 era Onorio. Proprio per siglare l’ennesima pace, i due si incontrano vicino a Ravenna, ma l’imperatore inganna Alarico.
Onorio infatti invita Alarico a partire a Ravenna, passare le Alpi e andare in Spagna, dove nel frattempo vi erano i Vandali. L’imperatore dice ad Alarico che, se sconfigge i Vandali, può stanziarsi con il suo popolo in Spagna. Alarico non si spaventa certo dall’idea di combattere una guerra e si avvia col suo esercito verso la Spagna. La manovra subdola era che sotto le Alpi, Alarico I viene attaccato alle spalle da un altro soldato germano, il goto Saro, che era un soldato al servizio delle milizie romane. Era stato l’imperatore Onorio a inviare Saro ad attaccare Alarico: ma egli gira le sue truppe, scende in Italia e arriva fino a Roma saccheggiandola per 3 giorni (il famoso Sacco di Roma del 410).
Tale episodio non è una guerra dei germani contro l’Impero, ma vi era la voglia di vendicarsi di Onorio. In Calabria, Alarico muore senza aver fondato il regno in Spagna. Gli succede Ataulfo, che guida il suo popolo in Gallia, odierna Francia, e soprattutto nella parte meridionale fonda nel 413 il regno dei visigoti con capitale Tolosa. Egli si sposa con Gallaplacidia, sorella dell’imperatore Onorio e fatta prigioniera durante il sacco di Roma, e ciò spiega perché Ataulfo sia in qualche modo filoromano e costituisce il regno dei visigoti entro l’Impero, riconoscendo questa istituzione e non in contrapposizione.
Il regno dei Visigoti è una realtà politica interna all’Impero Romano d’Occidente, che il re riconosce e ammira. Ad Ataulfo succede Vallia, il quale rinnova il patto con i romani che aveva fatto Alarico I, cioè quel patto di andare in Spagna sconfiggendo i vandali e stanziandosi in quel territorio. Vallia è costretto a lasciare la zona della Francia e dunque il regno dei Visigoti è solo nella penisola iberica della Spagna e viene spostata da Tolosa a Toledo.
Il diritto dei Visigoti
Tra il 575 e il 576, i visigoti mettono per iscritto il Codex Euricianus, le loro consuetudini. Nei primi anni del VI secolo, all’interno del regno dei visigoti, si ha una duplice legislazione, cioè hanno due leggi con contenuti in parte analoghi ma con diversa struttura. La prima legge è la legge romana dei visigoti definita anche Lex Romana Visigothorum, breviarium alariciano (breviario alariciano, perché l’autore di tale testo normativo è il re Alarico II) ed è una raccolta di fonti normative romane, è la legge romana per i visigoti e contiene leges e iura. Le leges sono le costituzioni imperiali romane e gli iura sono i frammenti delle opere dei giuristi classici, quei frammenti che hanno valore di norma giuridica presso i romani (come le sentenze di Paolo hanno valore di legge).
All’interno di questa raccolta vi sono costituzioni estrapolate dal Codice Teodosiano, novelle costituzioni di Teodosio II, rescritti dal codice gregoriano ed ermogeniano per quel che riguarda le leges. Sul fronte degli iura vi sono brani tratti dalle Pauli Sententiae, dall’Epitome Gai e i Libri dei Responsi di Papiniano. È un’opera raffinata dal punto di vista giuridico e questo stupisce pensando che si tratta di una popolazione germanica, ma in realtà questo può solo far pensare che un ruolo importante l’abbia giocato la gerarchia ecclesiastica per la redazione di questa raccolta, per salvaguardare la cultura giuridica. Tale raccolta è molto più ampia della lex romana burgundiorum. Questa ha carattere precettivo perché promulgata da un re, dunque raccolta ufficiale e non privata, elevando a dignità di legge una raccolta di leges e iura. È il principale canale di trasmissione del diritto romano teodosiano per tutto l’alto medioevo. Il diritto teodosiano viene conosciuto mediante tale raccolta di leges e di iura.
L’altra legge è la la legge dei visigoti (diritto visigoto) che Lex Visigothorum, raggiunge la sua forma definitiva nel 654, ma che ha il suo nucleo originario nel Codex euricianus, dunque una raccolta di consuetudini del popolo visigoto messe per iscritto. Su questo nucleo di norme germaniche, intervengono i sovrani dei secoli successivi: Leovigildo ne fa una revisione, Chindasvindo e Recesvindo aggiungono la loro legislazione al codice euriciano e assume la forma definitiva e che viene pubblicata nel 654 con il re Recesvindo. Leggi vigenti in uno stesso regno.
All’inizio del VI secolo presso i visigoti vi furono la Lex Romana Visigothorum e la Lex Visigothorum, una contenente leges e iura, diritto romano teodosiano, l’altra gli usi e le consuetudini dei visigoti messi per iscritto. Nei secoli questi due corpi normativi furono giustificati dalla storiografia ricercando il perché all’interno del regno dei visigoti vi fossero due normative; vi sono dunque tre tesi avanzate:
- Savigny, la cui tesi di fine ‘800 analizzò che grazie all’applicazione del principio della personalità del diritto all’interno del regno dei Visigoti si sarebbe applicata la lex romana visigothorum ai romani e la lex visigothorum ai visigoti. Tale teoria è parsa a lungo credibile, oggi è messa in discussione perché studiando approfonditamente tali corpi normativi si è compreso che entrambi i corpi hanno una vigenza e un valore territoriale. Dalla lex romana non emerge alcuna destinazione esclusiva ai romani e la lex visigothorum contiene una serie di norme che non possono essere indirizzate ai soli visigoti ma anche ai romani. Se tali leggi hanno una valenza territoriale e non personale, l’ipotesi di Savigny è del tutto debole, destinata a tramontare.
- Per completezza una teoria minoritaria è di Gallo D’Ors, la cui teoria attesta che la compresenza dei corpi normativi in uno stesso regno trae una spiegazione nel loro differente scopo: la lex romana avrebbe avuto uno scopo pratico e destinata alla prassi, mentre la lex visigothorum avrebbe avuto fini didattici e sarebbe stata rivolta alla formazione dei giuristi. Due diversi destinatari e scopi per queste norme.
- Ennio Cortese professore di Roma la Sapienza, alla fine degli anni ’90, attestò che la contemporanea vigenza delle due normative riguarda l’obiettivo politico del legislatore: la lex visigothorum era diretta ai visigoti che voleva trasformare in cives dell’Impero e dunque di fatto regolava i rapporti dei visigoti con i romani. Tale legge dunque aveva una portata territoriale e non personale la lex romana avrebbe dunque avuto la ratio di collocare il regno dei visigoti all’interno dell’Impero, considerandola così come legge integrativa e sussidiaria della lex visigothorum. Secondo questo orientamento, oggi largamente condiviso, già dal VI secolo si sarebbe prospettato quel dualismo incentrato sulla dialettica tra diritto universale e diritti particolari che caratterizzerà il sistema di diritto comune del basso medioevo. Presso i Visigoti questa dialettica tra diritto universale e diritti particolari vedrebbe la lex romana come diritto universale espressione della romanità e i diritti particolari sarebbero individuati nella lex visigothorum, avendo la lex romana la funzione di integrare eventuali lacune della lex visigothorum, soccorrendo in funzione sussidiaria.
Regno e diritto dei Burgundi
Il secondo regno romano germanico è costituito nel centro Europa tra Ginevra, poco esteso territorialmente, in cui re Gundioco, generale federato dell’Impero Romano viene autorizzato da un generale romano Flavio Ezio a stanziare la sua popolazione in queste terre e fondare impero. Il regno dei Burgundi presenta analogie con quello del regno dei Visigoti. Come nel caso della prima invasione germanica, anche i burgundi sono milites federati, soldati alleati all’Impero Romano. Anche il re burgundo, il sovrano del popolo, oltre ad essere re è anche patrizio dei Romani e continua a professare la propria devozione all’Impero e come il regno dei visigoti anche il regno dei burgundi è collocato all’interno dell’Impero Romano d’Occidente.
Nei primi anni del VI secolo, anche per i burgundi si ha una doppia legislazione analoga a quella dei Visigoti ma più modesta e grossolana. Entrambe le leggi dei burgundi sono promulgate da re Gundobado, ed entrambe le leggi non hanno una data precipua. Una prima legge burgunda è la Lex Romana Burgundionum, e dal titolo richiama la lex romana visigothorum e le fonti sono analoghe a questa ultima poiché la lex romana burgundionum contiene leges e iura, per cui fonti di diritto romano, in particolare contiene costituzioni tratte dal Codice Teodosiano, rescritti dal Codice Gregoriano ed Ermogeniano, brani dell’Epitome Gai, brani delle Sentenze di Paolo; numericamente tali fonti però sono inferiori e non sono ritrovate nella veste originali bensì epitomate, volgarizzate e rese rozze e parafrasate, rispetto alla analoga raccolta vigente presso i Visigoti. Anche la lex romana burgundionum rappresenta la legge universale.
Accanto a tale testo vi è la Lex Burgundionum o Lex Gundobada, una raccolta di usi e consuetudini del popolo burgundo che regola i rapporti tra i burgundi e i romani allo stesso modo in cui la lex visigothorum regolava i rapporti tra i visigoti e i romani. Queste non hanno valore personale ma hanno valore territoriale. Si applichi la teoria maggiormente accreditata e che giustifica il dualismo normativo in quanto incentrato sulla dialettica tra diritto universale e diritti particolari. Il diritto particolare è data dalle lex burgundiorum mentre il diritto universale è dato dalla lex romana che ha valore sussidiaria che integra le consuetudini dei burgundi qualora non siano in grado di risolvere il problema pendente.
Regno e diritto dei Franchi
Costituito nel 481 in un territorio molto ampio e che ricomprende una parte dei Paesi Bassi, il nord della Francia e la Germania centro-orientale. Tale regno è fondato da re Clodoveo, capostipite della dinastia dei Merovingi. Tale regno vivrà i suoi momenti più importanti dal punto di vista giuridico dopo il 774 ad opera dei carolingi con la sconfitta dei longobardi. Vi sono tuttavia due episodi in una prima fase del regno riconducibili alla figura di Clodoveo da ricordare: anzitutto la conversione nel 496 al Cristianesimo Cattolico, poiché le popolazioni germaniche erano ariane, al fine di onorare una promessa fatta in cambio di una guerra vinta da Clodoveo sui Normanni.
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