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Società del XIII secolo

  • La letteratura volgare nasce con l’espansione della civiltà comunale (economia con artigianato e mercanzie di lusso).
  • Milano, Venezia, Firenze, Genova imperi commerciali.
  • Ricerca e curiosità centrali nella cultura.
  • Artigianato e preindustriale ancora feudali (agricoltura al di fuori della città unico mezzo disussistenza, fondata su rapporti di servitù, i campi scandiscono il tempo del quotidiano).
  • Nobiltà con potere commerciale, politico e militare (commercianti che diventano nobili e viceversa).
  • Romagna, Veneto, Meridione: predominio della vecchia nobiltà feudale: assunti dal comune come capi militari o per cariche governative (inizio passaggio da Comune a Signoria).
  • Firenze prima potenza economica e finanziaria, in contrasto con le altre città toscane.
  • Le istituzioni di un determinato gruppo sociale entrano in conflitto con altri: numerosi scontri tra fazioni, poteri feudali (alcuni individui fanno parte di più istituzioni). Quando viene distrutta una fazione quella vincitrice si scinde ulteriormente in nuove fazioni. Alle fazioni non corrisponde necessariamente un’intera classe sociale, dipende dalle mire del singolo, la questione più che economica è di complicità e tradizioni.
  • Spaccatura decisiva è tra Grandi (vecchia aristocrazia) e Popolo (distinto in grasso e minuto) esso comprende solo artigiani e piccoli imprenditori. A Firenze nella seconda metà del secolo il popolo prevale con nuove istituzioni.
  • Conflitto tra Federico II e Chiesa: creazione dei partiti di Guelfi e Ghibellini.
  • Istituzioni cardine Impero e Chiesa che lottano tra loro per conservare l’universalità.
  • Generi letterari: letteratura cortese e cavalleresca francese. Da una parte si cerca di stabilire norme fisse, dall’altra si accettano convergenze tra codici diversi.
  • Il latino, indipendentemente dalla nascita del volgare, continua ad essere la lingua della politica, diplomazia, giurisdizione, del mondo cristiano, delle classi colte.
  • Il volgare verrà usato solo per chi non conosce il latino (chi non è colto) e vengono redatti i primi documenti notarili.
  • La poesia volgare nasce come necessità per adattarsi alla mutevolezza della società ma l’eterogeneità di dialetti costringe alla creazione di lingue letterarie intermedie che abbracciano caratteristiche di aree più vaste di regioni e municipi. Restano incertezze sull’efficacia del volgare per la resistenza del latino e l’uso di volgari romanzi già consolidati come la lingua d’oc e d’oil (usate per scrivere il Tresor di Brunetto Latini e il Milione di Marco Polo). Ottime per la diffusione del volgare saranno le traduzioni in prosa.
  • Nei monasteri e nelle università si producono manoscritti latino per ecclesiastici, studenti e giuristi. In Toscana soprattutto centri di scrittura meno complessi producono in volgare e francese. Molti sono andati persi per cattiva conservazione del materiale o disinteressamento da parte degli umanisti che li giudicavano rozzi. Ciò che è giunto mostra poca unità nei libri, che erano zibaldoni con opere differenti all’interno (solo i temi e il genere letterario erano gli stessi). La produzione più nutrita è la prosa narrativa e d’intrattenimento, la poesia viene diffusa attraverso canzonieri con scelte ampie ed eterogenee.
  • Nel confezionamento dei manoscritti le opere in volgare erano più soggette alle modifiche da parte di copisti che, influenzati dal proprio dialetto, variavano in caso di dialetti di aree differenti. I manoscritti da noi posseduti sono copie del 300, già lontane dai dialetti duecenteschi, rifacendosi al toscano ormai consolidatosi.
  • Centri di cultura sono le corti signorili dei grandi feudatari del nord, con influenze provenzali.
  • A sud c’è la corte di Federico II che lega a sé culture e lingue di diverse origini. Il centro del suo impero è la Sicilia (Palermo) anche se la corte è mobile poiché segue l’imperatore nelle sue imprese militari e diplomatiche. Egli sostiene la produzione tecnico scientifica, latina, araba, normanna (lingua d’oil e quindi cavalleresca), greco bizantina, tedesca e in volgare siciliano. In questo modo vuole dimostrare la capacità unificante del suo impero. Ruolo importante ricoperto dai tecnici dell’amministrazione. I dictatores elaborano una scrittura ricercata e solenne con artifici retorici per documenti pubblici e corrispondenze ufficiali, tra questi vi è Pier delle Vigne.
  • Per il mondo religioso i monasteri benedettini perdono il primato, conquistato dagli ordini mendicanti con conventi urbani nei quali si formano tecnici capaci di controllare la religiosità popolare e il dinamismo sociale e di immettersi nelle confraternite, istituzioni religiose laiche.
  • Ai comuni si affiancano le corti signorili, che concentrano a palazzo intellettuali fuggiti dalle proprie città per lotte di fazione (es. Cangrande della Scala e Guido da Polenta).
  • Le università sono meno conflittuali rispetto a quelle parigine, Bologna è capitale del diritto e medicina. Vi sono nella formazione primaria le prime scuole con maestri laici con la creazione di classi in rapporto con le famiglie e diffusione di scuole pubbliche a spesa comunale. Le scuole rimangono per famiglie agiate e si insegna innanzitutto latino e grammatica (interpretazione degli autori).
  • A causa della richiesta partecipazione del cittadino nelle istituzioni, importante è la retorica (lett. arte dei rettori, chi governa). Bologna e Arezzo svolgono ruoli determinanti nella formazione del ceto politico amministrativo comunale. Contributi sulla retorica dati da Boncompagno da Signa, Guido Faba e Brunetto Latini (notaio, unisce il proprio fare letterario con l’esistenza individuale e l’attività politica, esige ordine e chiarezza commentando il De invenzione di Cicerone, uomo colto poiché applica con il suo sapere un giudizio morale sul mondo). Il suo Tresor diviso in 3 libri parla di: storia, storia naturale, etica, retorica, politica e teologia. Il Tesoretto, rimasto incompiuto fu scritto in toscano ed era un poemetto enciclopedico-morale.
  • La poesia popolare invece si fonda sulla tradizione orale collettiva, con forme e motivi costanti, intrecciata con il canto, la musica, la danza. Ha luogo durante feste stagionali. Rari reperti scritti (o servivano a facilitare la memorizzazione del professionista o per la curiosità di pubblico colto). Chi media tra cultura popolare e superiore è il giullare, a sfavore di un’imperfetta regolarità metrica, il loro pubblico comprende tutti gli strati sociali (anche se guadagnano grazie ai nobili). La poesia popolare è di molto antecedente a quella colta al XII sec. risale il Ritmo Laurenziano (giullare che chiede con versi doppi e rima interna un cavallo al vescovo di Pisa), si affiancano il ritmo cassinese e quello di Sant’Alessio. Altri documenti sono più tardi come i Memoriali bolognesi che raccoglievano contratti e testamenti e i notai per non farli contraffare riempivano gli spazi rimasti bianchi con poesie popolari, provenzali e siciliane. Lo schema più diffuso è il contrasto che alterna voci diverse delle quali rilievo ha la recitazione (pene d’amore, dissidi familiari, corteggiamento, partenze e abbandoni): il più celebre è Contrasto di Cielo D’Alcamo. E i componimenti di Ruggieri Apugliese (esagerato, paradossale).

La vita religiosa nel secolo XIII

  • Concreto legame tra fede cristiana e condizioni dell’esistenza terrena.
  • Si distingue il trattato De miseria humanae conditionis di Lotario dei Conti di Segni (Papa Innocenzo III).
  • Il messaggio di Cristo viene vissuto nella quotidianità contro la violenza umana, in contraddizione con chi detiene il potere e quindi si esprime solo come eresia (ideale di povertà cristiana contro la corruzione del clero) e escatologismo (il fine dell’uomo), milleniarismo. In Provenza e nel Nord Italia si diffonde l’eresia del catari (crede che pochi eletti siano predestinati alla beatitudine). Si diffonde la caccia all’eretico, appoggiata anche dai laici e dal tribunale dell’inquisizione (1233) che vedono nell’eretico il concentrato del male. Dall’altro lato la Chiesa interviene nella città, dimenticandosi dell’isolamento monastico dei secoli precedenti e propagandando i suoi valori attraverso Mendicanti, Domenicani (lotta all’eresia, predicazione), Francescani (penitenza, umiltà e fedeltà al Vangelo). Quest’ultima era quella che si avvicinava più all’eresia e si faceva attenzione a non sfiorarla, alla morte del fondatore ci fu una contesa tra spirituali (umiltà, collegati all’insegnamento di Gioacchino da Fiore presente nel Paradiso XII, profetizza l’epoca del Padre autorità, del Figlio fede e dello Spirito Santo amore, in procinto di arrivare) e conventuali (opportunisti che pensavano al guadagno e al potere temporale).
  • San Francesco era attento alla letteratura romanzesca francese: col termine cortese indica il suo rapporto di fede (amante), lo spirito avventuroso delle sue iniziative (viaggio in Oriente) e per la consuetudine di indicare i frati come giullari del Signore (giullari che sovvertono le convenienze mondane). Il cantico di Frate sole fu composto un anno prima della morte (il santo era malato agli occhi), è una preghiera in volgare umbro, ritmati secondo schemi stilistico-retorici della prosa latina medievale e della poesia biblica, senza un metro preciso. Si parla della potenza di Dio, dell’indegnità dell’uomo e della bellezza delle creature. L’uomo è richiamato in causa per sofferenza, perdono e morte (necessaria), distinta in quella del peccato (dannazione) e quelle in grazia di Dio. Tutto viene riassunto con la parola umiltade. Ritmo lento e ripetitivo, rito mattutino, gioioso e serena attesa della morte.
  • Dal latino si sviluppano ritmi celebri (Dies Irae) e dal volgare le laude per le confraternite (inizialmente scritte per conventi francescani). La fine dei tempi profetizzata da Gioacchino da Fiore ne incentivò la diffusione: nel centro nord si formarono i Disciplinati e i Flagellanti, con processioni di gente che si fustiga, essi raccolsero le laudi in laudari (il più antico a Cortona). Si accostò dopo la forma della ballata (alternanza solista e coro). Le laude e i loro contrasti di voci portarono per la loro drammaticità alla creazione delle sacre rappresentazioni.
  • Iacopone da Todi: scrive diversi Laudari, la prima stampa avvenne a Firenze nel 1490 a cura di Francesco Bonaccorsi. Ricaviamo dati biografici dalla sua poesia, nasce nel 1236 circa da una famiglia di Benedetti, segue la strada della giurisprudenza fino alla conversione avvenuta per il cilicio trovato sotto la veste della moglie morta (crollò un pavimento ad un ballo nel 68). Dopo 10 anni di penitenza divenne francescano tra gli spirituali, polemizzando contro la Chiesa. Successivamente allo speranzoso Celestino V, iniziò il contrasto con Bonifacio VIII. Iacopone si unì a Iacopo e Pietro Colonna per sottoscrivere il manifesto di Lunghezza in cui si negava la validità di elezione di Bonifacio. Iacopone fu scomunicato e imprigionato in un convento per essere liberato dal successore Benedetto XI, si ritirò nel convento di San Lorenzo e morì lì. Iacopone rifiuta il corpo e ogni esperienza riguardo il corruttibile e il terreno (ascetico), rifiuta l’ipocrisia di amore e amicizia (fondata sulla materia e non sull’animo). La sua poesia si fonda sulla negatività del mondo, dialetto umbro, impetuosa e violenta, riprendono la struttura del contrasto (voci diverse, dispute tra spiriti e persone, si riprendono elementi astratti es. virtù). L’esperienza ascetica è tormentata, l’amore di Dio si paga in umiliazione personale, augura malattia a sé stesso in molte laudi. Si oppone allo sfruttamento materiale e istituzionale nella laude “O papa Bonifazio”. L’amore per Dio è tormentato come l’amore stilnovista, è “alta nichilitade”, luce e tenebra, è ineffabile a parole ma con la necessità di essere espressa. Lo scandalo della reincarnazione di Cristo fa abbassare al terreno Dio. Con la commossa Donna de Paradiso, a più voci, dal movimento drammatico e dal linguaggio violento e umbro-arcaico esprime la scelta di povertà e l’umiliazione accompagnato da latinismi, neologismi lessicali (conoscenza biblica di Iacopone), sintassi paratattica spesso interrotta da fratture per creare forza d’urto delle parole.

La lirica volgare

  • Alfredo Stussi, Archivio storico di Ravenna, 1180-1210, canzone con elementi toscani e settentrionali, rozza.
  • La lirica duecentesca ci è pervenuta attraverso canzonieri organizzati a distanza dalla composizione (tranne il Vaticano latino 3793, il Palatino Banco Rari 217 della Biblioteca centrale di Firenze, il Laurenziano Rediano 9 della Biblioteca Mediceo-Laurenziana di Firenze).
  • I resti siciliani furono toscanizzati a causa dei compilatori di quell’area linguistica e della dominanza che il toscano cominciava ad assumere.
  • Dante, De volgari eloquenti riassume lo sviluppo del toscano in 3 fasi: 1) Creazione di una lingua letteraria illustre grazie ai poeti siciliani di Federico II distinta dal dialetto corrente. 2) Poesia cortese in Toscana con stile confuso, rozzo e plebeo con Guittone d’Arezzo. 3) Ripresa di forme illustri distinte dai volgari municipali iniziata da Guinizzelli.
  • Rispetto alla lingua d’oc la lirica italiana è destinata alla lettura e scrittura più che alla musica, in questo modo la metrica è più articolata e razionalizzata delle forme provenzali. Si riduce il numero dei tipi di struttura e viene creato il sonetto.
  • I funzionari del governo imperiale decidono di inserire nel volgare siciliano i modelli della lirica cortese provenzale, eliminando i riferimenti cronachisti della vita cortigiana e rendendo l’amore già astratto, nobile ed elevato (mette al centro la donna, nobile signora e padrona da servire, elimina il pathos dato dalla lontananza tra donna e poeti provenzali). La vista è centrale, ci si esprime attraverso oggetti fisici dalla valenza di entità astratte (minerali, creature e fenomeni naturali, manufatti umani). Amore come contrasto di gioia e dolore. Cantando il suo amore il poeta acquista la sua dignità e valore. Forma ricorrente è la canzonetta (lamenti, invocazioni).
  • Giacomo da Lentini, primo esponente della scuola siciliana è inventore del sonetto, attraverso i quali esprime il turbamento amoroso attraverso immagini. A lui si affiancano Pier delle Vigne, Guido delle Colonne, Stefano Protonotaro di Messina, Rinaldo D’Aquino e Giacomino Pugliese.
  • Cielo D’Alcamo scrive Contrasto, conservato nel Vaticano Latino 3793. Parodizza l’amore cortese con una fanciulla che prima sdegna un giullare e poi cede, è in siciliano con elementi campani, forse destinato ad essere recitato cantato. Dominio delle formule cortesi, asimmetrie nella disputa tra i due, mimica equivoca e allusiva, ripetizioni, elementi bassi, desiderio sessuale, menzogna, aggressività, oggetti del quotidiano, complicità con il testo.
  • Con il crollo dei Savoia dopo la morte di Federico II l’ambiente meridionale perse il primato sulla lingua, che si trapiantò in Toscana negli anni 50 e 60, dove la lotta tra Guelfi e Ghibellini portò contatti con la corte sveva. Il pubblico comunale è aristocratico e legato ai gruppi di funzionari amministrativi. Si dà spazio al dialetto toscano e provenzale senza lo spirito programmatico siciliano.
  • Guittone d’Arezzo. Il più importante esponente è che scrive poesia amorosa (contrasto, dignità della donna, alcuni più spregiudicati) e civile/morale (compianto per la sconfitta di Montaperti, componimento solenne, Lettere in prosa di edificazione morale, sperimentali). Lucca, Firenze, Pisa Pistoia sono i principali centri di produzione.
  • Il primo a trapiantare il volgare toscano nella poesia siciliana fu Bonagiunta Orbicciani. Seguaci di Guittone furono Monte Andrea e Chiaro Davanzati e la cosiddetta Compiuta Donzella.
  • Rustico Filippi si appropria del fiorentino in tutta la sua ricchezza sia con componimenti seri (amore e contrasto) che quelli comici (figure stereotipate bizzarre).

I trobadori

Francia del Sud, poi ospitati da Federico II.

  • Il tema fondamentale è quello dell'amore idealizzato, possibile solo a chi coltiva la nobiltà d'animo. Esso è chiamato amor cortese (o fin'amors). Un amore di questo tipo molto spesso rimane una passione insoddisfatta. Il poeta sa che la dama sarà per lui sempre irraggiungibile e che quell'amore gli porterà solo sofferenza, tuttavia egli continua a cantarlo aspirando a una condizione di totale felicità.
  • L’obbiettivo dell'amor cortese è la donna. Il poeta-amante le dedica il proprio servizio fatto di umiltà e obbedienza. Nella loro relazione si crea lo stesso rapporto che si instaura fra il cavaliere e il suo signore. Per la prima volta il centro di un'esperienza letteraria è un amore profano. I poeti sanno di vivere un'esperienza adulterina, per questo cercano di celare la loro passione, per fare ciò essi ricorrono a degli pseudonimi (senhal): alludono alla dama con un nome fittizio.
  • L’ideologia laica dell'amor cortese cela comportamenti tipici della sfera religiosa. La tensione erotica ricorda il misticismo cristiano visto che: l'amore verso di è finalizzato al solo desiderio di meritare la sua considerazione, la celebrazione poetica della donna ricorda le lodi della Vergine le forme: musica, metrica, stile la poesia provenzale era destinata alla pubblica recitazione, essa era accompagnata musicalmente.
  • Alcune volte erano gli stessi trovatori a esibirsi in pubblico ma la maggior parte delle volte erano i giullari a eseguire poesie scritte da altri. I trovatori inventarono schemi metrici nuovi, fra cui
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher heiwa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Distaso Grazia.
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