Le forme dell'identità, le scritture femminili, il canone
Si affronta la questione dell'identità nelle scritture femminili attraverso due aspetti: l'identità delle scrittrici come Elena Ferrante, Maria Rosa Cutrufelli, Goliarda Sapienza, Sibilla Aleramo e Anna Banti; l'identità dei personaggi dei libri, perché le scrittrici di cui ci si occupa cercano di dar voce a coloro che si trovano in posizione di inferiorità.
Margaret Brose e la soggettività femminile
Nel 2000 Margaret Brose partecipa ad alcuni convegni in Italia, le viene chiesto di parlare della soggettività femminile, ma non avendo materiali con lei apre il giornale italiano La Repubblica e trova tre notizie che l'hanno scossa:
- La più famosa torera lascia la corrida: "Mondo maschilista, troppi machos"
- Poliziotta lesbica sotto inchiesta: gravidanza illecita, fecondazione in vitro dallo sperma di un suo collega gay
- Donne, pipì in piedi col brevetto Genius Lady
Noi oggi, come Margaret Brose 20 anni fa, dobbiamo risolvere una questione: come affrontare il discorso sulla soggettività femminile all'interno della letteratura?
Il canone e l'oltrecanone
Se parliamo di canone, pensiamo subito a scrittori uomini come Dante, Petrarca, Manzoni; ma se parlassimo di oltrecanone, potremmo pensare a cosa sarebbe successo se, ad esempio, Shakespeare avesse avuto una sorella scrittrice, immaginando ogni tipo di ostacolo che le avrebbe impedito di diventare famosa. Il CANONE rappresenta valori universali di moralità e virtù che sono eterni, rappresenta il prodotto di un momento storico particolare e i più alti momenti estetici.
Susan Gubar e Sandra Gilbert
Nel 1979 Susan Gubar e Sandra Gilbert pubblicano "The Woman Writer and the Nineteenth Century Literary Imagination" il quale sostiene che tutti i personaggi femminili nei romanzi di stampo maschile possono essere categorizzati come angeli o come mostri, come esseri puri e sottomessi o, viceversa, sensuali e ribelli, ma soprattutto incontrollabili.
Neofemminismo
Il neofemminismo tratta di questioni legate alle identità femminili, al corpo e alla sessualità: il dibattito nasce negli USA nel 1994 con il libro di Harold Bloom, The Western Canon, il quale stabilisce le gerarchie di riferimento.
David Damrosch e la letteratura mondiale
Per Damrosch, nel saggio What is World Literature, occorre definire la letteratura mondiale attraverso tre questioni:
- Il nazionale deve riflettersi sul locale creando il glocal, un misto tra globale e locale, tra distante e familiare
- La scrittura deve guadagnare qualitativamente in traduzione
- La letteratura va oltre il proprio luogo e il proprio tempo e il lettore diventa responsabile di quella lettura
Periodizzazione
- Già in età moderna nel pensiero "proto-femminista" è presente la riflessione sul corpo – Mary Woolstonecraft A Vindication of the Rights of Woman (1792).
- A partire dalla prima metà del '900, la fenomenologia (Mearlau-Ponty), la psicoanalisi, gli studi etnografici di Marcel Mauss (1935) e l'antropologia (Margaret Mead, Ruth Benedict, Claude Levi-Strauss) offrono contributi cruciali per ripensare il corpo.
- A partire dagli anni '60-'70 del '900, il movimento politico delle donne, come movimento di liberazione femminile, in particolare con la pratica dell'auto-coscienza nei gruppi femministi.
- Gli anni '80 hanno segnato uno spartiacque in termini di condizioni di possibilità per pensare il corpo. La teoria femminista e il paradigma bio-politico di Foucault problematizzano qualsiasi nozione che il corpo possa essere pensato come un'entità concettuale singola e coerente.
Incontro con Cristina Gamberi
Cristina Gamberi, specializzata in studi di genere, ci parla del corpo e della maternità: secondo il senso comune, il corpo maschile costituisce il polo positivo in contrapposizione al polo negativo rappresentato dal corpo femminile. Infatti, le donne sono sempre state equiparate al loro corpo, come esseri umani senza piene facoltà raziocinanti e mentali. Per dare conto della specificità della tradizione occidentale, Elizabeth Grosz conia il termine somatofobia che indica quella specifica forma di paura/fobia nei confronti del corpo che è alla base della differenziazione tra corpo e mente, che istituisce il corpo come un pericolo per la ragione. Inoltre, gli attributi che vengono considerati femminili per natura sono l'essere fragile e sensibile. Cristina affronta il concetto di categoria analitica del genere attraverso il saggio di Joan W. Scott, una giovane statunitense che definisce il genere come un elemento costitutivo delle relazioni sociali fondate su una cosciente differenza tra i sessi; infatti, il genere è un fattore primario nella manifestazione dei rapporti di potere.
La riflessione sul corpo in relazione alla soggettività femminile e al tema del materno
Esistono tre principali aree di riflessione:
- Confronto critico con la grande tradizione filosofica degli albori fino alla maternità
- Rivendicazione dell'esigenza del riappropriarsi del corpo femminile come fonte di soggettività
- Rapporto con il materno, relazione madre-figlia come rapporto negato, centralità della genealogia femminile, rapporto tra maternità e nuove tecnologie
Cosa dobbiamo fare?
"Attraverso tutto questo, la cosa che dobbiamo fare, è scoprire la nostra identità sessuale, la singolarità dei nostri desideri, del nostro autoerotismo, del nostro narcisismo, della nostra eterosessualità, della nostra omosessualità. A questo proposito, è importante ricordare che le donne, essendo il primo corpo con cui hanno a che fare un corpo di donna, sono sempre in un rapporto arcaico e primario con ciò che si chiama omosessualità."
Adrienne Rich
Adrienne Rich (1929-2012) è stata poeta, scrittrice, attivista statunitense. Donna bianca di famiglia ebraica, madre di tre figli, nel corso della sua vita scopre di essere lesbica. Ha fatto parte del cosiddetto femminismo radicale (radical feminism) che nasce nel contesto statunitense fra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70 e ha dato avvio a una complessa analisi della posizione della donna all'interno di una società definita "patriarcale" in cui l'oppressione (categoria marxista) della donna da parte dell'uomo è considerata una caratteristica primordiale. "Ma per molte donne che ho conosciuto, la necessità di iniziare dal corpo femminile - il nostro corpo - era intesa non come l'applicazione di un principio marxista alle donne, ma come l'individuazione delle basi da cui parlare con autorità come donne. Non per trascendere questo corpo, ma per reclamarlo. Per ricollegare il nostro pensiero e la nostra parola con il corpo di questo specifico individuo umano che vive, una donna". Rich vede nel corpo un punto di riferimento e parla di quella che solo anni dopo nel 1989 sarà definita da Kimberle Cranshaw come intersezionalità, anche se nasce da prima e affonda le radici nella schiavitù della donna nera negli Stati Uniti.
Luce Irigaray
Nell'opera della psicoanalista belga Luce Irigaray (1930---), troviamo una critica radicale sia della filosofia che della psicoanalisi, poiché in queste opere l'uomo è presentato come la norma universale e la differenza sessuale non è riconosciuta. Tale critica insiste sul riconoscimento della differenza sessuale e della differenza che la corporeità femminile può fare nella forma che può prendere il pensiero. "La sessualità femminile è sempre stata pensata in base a parametri maschili. Così l'opposizione tra attività clitoridea 'virile' e passività vaginale 'femminile' di cui parla Freud—e tanti altri...—come tappe o alternative del divenire una donna sessualmente 'normale', sembra un po' troppo richiesta dalla pratica della sessualità maschile. La clitoride infatti ne viene concepita come un piccolo pene piacevole da masturbare finché non esiste l'angoscia di castrazione (per il maschietto), e la vagina assume valore dall’offrire 'alloggio' al sesso maschile". La donna non ha niente da invidiare né al pene né al fallo. Ma la mancata istituzione dell'identità sessuale di ciascun sesso comporta il fatto che l'uomo ha trasformato il proprio sesso in strumento di potere per dominare la potenza materna.
Rosi Braidotti
La riflessione di Rosi Braidotti si è da tempo interrogata sul rapporto del corpo, la soggettività femminile e il ruolo giocato dalle bio-tecnologie nel capitalismo avanzato. A partire dal testo Mother, Monsters, and Machines pubblicato nella versione anglosassone di Nomadic Subject (1994) e in italiano Madri, mostri e macchine (1996).
Donna Haraway
Perché il corpo materno è considerato come un corpo mostruoso? Perché cambia forma. Il corpo che costituisce la norma è il corpo che rimane identico, come quello maschile; il corpo femminile è mostruoso perché è un corpo che ne contiene un altro e quindi eccede la norma.
Il femminismo
- Il rifiuto della madre: La relazione padre-figlio è stata trasformata da Freud: la teoria freudiana del complesso di Edipo è rimasta struttura fondante nella tradizione psicoanalitica. L’inconscio è rappresentato dalle esperienze ed emozioni che sono state represse fin dall’infanzia e che la psicoanalisi fa riaffiorare. La figura della madre in questa struttura è emotivamente significativa per lo sviluppo dell’identità del bambino e della bambina, ma non ha rilevanza nell’effettiva formazione del soggetto. Con Freud, le pulsioni sessuali sono divise in tre fasi: orale, anale e fallica. Il legame emotivo con la madre entra in gioco già nella prima fase, quella orale, ma è durante la fase fallica che il bambino o la bambina si innamorano della madre. Il bambino immagina la madre con il pene. Per entrambi, tuttavia, lo sviluppo psicologico e sessuale ha luogo attraverso l’invidia del pene e la paura della castrazione, percezioni che sono associate non solo alla biologia ma anche all’influenza della società patriarcale e perciò al valore che la persona con il pene riveste in essa. Con Lacan, la posizione femminile diviene funzione del soggetto maschile e il corpo maschile viene privilegiato. Le filosofe femministe post-lacaniane, hanno rivalutato il rapporto madre-figlia come fondamentali per la soggettività femminile: nella teoria di Lacan, è palese la netta diseguaglianza tra i soggetti sessuati. La funzione privilegiata del fallo in quanto elemento di unione del logos e del desiderio, rende problematica l’affermazione lacaniana di una funzione puramente teorica del fallo, la sua totale estraneità da ogni riferimento all’anatomia maschile;
- La figura della madre e il materno: Melanie Klein ha spostato l’attenzione dalla fase edipica alla fase pre-edipica e si è concentrata sulle fantasie sviluppate dal bambino nei primi anni di vita. La madre è al centro del mondo esterno percepito istintivamente dal bambino; in questo scenario il seno della madre diventa un elemento chiave della vita psichica del bambino. Tuttavia, il suo campo di analisi si sposta completamente al di fuori del complesso edipico freudiano: la madre kleniana, infatti, non è mai presente come soggetto. Infatti è, come Doane e Hodges commentano, completamente nella fantasia del bambino e non dotata di soggettività. L’interpretazione di Klein è, tuttavia, importante per salvare la figura della madre dalla perdita di valore che subisce nelle teorie freudiane;
- Irigaray, la soggettività e il legame madre-figlia come legame corporeo: Irigaray rivaluta il corpo della donna e la possibilità di creare una posizione valida per il soggetto femminile, una posizione che non sia di rifiuto e negazione in funzione del soggetto maschile. Spostando l’attenzione verso la donna e verso la madre, e non solo verso la madre, Irigaray fornisce un’analisi rilevante per la teorizzazione della soggettività femminile ed è fermamente ancorata a un legame corporeo. I punti centrali della sua analisi sono lo studio del linguaggio come sistema che non dà spazio ad un soggetto femminile, la critica del Simbolico maschile, l’affermazione della politica della differenza e la prospettiva di una ristrutturazione dell’immaginario femminile. Irigaray sostiene che nella psicoanalisi il desiderio viene privato di specificità sessuale, perché prende in considerazione solo un immaginario che può essere espresso attraverso un unico linguaggio, lasciando le donne in esilio da ogni possibile proprio spazio, vagando in un immaginario che non è il loro. Il complesso di Edipo, infatti, non considera il modo in cui i diversi corpi (del bambino e della bambina) si relazionano allo stesso oggetto di desiderio, il corpo della madre. E quindi, madre e figlia non riescono ad articolare la loro relazione, relegate come sono in un immaginario maschile che non appartiene loro. La critica di Irigaray al patriarcato sostiene che il simbolico maschile, limitando il ruolo della donna alla sua funzione materna, non lascia adeguato spazio alle donne e le oggettifica, deprivandole di ogni possibilità di divenire soggetto. Il suo obiettivo principale è liberare la posizione della madre dal ruolo riproduttivo nel quale la cultura patriarcale la confina;
- Rapporto madre-figlia: È il mezzo che stimola una relazione corpo a corpo tra donne e quindi una rivalutazione della corporeità e della donna. Secondo Irigaray, il fatto che il rapporto madre-figlia non sia simbolizzato porta le donne a non avere un’identità in quanto donne, ma piuttosto a identificare il femminile con il materno e di conseguenza a competere per ottenere il posto della madre, unica posizione disponibile. La relazione madre-figlia prospettata da Irigaray non concerne la maternità ma la soggettività: per Irigaray, le donne, e le madri e le figlie in quanto donne, devono costruire un linguaggio corporeo nuovo che rifletta l’espressione dei sentimenti comuni di cui hanno avuto esperienza;
- La situazione italiana: Le donne della classe operaia, al contrario, non erano in grado di riconciliare con dignità le estenuanti, lunghe e mai pagate ore lavorative con l’impossibile ruolo di madri. Da questo ruolo così impegnativo e isolato in una società patriarcale che non considerava la madre come donna, nel corso del 20esimo secolo la figura della madre si è trasformata in un’immagine filosofica determinante per la creazione di un diverso simbolico. Nel 1800 i ruoli di madre e figlia erano prettamente funzionali al benessere della famiglia e, in particolare, del figlio. Il ruolo protettivo materno e le iniziative educative erano la strada all’emancipazione riservata alle classi più agiate, ma allo stesso tempo la scena politica si arricchiva di donne che lavoravano come attiviste teoriche e disseminatrici di nuove filosofie. Anna Kuliscioff e Anna Maria Mozzoni lavorarono incessantemente per l’emancipazionismo e per il diritto di voto. Mussolini creò l’Opera nazionale per la protezione della maternità e dell’infanzia (ONMI): l’idea di donna-madre stava sostituendo gli elementi di emancipazionismo emersi negli anni precedenti; alcune attiviste fasciste vicino al governo vedevano nel regime la possibilità di progresso e adottarono un atteggiamento trasgressivo e violento tipico del fascismo. All’inizio della Seconda Guerra Mondiale, le donne, considerate fino ad allora inadeguate ai lavori, presero il posto degli uomini partiti per il fronte e i ruoli di uomini e donne cambiarono in parte durante la guerra e le donne ottennero l’indipendenza che in precedenza era stata loro negata;
- Diotima - Muraro e Cavarero: Il gruppo filosofico Diotima, formato a Verona nel 1983, vede tra le sue fondatrici Luisa Muraro, Chiara Zamboni e Adriana Cavarero. Gli interessi teorici del gruppo sono la valorizzazione della differenza sessuale e il primato dato alla relazione tra donne, definita come “omosessualità simbolica”, in cui l’interlocutore per una donna è sempre un’altra donna. Adriana Cavarero prende in considerazione la funzione del soggetto neutro nel discorso, per condannare la subordinazione di un sesso all’altro. “L’essere maschile può facilmente identificarsi con la parola uomo in quanto generalizzazione dell’umanità, ma lo stesso processo diventa inaccessibile per una donna. Quindi l’uomo può riconoscersi nel soggetto neutro ma tale processo lascia le donne prive della soggettività, perché un soggetto non può definirsi in relazione ad un altro che si presenta non già come l’altro, ma come il tutto”. Il gruppo Diotima rivaluta la figura della madre: per definire il soggetto donna non sottomesso al soggetto neutro maschile, viene dato valore alla madre in quanto donna in posizione privilegiata. Muraro afferma che la madre è la persona da cui impariamo a parlare e per questo motivo l’autorità della lingua è inseparabile da quella della madre, ed elabora una struttura, l’affidamento, che permette alle donne di riconquistare l’ordine simbolico della madre. Una volta che una donna ha riconosciuto l’importanza del simbolico femminile deve scegliere una donna di cui ha fiducia: quella donna può essere la sua propria madre, ma anche un’altra donna, e questa donna scelta sarà la madre simbolica, facendo cominciare il processo di affidamento. In questa relazione la figlia è l’agente, perché è la figlia che, scegliendo l’altra donna, le conferisce l’autorità che altrimenti non avrebbe.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti di Letteratura italiana
-
Appunti di Letteratura italiana
-
Appunti Letteratura Italiana
-
Appunti Letteratura italiana - Montale