Istituzioni di linguistica
Per studio scientifico s’intende una modalità del conoscere che prevede la descrizione dell’oggetto di studio con un linguaggio chiaro, univoco e controllabile da tutti; la formulazione di ipotesi dimostrabili che rendano ragione di una molteplicità di fatti particolari, es. leggi fisiche.
Linguistica = studio scientifico del linguaggio umano e delle sue strutture. È una disciplina scientifica in quanto si basa su approcci empirici (= si basa su osservazioni) e oggettivi.
La linguistica è una disciplina descrittiva e non normativa, ossia non si occupa di insegnare le regole dello scrivere e del parlare correttamente, ad esempio che in italiano non si deve dire “a me mi”, ma è un vero e proprio studio scientifico, il tipo di metodologia e analisi dei problemi che caratterizza qualunque scienza.
Si occupa di investigare il linguaggio umano nei suoi aspetti.
Le principali sotto-discipline della linguistica
- La fonetica e la fonologia, che riguardano il sistema di suoni delle lingue.
- La morfologia, che studia la struttura interna delle parole.
- La sintassi, la quale si occupa della struttura delle frasi.
- La semantica, che interessa il significato.
- La pragmatica, che studia le proprietà degli atti comunicativi.
- La lessicologia.
La formulazione delle ipotesi
1. La formulazione di ipotesi generali che rendano ragione di una molteplicità di fatti particolari, qualunque scienza si trova di fronte una grande quantità di fenomeni diversi, pertanto formula ipotesi che intendano ricondurre a leggi generali questa molteplicità di fenomeni particolari.
2. La formulazione di tali ipotesi in modo chiaro e controllabile, definisce la caratteristica propria che il discorso scientifico deve avere: essere formulato in termini definiti in modo esplicito e fondersi su esperimenti ripetibili, solo il rispetto di questi criteri permette il “controllo pubblico”.
Tutto ciò si applica alla linguistica: anche questa disciplina si trova di fronte a una molteplicità infinita di fatti, possiamo pensare al numero in pratica infinito di frasi e discorsi pronunciati ogni giorno. Ricondurre questa molteplicità di fatti ad alcune leggi generali che governano l’organizzazione e la struttura del linguaggio, è quindi il compito della linguistica come studio scientifico del linguaggio.
Come accade per ogni altra scienza, la formulazione di queste ipotesi deve essere fatta ricorrendo a una terminologia tecnica definita in modo preciso.
È invece compito della grammatica narrativa indicare le forma buona, meno buona o decisamente da evitare nel parlato, indica pertanto quali convenzioni dobbiamo seguire se vogliamo adottare un certo tipo di comportamento accettato in un determinato gruppo sociale.
La linguistica ha fine conoscitivo, cioè vuole spiegare in base a leggi ciò che si dice: il comportamento linguistico degli esseri umani e investigare i meccanismi che stanno alla base di tale comportamento.
Lingua e linguaggio
Bisogna però tenere ben presente la distinzione tra due elementi fondamentali, la lingua e il linguaggio: il linguaggio è una facoltà cognitiva, comune a tutti gli esseri umani, di sviluppare un sistema di comunicazione dotato di caratteristiche proprie; una lingua è un sistema di comunicazione umano su base verbale in quanto possessori del linguaggio. Lo sviluppo del medesimo dipende da sollecitazioni esterne (educazione).
Caratteristiche del linguaggio umano
- Discretezza: si riferisce all’assoluta differenza fra gli elementi, essi si distinguono perfettamente gli uni dagli altri (le lettere dell’alfabeto, es. p – b, sono elementi definiti), le unità della lingua non sono continue ma separate e ben distinte tra loro. (pollo e bollo sono parole con significati nettamente differenti che variano proprio per la presenza di un fonema, b, al posto di un altro, p);
- Doppia articolazione: formare un numero elevato di segni mediante un numero limitato di elementi (fonemi). La prima articolazione consente la scomposizione del significante di un segno linguistico in unità minime, chiamate morfemi, ancora portatrici di significato e che vengono riutilizzate per formare nuove parole. La parola cane si scompone in due parti, can ed e, che recano rispettivamente un significato lessicale e uno grammaticale e che possono comparire in altre composizioni per dar vita a parole nuove. La seconda articolazione è, invece, caratterizzata da unità minime scomponibili non dotate di un proprio significato, i fonemi. Dunque, la frase la mamma cucina è costituita da sei morfemi, l-a mamm-a cucin-a, unità minime di prima articolazione, e da tredici fonemi, l-a m-a-m-m-a c-u-c-i-n-a, unità minime di seconda articolazione.
- Ricorsività: capacità di creare messaggi infiniti; permette di costruire frasi sempre nuove inserendo, in una frase data, un’altra frase, poi in quest’ultima un’altra frase ancora: frase principale + frasi dipendenti. Es. 1. Gianni ha vinto la gara; frase semplice. 2. Maria dice che Gianni ha vinto la gara; frase complessa. 3. I ragazzi pensano che Maria dica che Gianni ha vinto la gara. Frase complessa.
- Dipendenza della struttura: le frasi sono sequenze di parole.
Competenza di parlanti nativi = capacità di determinare le regole di costruzione delle parole anche se le regole grammaticali non sono state rispettate. Es. fosto o gnoba.
Il linguaggio e le lingue
Il linguaggio è la capacità comune a tutti gli esseri umani di sviluppare un sistema di comunicazione dotato di quelle caratteristiche proprie e che lo distinguono da altri sistemi.
La lingua è la forma specifica che questo sistema di comunicazione assume nelle varie comunità. Una caratteristica che distingue le varie lingue è l’ordine delle parole (ordine degli elementi principali della frase). In italiano è: soggetto – verbo – oggetto mentre ad esempio in giapponese è soggetto – oggetto – verbo.
Una lingua è naturale perché parliamo senza sforzi particolari, non dobbiamo riflettere su ciò che stiamo facendo: ci viene spontaneo.
Una lingua è sia scritta che parlata. La linguistica privilegia la lingua come espressione orale su quella scritta e ciò per diversi motivi:
- Esistono lingue che sono solo parlate e non scritte. (somalo) L’aspetto orale è primario e quello scritto è secondario. Non ci sono lingue naturali che sono state soltanto scritte ma mai parlate.
- Il bambino quando impara una lingua, impara prima a parlare che a scriverla.
- Le lingue cambiano nel corso del tempo, ciò che cambia è la lingua parlata e solo in ritardo la scrittura registra questi cambiamenti.
Differenza tra astratto e concreto
Differenza tra astratto e concreto: es. “mano” ogni volta che pronuncio la parola, essa ha caratteristiche singole/proprie anche se penso di ripeterla in modo uguale per 10 volte.
Teorie linguistiche
De Saussure e lo strutturalismo
1. De Saussure → strutturalismo (di cui è l’esponente principale) = la lingua come struttura. Fu tra i principali della linguistica del ‘900 gettando le basi della linguistica.
Cours de linguistique générale [Opera postuma]. Distinzione tra parole, esecuzione linguistica realizzata da un individuo (atto individuale), A produce dei suoni concreti, produce un “atto di parole”, che è individuale, e langue, lingua che è della collettività, è sociale ed astratta (sistema di riferimento). L’individuo può realizzare atti di parole diversi ma non può da solo modificare la langue. La lingua esiste nella collettività ed è necessaria in modo tale che gli atti di parole siano intellegibili, ma anche gli atti di parole sono necessari perché la lingua si stabilisca e funzioni.
Significante e significato
Significante e significato: una parola è un segno, il segno è composto da significante e significato, legame inscindibile (uno necessita dell’altro). Es. cane → significato: parte concettuale = animale domestico a quattro zampe; significante: parte concreta/fisica = sequenza di suoni (‘ka.ne).
Proprietà del segno linguistico
Proprietà del segno linguistico: es. “libro”, questa unità è formata da un significante che è la forma sonora che noi realizziamo dicendo [libro] e di un significato, che è la rappresentazione mentale che abbiamo di un libro. Si noti che il significato non è l’oggetto, la cosa, ma il concetto di libro.
- Distintivo = stella/stalla.
- Lineare = si estende nel tempo (orale) e nello spazio (scritto); ciò implica una successione, un prima e un dopo.
- Arbitrario = l’associazione tra significato e significante deriva da una specie di accordo sociale convenzionale.
La disciplina che studia i segni in generale è la semiologia o semiotica.
Sincronia e diacronia
Sincronia = descrive i rapporti tra elementi linguistici coesistenti, in un preciso momento (non necessariamente nel presente – momento in cui si parla). Rapporto tra elementi simultanei.
Quando si osserva e si analizza una lingua o una sua caratteristica in un preciso momento storico (sia esso presente o passato), senza interessarsi del suo aspetto diacronico, si conduce un’analisi sincronica.
Diacronia = studio del cambiamento, studiare un fenomeno attraverso il fattore tempo.
Una lingua o, più in particolare, un fenomeno linguistico possono essere studiati nella loro evoluzione storica, ossia nel loro mutare nel tempo: tale approccio, nonché metodo di analisi linguistica, è chiamato diacronico.
Es. analizzando il latino e l’italiano si può notare come nel tempo si siano evolute.
Ogni livello di una lingua (dalla fonologia alla semantica e alla pragmatica) può essere studiato sia sincronicamente che diacronicamente: ad esempio, è possibile studiare il sistema nominale del latino (ossia le declinazioni: quali sono e come sono strutturate) per come ci è stato conservato nei testi letterari di un determinato periodo (studio sincronico); oppure possiamo ricostruire i mutamenti che hanno portato al sistema nominale latino come lo osserviamo, seguendo la sua storia dal protoindoeuropeo fino al latino (studio diacronico).
Rapporti sintagmatici e paradigmatici
Rapporti sintagmatici e paradigmatici: in un atto linguistico, i suoni vengono disposti in una sequenza lineare: uno dopo l’altro. In questo modo i suoni perdono la loro individualità e diventano una catena parlata.
In questa operazione succede che i suoni si influenzano l’un l’altro; per esempio la “n” di ancora è foneticamente diversa dalla “n” di anfora. Ciò perché nel primo caso è seguita da una velare [k] e nel secondo da un labiodentale [f]. Cioè [f] e [k] esercitano un’influenza sul suono nasale precedente.
Questi rapporti vengono definiti sintagmatici e si hanno tra elementi che sono co-presenti.
Sintagmatici: es. SBaglio, la S davanti a consonante si assimila alla B, si sonorizza = relazione tra elementi compresenti.
Si consideri una parola come “stolto”: tra la [s] e la vocale [o] compare un suono, [t]. Il contesto, la posizione di [t] è dunque tra s ed o MA al posto di questo suono possono comparire altri suoni nello stesso contesto:
- Stolto → sto.
- Sdoganare → sdo.
- Scorta → sco.
Paradigmatici: relazione tra elementi in alternanza.
Es. coniugazione del verbo “amare”: am – o; am – i. Rapporto di esclusione: una cosa è stata realizzata e le altre sono state escluse.
Rapporti sintagmatici e paradigmatici non riguardano solo i suoni: es. questo mio amico o questo o amico, vi sono rapporti sintagmatici tra la di e la di.
Es. coniugazione imperfetto indicativo del verbo amare:
- Amavo.
- Amavi.
- Amava.
- Ecc.. (amav-).
Queste forme hanno una parte comune e delle desinenze (o, i, a…), queste ultime intrattengono tra loro rapporti paradigmatici: se ne realizziamo una escludiamo tutte le altre.
Ferdinand de Saussure propone una similitudine: in un edificio una colonna ha rapporti di vicinanza (sintagmatici) con l’architrave che essa sorregge; d’altra parte la colonna – se è di tipo dorico – ha rapporti paradigmatici con altri tipi possibili di colonna (ionico, corinzio…).
Astratto e concreto secondo Jackobson
2. Astratto e concreto secondo Jackobson (esponente del formalismo russo).
Astratto = codice – insieme di potenzialità.
Concreto = messaggio – realizzazione di alcune di tali potenzialità.
Un messaggio viene costruito sulla base delle unità fornite dal codice.
Chomsky e la competenza del parlante
Da 1950 inizia la sua rivoluzione delle scienze sociali, al tempo dominate dal comportamentismo, Chomsky lo critica sostenendo che il linguaggio non può essere imparato per imitazione ma è un istinto (qualcosa di biologico), come noi impariamo naturalmente a camminare, impariamo a parlare (dote innata degli esseri umani).
Introduce il concetto di “Competenza del parlante” che riguarda il singolo individuo, ciò che egli sa in una lingua e può riversare nel mondo.
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