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Cap 1. Cognizione sociale

Conoscenza della realtà sociale

Fin dalla nascita gli esseri umani hanno il bisogno di conoscere se stessi, gli altri e l’ambiente circostante. Bisogna indagare mediante quali processi conosciamo e diamo significato alla realtà sociale che ci circonda.

Social cognition

Negli anni '50, l’approccio che si occupa di questo problema è l’approccio socio-cognitivo, detto social cognition. Si occupa dei fattori e processi socio-cognitivi che consentono agli individui di conoscere attivamente la realtà che li circonda, affinché queste conoscenze aiutino a orientare i comportamenti in modo adattivo nella vita quotidiana.

  • Approccio della social cognition si pone in contrapposizione con l’approccio comportamentista (dominante fino a quel momento). Approccio comportamentista presupponeva che tutto ciò che avviene all’interno di un individuo non fosse osservabile; tutto lo studio psico-sociale poteva essere fatto solo dall’osservazione del comportamento, considerato come l’esito coerente a uno stimolo del contesto. A un determinato stimolo corrisponde un determinato comportamento (Pavlov).
  • L’approccio della social cognition supera questa teorizzazione, focalizzandosi su ciò che avviene nell’individuo. La mente dell’individuo non viene più intesa come una scatola nera, ma la social cognition intende la mente umana come un computer, ovvero un elaboratore attivo di informazioni, che riceve degli input (stimoli), li elabora e li traduce in risposte (output).
  • Non necessariamente i processi mentali portano a interpretazioni corrette, ma sono utili perché permettono agli individui di muoversi e conoscere rapidamente la molteplicità di stimoli che la vita quotidiana comporta.

Il principale presupposto della social cognition è l’approccio olistico: la percezione umana considera sia i singoli dati di realtà ma è anche in grado di individuare le relazioni tra gli elementi e dare una visione d'insieme.

Psicologia della Gestalt: "il tutto è diverso dalla somma delle sue parti". Su cui si basa l’approccio olistico. La composizione dei dati di realtà va oltre la somma delle parti.

Teoria del campo

Lewin, 1951: Padre della psicologia sociale moderna, formula la nozione di campo psicologico partendo dai presupposti del campo percettivo, della psicologia della Gestalt.

  • Campo percettivo: oggetti e situazioni non possono essere percepiti a prescindere dal contesto nel quale sono inclusi e da fattori legati all’individuo (esperienza pregressa, cultura).
  • Campo psicologico: insieme delle dinamiche che intervengono tra individuo e ambiente in un dato momento, dando origine a dei comportamenti. Formula matematica: i comportamenti sono una funzione dell’individuo e dell’ambiente, C = f (A,I).

Si sviluppano un susseguirsi di modelli interpretativi degli individui come elaboratori attivi di informazioni. L’individuo attivamente percepisce gli stimoli interni, li elabora e acquisisce un comportamento adattivo rispetto allo stimolo iniziale.

Ci sono 3 componenti fondamentali affinché ciò avvenga: cognizione, comportamento e motivazioni (non necessariamente a uno stimolo esterno corrisponde un determinato comportamento, l’individuo in base alle motivazioni può decidere come comportarsi in risposta allo stimolo). L’individuo viene quindi successivamente inteso come un organismo pensante che usa la propria abilità cognitiva per la trasformazione dell’ambiente in cui vive.

Motivazioni del comportamento sociale

Una studiosa propone 5 motivazioni principali che fungono come attivatori del comportamento, motivazioni che agiscono come spinte ad agire:

  • Appartenenza ai gruppi: bisogno di sentirsi parte di un gruppo.
  • Comprensione di sé e degli altri.
  • Controllo sulle situazioni in cui ci troviamo ad agire.
  • Valorizzazione di sé per migliorarsi o per aumentare l’autostima.
  • Fiducia nelle persone che ci circondano.

Processi automatici

Secondo la social cognition, il pensiero segue un processo logico, è controllabile e consapevole. Un processo cognitivo è invece automatico, per esserlo deve essere:

  • Non intenzionale
  • Inconsapevole
  • Non controllabile
  • Efficiente

Gli stimoli che ci arrivano dal mondo esterno sono gestiti da processi sia automatici che consapevoli.

Organizzazione della conoscenza

Due fonti di informazioni:

  1. Realtà oggettiva.
  2. Modo in cui gli individui percepiscono ed elaborano tale realtà.

Tendenza degli individui a sovrastimare ciò che deriva dalla realtà esterna e sottostimare l’elaborazione soggettiva dello stimolo, pensando che il loro modo di interpretare le cose sia la realtà oggettiva.

Processi di conoscenza

  • Processi di conoscenza top-down: si basano sull’esistenza di concetti, conoscenze e teorie presenti in memoria, che permettono di trattare stimoli nuovi facendo riferimento a informazioni già possedute. Ci permette di elaborare informazioni rapidamente, anche se può portarci a dare giudizi sbagliati.
  • Processi bottom-up: basati su dati della situazione in atto, raccolti tramite la percezione. Sono più accurati ma dispendiosi sul piano temporale, in quanto si concentrano su ogni singolo elemento di informazione.

Elaborazione delle informazioni: schemi

L’elaborazione delle informazioni avviene mediante degli schemi, strutture cognitive che rappresentano oggetti di conoscenza (situazioni, persone, eventi o luoghi) sulla base di informazioni limitate. Possono portarci a dare giudizi sbagliati ma sono necessari. Favoriscono e influenzano come interpretiamo nuove informazioni, il ricordo di informazioni già acquisite e le interferenze relative a dati mancanti.

Quattro tipi di schemi:

  • Schemi di persona: schemi che contengono le informazioni utilizzate per descrivere le persone in base a tratti di personalità (simpatico o aggressivo) o altre caratteristiche che lo descrivono (studente di psicologia).
  • Schemi di ruolo: contengono le informazioni relative alle posizioni sociali occupate dalle persone e le rispettive aspettative che si hanno nei loro confronti. Ruoli acquisiti: ottenuti tramite impegno. Ruoli ascritti: acquisiti per nascita o per via automatica.
  • Schemi di evento (script): contengono le informazioni relative alle azioni che si devono compiere in determinate situazioni, sequenze di azioni appropriate in un certo contesto, comprese le aspettative sul modo in cui si comporteranno gli altri.
  • Schemi di sé: contengono le informazioni relative a se stessi. Informazioni che spesso diventano termini di paragoni attraverso cui si vanno a elaborare informazioni sul giudizio di altri. La descrizione di sé è organizzata intorno ad alcuni tratti centrali, queste informazioni sono elaborate più velocemente.

Euristiche

Strategie cognitive che semplificano e accorciano il tempo dei percorsi cognitivi che conducono alla soluzione dei problemi; elaborazioni rapide che utilizzano poche energie:

  • Euristica della rappresentatività: basata sulla rilevanza degli attributi di un certo esemplare quale criterio per poterlo definire membro di una determinata categoria. Il criterio usato per decidere è quello della rilevanza o somiglianza.
  • Euristica della disponibilità: basata sulla rapidità e facilità con cui vengono in mente esempi che fanno riferimento alla categoria di giudizio in questione. Il giudizio è influenzato da tendenze sistematiche, immaginabilità di un evento, riferimento al sé.
  • Euristica della simulazione: si basa sulla costruzione di scenari ipotetici relativi a come potrebbero evolversi o avrebbero potuto evolversi certi eventi. Definita anche come pensiero controfattuale.
  • Euristica dell’ancoraggio e accomodamento: utilizzata per gestire le situazioni di incertezza; per emettere un giudizio le persone tendono ad ancorarsi a una conoscenza nota e accomodarlo sulla base delle informazioni pertinenti.

Attribuzione causale

Bisogno principale è essere in grado di dare una spiegazione ai fenomeni che ci circondano. La social cognition studia il processo dell’attribuzione causale. Termine coniato da Heider, 1958: è il processo che gli individui mettono in atto per spiegare le cause del comportamento, proprio e altrui.

Due vie mediante cui è possibile attivare tale processo:

  • Attribuzione per via automatica
  • Attribuzione sulla base di processi accurati

Origini della causalità (locus)

Principali origini delle spiegazioni di un evento, chiamate locus:

  • Cause interne (disposizionali): consistono nello spiegare un determinato evento attribuendo la causa a fattori individuali, interni alla persona (personalità, abilità).
  • Cause esterne (situazionali): quando la spiegazione di un evento viene assegnato a fattori ambientali (contesto o situazione).

Per arrivare a dare una spiegazione a un fenomeno, attingiamo dalle informazioni che abbiamo disponibili relativamente a fattori interni ed esterni.

Teorie dell’inferenza corrispondente

Dalla teorizzazione del 1958 seguono altre teorizzazioni di sviluppi che avevano come obiettivo stabilire quale fosse il peso delle dimensioni interne ed esterne.

Primo modello: Modello di Jones e Davis (1965) teoria dell’inferenza corrispondente: gli individui attribuiscono la causa del comportamento a qualità stabili, a disposizione dell’individuo. C’è una sorta di corrispondenza tra il comportamento a cui si vuole dare una spiegazione e le cause interne.

Vengono ipotizzati alcuni elementi su cui l’attribuzione di causa viene basata:

  • Analisi degli effetti non comuni: più un comportamento è atipico, tanto più si è portati a spiegare quel comportamento sulla base di caratteristiche individuali della persona che compie tale comportamento.
  • Desiderabilità sociale: quanto più ci si trova a dare spiegazioni rispetto a un comportamento che va contro la desiderabilità sociale, tanto più si va a interpretare in termini di fattori interni all’individuo. Ci si comporta come gli altri per essere accettati.
  • Libera scelta: più un comportamento per noi difficile da interpretare è stato condotto liberamente da qualcuno senza costrizioni, più si è portati ad attribuire la causa del comportamento a fattori interni all’individuo.
  • Aspettative comportamentali legate ai ruoli: più un comportamento è condotto da persone che rivestono un ruolo perfettamente ritagliato intorno a quel comportamento, più si attribuisce la causa a caratteristiche interne dell’individuo.

Teoria della covariazione

Modello di Kelley (1967): gli individui attribuiscono la causa del comportamento al fattore che più covaria con il comportamento.

L’inferenza si basa su:

  • Distintività (oggetto): l’effetto è generale o riguarda la singola entità? Es. ho difficoltà a comprendere la psicologia sociale o tutti gli altri insegnamenti? Riguarda solo la materia o è generale.
  • Coerenza temporale (soggetto): l’effetto è una cosa che continua nel tempo o è qualcosa di sporadico? Si manifesta tutte le volte allo stesso modo quando l’entità è presente? Es. non sto capendo nulla della lezione di oggi o non capisco dalla prima lezione.
  • Consenso (altri): L’effetto viene percepito anche da tutte le altre persone? Consiste nel capire com’è il sentire degli altri. Es. chiedo agli altri se stanno capendo qualcosa dell’insegnamento.

A seconda di come questi tre fattori cambiano ed entrano in relazione l’uno con l’altro, possiamo dare spiegazioni differenti a quella situazione.

Tendenze sistematiche

Self-serving bias

È stata formulata una tendenza che tutti noi abbiamo, che ci porta ad attribuire i propri successi a cause interne e gli insuccessi a cause esterne. Due spiegazioni possibili:

  • Spiegazione di tipo cognitivo: legata al modo in cui noi percepiamo la realtà. Siccome le persone hanno avuto più esperienze di successo che di insuccesso, utilizzano questa conoscenza personale per spiegare fenomeni rispetto ai propri risultati. Le esperienze di successo sono più salienti e vengono attivate in modo più automatico nella propria mente.
  • Tipo motivazionale: basata sul fatto che le persone sono motivate a valorizzarsi sempre di più e considerarsi positivamente indipendentemente dalle esperienze di successo o insuccesso.

Errore di attribuzione

Tendenza a sovrastimare il peso di fattori disposizionali e sottostimare il peso di fattori situazionali nelle spiegazioni causali (il locus interno rispetto a quello esterno).

Interpretazioni:

  • Gilbert (1989): il processo attribuzionale avviene in due fasi: prima, l’individuo compie un’attribuzione disposizionale in maniera quasi automatica; poi, se l’evidenza contrasta troppo con l’attribuzione, l’individuo aggiusta il giudizio in base alle influenze situazionali.
  • Heider (1958): le cause vengono attribuite a fattori salienti dal punto di vista percettivo: l’attore è percepito come figura saliente mentre la situazione rimane sullo sfondo.

Effetto attore-osservatore

Effetto attore-osservatore: tendenza ad attribuire le cause del proprio comportamento a fattori situazionali e le cause del comportamento altrui a fattori disposizionali.

Interpretazioni:

  • L’attore dispone di conoscenze accurate sul modo in cui si è comportato in passato: questo scoraggia attribuzioni disposizionali verso se stesso.
  • Distorsione percettiva: la situazione è il fattore più saliente per l’attore, mentre per l’osservatore il fattore più saliente e quindi più informativo è la persona.

Cap 2. Il giudizio sociale

Formazione delle impressioni

Per muoverci nel mondo sociale abbiamo la necessità di formulare un orientamento non solo descrittivo, ma anche valutativo di cose ed eventi. Il comportamento delle persone in interazione è orientato dal modo in cui gli attori sociali si percepiscono reciprocamente. Il problema di individuare il processo attraverso il quale formiamo un’impressione sugli altri è stato analizzato da diversi autori:

Modello configurazionale: Asch (1946), prevede che le persone si formino un’impressione globale degli altri entro la quale facciano poi rientrare le ulteriori informazioni che li descrivono. Concepiamo gli altri come unità psicologiche e le diverse informazioni che possediamo vengono ricondotte a un nucleo interpretativo unificante. Formiamo le impressioni sugli altri secondo un processo di elaborazione top-down, prima ci facciamo un’idea complessiva della persona basandoci su certe categorie sociali, poi andiamo a integrare questo quadro generale con dettagli.

Esperimento: invita i partecipanti, divisi in due gruppi, a leggere una lista di aggettivi relativi a un individuo. Viene chiesto di valutare questo individuo. Quando gli viene chiesto di fornire un’impressione, i partecipanti che nella lista avevano il termine freddo, danno un giudizio più negativo rispetto agli altri. Osserva che la semplice variazione del tratto in posizione centrale provoca impressioni diverse; più negative nel primo caso e più positive nel secondo. Intelligente, abile, lavoratore, freddo, risoluto, pratico, prudente = persona calcolatrice, arrivista. Intelligente, abile, lavoratore, caldo, risoluto, pratico, prudente = persona affabile, generosa.

In seguito, sono stati condotti altri studi con l’obiettivo di approfondire il peso della posizione in cui compariva nella lista la differenza di aggettivo – esperimenti con aggettivo posto in posizioni differenti. Si nota un effetto interessante chiamato effetto primacy: i primi aggettivi sono quelli che più sono utilizzati per formare un’impressione sulla persona – succede anche nella vita quotidiana.

Modello algebrico: 1965, Anderson. Formula un modello (contrapposto a quello di Asch) secondo cui le persone formano un’impressione degli altri a partire dall’integrazione algebrica delle connotazioni attribuite ai vari tratti, ossia della media ponderata delle informazioni a disposizione su una certa persona. Concepiamo gli altri attraverso un processo che prevede prima una valutazione delle informazioni che si hanno a disposizione e una successiva combinazione. Processo di elaborazione bottom-up: gli individui per formarsi un’impressione partono da singoli elementi per poi andare a ricostituire un’unità. Comporta più sforzo di elaborazione. Fa un’interpretazione differente sull’effetto primacy: effetto causato da un calo di attenzione che si verifica man mano che l’individuo procede nella lettura dei tratti.

Modello del continuum: integrazione dei modelli, 1990. In quali situazioni un modello viene attivato rispetto all’altro? I due modelli vanno considerati come agli estremi di un continuum e in mezzo ci sono tutte le varie sfumature. Ad un estremo si collocano i processi basati esclusivamente sulle informazioni relative all’appartenenza categoriale del target (top-down), mentre all’estremo opposto si collocano i processi relativi alle informazioni individuali del target (bottom-up). La motivazione diventa centrale nel posizionarci lungo questo continuum.

Esempio: impressione verso uno sconosciuto. Prima elaboriamo un processo top-down, partiamo da informazioni generali e categoriali (genere, età), processo quasi automatico che richiede poco sforzo. Poi se la persona diventa rilevante per noi, per il raggiungi...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lucrezia-solfrini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Brondi Sonia.
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