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Psicologia sociale

Lezione iniziale: informazioni organizzative

Contenuti del corso

  • Esame: 30 domande chiuse e 1 domanda aperta
  • Domande chiuse: 30 minuti, 1 punto per ogni domanda chiusa, 0 per risposte sbagliate
  • Domande aperte: 5 minuti, fino a 2 punti, 0 risposta sbagliata, 1 se parziale o incompleta

Introduzione

Capitolo 1

La psicologia inizia a diventare una disciplina a inizio 1900. La psicologia sperimentale ha un primo focus sullo studio delle illusioni ottiche. Prendono questi fenomeni perché per loro erano estremamente affascinanti: mettevano in discussione il principio che i nostri occhi non specchiassero la realtà. Alcune persone vedevano qualcosa, altre vedevano altro, eppure si stava partendo dal concetto che tutti avessero gli stessi occhi.

Es. Vaso/Volti Triangolo di Kanitza, non c'è eppure si vede. La nostra mente non si limita a riprodurre la realtà, cosa che nel 1910 non era così scontata. Si vede un triangolo bianco ma non c’è, come mai vediamo una cosa che non c’è?

→ Primo livello: la nostra mente non si limita a riprodurre come fotocopiatrice la realtà, ora potrebbe esserci scontato, ma nel secolo scorso no. La nostra mente crea per la maggior parte delle persone in sovrimpressione un’immagine di un triangolo che in realtà non esiste. Gli altri elementi sono composti in modo tale da ingannare la nostra mente a creare la figura.

→ L’altro livello sono le differenze individuali (neurodiversità): non siamo tutti uguali e non tutti vediamo la stessa cosa. Neurodiversità → i cervelli sono diversi perché ci sono condizioni per le quali le cose non vengono viste in modo standard.

La mente ci pseudoinganna per far sì che quello che abbiamo davanti possa essere considerato realtà. La nostra mente vede qualcosa di tridimensionale, un cubo, nonostante ci siano solamente grafici a torta. Alcuni vedono la giovane donna, altri la vecchia signora. Il cervello si sforza di trovare un senso e la prima configurazione che trova, la prende per buona. Percepire volti è qualcosa di fortissimo per la mente perché il volto è uno schema innato.

Un neonato che vede due lineette degli occhi e la bocca con il contorno di un gatto fissa per più tempo l’immagine raffigurante il volto della persona. Test di Rorschach, vengono poste immagini come questa ai pazienti e tramite delle tabelle viene interpretata la loro percezione per capire qualcosa del loro mondo interno. La percezione non si limita a fare la fotocopia della realtà, vengono aggiunti degli elementi.

La dimensione sociale

Pscicologia sociale → Dimensione sociale: la percezione non è una fotocopia della realtà, ma la mente produce una ricostruzione di elementi mentre percepisce le cose. Antico stereotipo, la donna pulisce mentre l’uomo sta leggendo. Chi ha costruito l’immagine, ha messo tantissimi errori, ma nel farlo ha disegnato qualcosa che a distanza di decenni rispecchia un altro errore: il problema è la macroscopica differenza di genere.

Quello che vediamo ha a che fare con la condizione sociale in cui ci troviamo. Questa immagine ha creato scandalo, è stata commentata come ambigua a causa di un possibile messaggio tendenzialmente razzista. Tra l’altro Apart ricorda l’apartheid. Chi l’ha disegnata magari aveva un’intenzione inclusiva, eppure l’immagine può essere letta diversamente in base a cultura e influenze. Questo per dire che la stessa immagine può essere letta in una molteplicità di modi, dovuti anche al contesto in cui siamo. La percezione è guidata dal contesto sociale.

Non esiste un contesto psicologico in cui non ci sia l’influenza sociale: la memoria è influenzata, le emozioni sono influenzate, la percezione è soggetta a influenza, i ragionamenti, gli stereotipi e i giudizi. Qualsiasi cosa c’è nella nostra testa in qualche modo ha a che vedere o subisce l’effetto dell’influenza sociale. È vero che abbiamo degli schemi innati e nasciamo con delle configurazioni percettive davanti alle quali proviamo delle emozioni tipo la paura, ma le emozioni cambiano con la prima esperienza di vita (es. posso essere terrorizzato dai serpenti o posso divertirmi col serpente al collo).

Cos'è la psicologia sociale?

Psicologia sociale: lo studio di come la differenza tra percezione e realtà è influenzata dalla presenza (o assenza) reale, immaginata, implicita o virtuale degli altri.

Ci facciamo aiutare da un autore padre fondatore, Allport che dice che la psicologia sociale non è altro che:

  • L’indagine scientifica: con tutti i suoi limiti (non può essere paragonata alla religione, all’oroscopo). L’esperimento come lo fanno i fisici lo fanno anche gli psicologi utilizzando gli strumenti che gli vengono messi a disposizione, ma sempre di metodo scientifico di tratta.
  • Del modo in cui emozioni: devo vedere cosa una persona prova (annoiato, stanco... lato affettivo/emotivo).
  • Pensieri: cosa penso di me/degli altri.
  • Comportamenti degli individui sono influenzati: emozioni, pensieri e comportamenti sono i tre macro oggetti di studio della psicologia sociale (ABC in inglese: affect behaviours e cognition).
  • Dalla presenza:
    • Fisica
    • Non fisica: posso comportarmi avendo l’influenza degli altri anche se la presenza non è fisica.
    • Interiorizzata: mi fermo al semaforo rosso sempre, è dentro di me, senza guardare che nessuno ci sia in giro, il vigile, le persone... presenza degli altri interiorizzata ci influenza.
    • Oggettiva
    • Immaginata: quando sono da solo tengo con me il pensiero del giudizio che una persona ha di me e questa cosa mi influenza (chissà cosa penserebbe di me se vedesse come mi sto comportando ora).
    • Implicita (consuetudini, norme sociali, regole di comportamento, script di azioni che ci influenzano, convenzioni sociali: non entro nel ristorante tirando una sberla al cameriere).

La psicologia sociale guarda l’indagine scientifica del modo in cui emozioni, pensieri e comportamenti degli individui sono influenzati dalla presenza o assenza (l’essere invisibile e il non essere visto minaccia molto la nostra mente es. vedi ghosting) oggettiva, immaginata, implicita o virtuale di altri esseri umani.

La psicologia sociale è una scienza? Ciò che definisce una scienza non è l’oggetto di ricerca o il comportamento umano, ma come viene studiato. I risultati non devono venire diversi indipendentemente da chi fa lo studio: deve essere un’indagine ben definita e razionalizzata, replicabile da ricercatrici e ricercatori.

  • Prevedere come si sentiranno (affect, emozioni), come si comporteranno (behavior, comportamento), e cosa penseranno (cognition, cognizione) gli esseri umani in un dato contesto sociale
  • Mettere a fuoco l’intersezione che c’è tra la dimensione individuale e la dimensione sociale

La psicologia sociale ha due assiomi fondamentali:

  1. La costruzione sociale della realtà, cioè percepiamo la realtà come “costruita” in quanto i nostri pensieri sono costruiti da una serie di cose che possono ingannarci perché la nostra mente cerca di dare una sorta di coerenza a quello che vede (es. Triangolo di Kanitza). La rappresentazione della nostra mente può essere molto distante dalla realtà oggettiva. → Un'altra definizione che possiamo quindi dare della Psicologia Sociale è lo studio di come la differenza tra percezione e realtà sia influenzata dalla presenza o assenza delle altre persone.
  2. La pervasività delle influenze sociali, cioè ognuno di noi influenza e a sua volta viene influenzato. Si focalizza sull’interazione sociale tra individui o gruppi e sui processi psicologici che si attivano durante l’interazione. Viene considerata riduzionista per natura in quanto cerca di spiegare il comportamento sociale rimandandolo ai processi cognitivi e motivazionali.

Psicologia sociale e sociologia

Prima differenziazione importante: Siamo nell’ambito delle scienze sociali ed entrambe mettono al centro il tema del gruppo, delle connessioni sociali. Ci sono temi che possono essere comuni ma cambia il livello d’analisi, il focus.

  • Chi fa sociologia studia il livello macro (diverse città, diversi contesti geografici, diversi strati sociali... macro categorie che tengono dentro moltissimi individui).
  • La psicologia sociale si concentra sul livello micro, unità d’analisi il singolo individuo in diversi contesti. Essendo psicologia è sempre come oggetto la mente della singola persona.

Psicologia sociale e filosofia

Seconda differenziazione importante: Tante domande della filosofia (es. essere buono o cattivo) possono in qualche modo avere dei tratti in comune con la psicologia, ciò che cambia è:

  • In filosofia applico un ragionamento, una conoscenza e propongo delle teorie. È basata sulla speculazione.
  • In psicologia devo fare delle ipotesi, non più solo ragionamenti. La psicologia è diversa dal senso comune, dalla saggezza popolare, in quanto questi ultimi sono molto soggettivi.

Quando diciamo alle persone che studiano psicologia, ci sono reazioni tipo “massi siamo tutti un po’ psicologi...”. La psicologia in effetti studia delle vicende umane che tutti quanti vivono. Chi ha delle conoscenze comuni ha delle teorie sul comportamento. Quello che succede nel senso comune è che c’è una conoscenza comune che tiene insieme delle affermazioni contraddittorie come nell’oroscopo: io dico cose opposte logicamente e va bene così. Quando faccio psicologia sociale non va bene così, o è A che causa B o B che causa A, non sono vere entrambe le affermazioni opposte. È una scienza empirica.

Altre differenziazioni importanti

Ci sono delle distinzioni interne:

  • Psicologia sociale vs Psicologia cognitiva: processi di memoria, attenzione, percezione. La psicologia sociale invece utilizza alcuni strumenti utilizzati dalla psicologia cognitiva ma per rilevare i pensieri e le emozioni in modo indiretto.
  • Psicologia della personalità: psicologia sociale vede come le situazioni creano delle determinanti per spiegare il comportamento di certi individui. Alla psicologia della personalità interessano le differenze, come il gruppo di persone differisce sul costrutto di empatia. La psicologia sociale invece pone il focus su come spiegare alcuni fattori sociali sui processi psicologici individuali (es. personalità autoritaria).
  • Psicologia clinica: processi disfunzionali e patologici con le persone, non ci interessano le norme sociali, ma se uno è depresso cosa possiamo fare, come aiutare una persona che è vicina a uno “problematico”.
  • Neuropsicologia: si pensa che la sede dove avvengono le emozioni ed ect. sia il cervello e non la pancia o il cuore, così c’è questa disciplina. C’è anche neuroscienze sociale che studia cosa succede al nostro cervello quando siamo in diversi contesti.

La storia della psicologia sociale

La psicologia sociale nasce ufficialmente come disciplina scientifica tra Ottocento e Novecento. Nel 1864 viene utilizzata per la prima volta la parola ‘psicologia sociale’ in ambito scientifico. Nel 1897 c'è il primo esperimento di psicologia sociale di Triplett che si basa sulla facilitazione sociale (=ottimizzazione delle prestazioni in conseguenza della pura e semplice presenza altrui).

Nel 1908 con la pubblicazione del manuale di Mc Dougall e Ross (Psicologia sociale come considerazione dell’individuo e dei suoi processi intra-individuali / Psicologia sociale che sottolinea il ruolo del contesto sociale rispetto ai processi individuali). Prima di questa occasione alcuni studiosi avevano introdotto tale concetto:

  • Aristotele, l’uomo come animale sociale
  • Comte, la fisica sociale
  • Le Bon, con la Psicologia delle Folle per la quale nella folla si crea una mente collettiva dominata dagli istinti e dalle emozioni forti; rapporto tra folla e capo
  • Moscovici, la scoperta delle masse come causa di instabilità sociale
  • Freud, concetto di libido(=desiderio) che tiene unite le folle attraverso il rapporto che hanno con il capo (padre); distinzione tra masse occasionali e masse stabili

Dal 1920 al 1930 la psicologia sociale si afferma come disciplina nel contesto statunitense. In America la psicologia sociale nasce con Floyd H. Allport, per il quale la psicologia sociale è la scienza che studia il comportamento dell’individuo, nella misura in cui tale comportamento stimola altri individui o ne costituisce una reazione.

Dal 1931 al 1938 vengono fatti i primi studi sugli atteggiamenti e norme sociali. Viene anche sviluppata la Teoria del campo da Lewin che ci dice come ciascun individuo è costantemente immerso in un campo di forze che agiscono in maniera contemporanea ma talvolta anche diverse.

Dal 1939 al 1945 con la guerra le persone di chiedono come si siano potute a venire a creare le dittature, con così tanto consenso sociale.

Dal 1950 al 1960 si studia l'influenza sociale (es. obbedienza all'autorità)

Dal 1960 al 1970 si pone il focus sulle minoranze e la categorizzazione. La psicologia sociale si afferma come disciplina nel contesto europeo.

Dal 1970 al 1990 si inizia a parlare di cognizione sociale. Dagli anni '90 in poi si parla di neuroscienze. Negli ultimi decenni ci sono nuovi ambiti di studio.

Problemi attuali della ricerca psicosociale: problemi di replicabilità, problemi di rappresentatività dei campioni di partecipanti, problemi legati alla stabilità nel tempo dei processi. Chiunque faccia uno studio i risultati devono essere comparabili. Questa è una cosa che ci siamo detti per un sacco di tempo a lezione. Le persone facevano uno studio ma nella psicologia sociale nessuno si prendeva la briga di rifare un esperimento di un altro, non era una priorità provare a rifare questi esperimenti. Nella carriera di ciascuno ognuno di noi vuole provare a dire delle cose originali e questo ha guidato le carriere di psicologi e psicologhe.

Nel 1900 tutti volevano fare a gara a dire qualcosa di nuovo, anzi col timore di dire qualcosa che qualcuno avesse già scoperto. Questa roba cozzava col fatto che a lezione si diceva che la replicabilità è importante ma a nessuno fregava. Poi si sono accorti che i fenomeni solidi che si insegnavano non si potevano ripetere. Adesso è tutto rinnovato. Stabilità nel tempo perché la mela cadeva sempre nello stesso modo nel corso del tempo, come un essere umano parla di genere, di gruppi etnici oggi è molto diverso da come ne parlava negli anni 1960/1930 nel pieno fascismo. Nella psicologia non bisogna trovare cose universali tipo x causa y su tutti, invece bisogna ricordarsi che ci sono delle complicazioni in più.

I metodi in psicologia sociale

Capitolo 2

I metodi di ricerca di psicologia sociale

Metodo scientifico: essendo la psicologia sociale una scienza, sfrutta questo metodo di raccolta dei dati e verifica delle ipotesi dalle quali si può ricavare una teoria. Il metodo può essere sperimentale o non sperimentale, la scelta dipende dal tipo di domanda a cui cerca di rispondere il ricercatore; se l’obiettivo della ricerca è descrivere alcuni fenomeni o verificare una o più spiegazioni/ipotesi su un fenomeno.

  • Formulazione delle ipotesi “provvisoria” che deve essere verificata. Si tratta di una spiegazione.
  • Scelta tra diversi approcci di ricerca (ricerca empirica).
  • Raccolta dei dati.
  • Analisi dei dati e formulazione delle conclusioni (verifica delle ipotesi).
  • Condivisione dei risultati con la comunità scientifica e i cittadini.

Ricerca

I livelli di indagine/ricerca empirica (=che si fonda sui dati dell'esperienza immediata e della pratica):

  1. Ricerca descrittiva: si propone di fornire al ricercatore una descrizione precisa del fenomeno indagato.
  2. Ricerca correlazionale: l’obiettivo di questo tipo di ricerca è individuare in che misura le variazioni di un certo comportamento sono sistematicamente collegate alle variazioni di altri fattori. Ponendosi tali domande, lo studioso ricerca delle relazioni, o correlazioni, nelle informazioni che sta raccogliendo. Si dice che esiste una correlazione tra due variabili quando al variare dell’una varia anche l’altra. Due o più fattori cambiano nella stessa direzione.

→ Correlazione positiva: aumenta uno, aumenta anche l’altro; diminuisce uno, diminuisce anche l’altro.

→ Correlazione negativa: aumenta uno, diminuisce l’altro.

Non bisogna confondere la correlazione con la causalità perché dire che 2 variabili variano nella stessa direzione o in direzioni opposte, NON significa dire che una causa la variazione dell’altra (la relazione potrebbe essere dovuta a una variabile interveniente). L’esistenza di una correlazione non costituisce una prova sull’esistenza di un nesso causa effetto tra le variabili considerate. Es. Esempio: autostima e profitto negli esami. Faccio un questionario in cui chiedo quanta sia la loro autostima e dai loro libretti prendo i voti. Se la mia tesi è “l’autostima influisce sul profitto”, cercherò di capire se vi sia una relazione tra le due variabili. Potrebbe però essere sia il profitto a influire sull’autostima, come potrebbe invece essere che vi sia una situazione di loop in cui entrambe le variabili si influenzano.

Ricerca sperimentale (esperimento): è semplicemente destinata a fornire informazioni casuali. In questo tipo di ricerca lo sperimentatore crea una manipolazione sperimentale, nella quale le cause ipotizzate costituiscono le V

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher IsaIsa.30 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Riva Paolo.
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