Università degli studi di Milano – Bicocca
Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
I anno
Psicologia sociale (8 CFU)
Prof. Lorenzo Montali
Alessandra Cominelli, matricola 870181
01/10/2020
Cap. 1 che cos’è la psicologia sociale?
Che cosa è la psicologia sociale?
La psicologia sociale è il ramo della psicologia che studia le interazioni di affetto, di amicizia, di aggressione, di lavoro, ecc… tra le persone. Di queste manifestazioni, le cause, le conseguenze e i processi psicologici coinvolti.
È dunque definita “scienza del trattino”: prende in considerazione sia il livello individuale che il livello sociale.
In questo senso tutti noi siamo psicologi sociali: tutti noi siamo in grado di aver relazioni con le altre persone e fare in modo che esse siano produttive, e siamo anche in grado di comunicare con gli altri. Siamo, dunque, “psicologi ingenui”.
Questa nostra competenza di base funziona in vari casi, ma non in tutti: talvolta, infatti, essa risulta essere limitata da vari fattori. Risiede qui l’importanza del corso di psicologia sociale: essa permette di accedere a un sapere formalizzato, dandoci la possibilità di confrontare e approfondire ciò che intuitivamente noi sappiamo.
Una definizione formale è stata fornita da Gordon Allport (1954): “La psicologia sociale è l’indagine scientifica, fornita di metodi specifici, di come pensieri, sentimenti e comportamenti degli individui siano influenzati dalla presenza oggettiva, immaginata o implicita degli altri”.
Allport fa riferimento a 3 termini specifici:
- Presenza oggettiva → La presenza/assenza fisica di altre persone ci spinge a mettere in atto una serie di comportamenti, es. la presenza di persone spinge a trovare uno spazio privato nel territorio pubblico, con un istinto tanto più forte quanto più avvertiamo la densità delle persone attorno a noi; es. l’assenza di persone in una strada ci spinge ad accelerare il passo per allontanarci da quel luogo.
- Presenza immaginata → Immaginare di essere in presenza di altre persone ha un effetto sull’individuo: provoca stati d’animo diversi a seconda della piacevolezza dell’evento evocato, ci spinge a compiere certe riflessioni e a mettere in atto certi comportamenti. Agisce sul piano emozionale, cognitivo e comportamentale.
- Presenza implicita → Gli altri ci sono sempre per noi anche quando fisicamente sono assenti e anche quando non pensiamo a loro. Sono presenti principalmente in due modi diversi: 1) Linguaggio: non è un prodotto individuale ma sociale, dal quale noi siamo influenzati e che allo stesso tempo noi stessi influenziamo, es. con i neologismi: siamo fruitori e produttori di linguaggio; 2) Sistema delle norme: uniformità negli atteggiamenti e nei comportamenti che definiscono l’appartenenza a un gruppo e differenziano i gruppi tra di loro. Esse sono parte di un processo di socializzazione in cui abbiamo appreso l’esistenza di norme che ora influenzano i nostri comportamenti. Allo stesso tempo, come accade per il linguaggio, noi siamo produttori di norme.
La psicologia sociale differisce da altre discipline affini o correlate in quanto considera l’interazione tra persone, sia come recettrici che produttrici dell’influenza interazionale. Differisce da:
- Psicologia generale → Si concentra sulle funzioni psicologiche di base che prescindono dall’interazione con le persone.
- Psicologia clinica → Si occupa del funzionamento patologico delle persone.
- Sociologia e antropologia → Si concentrano sull’organizzazione sociale e non guarda le dinamiche psicosociali, ovvero il modo in cui le dinamiche sociali influenzano i singoli. Si occupano del gruppo nel suo insieme e non degli individui che lo compongono.
05/10/2020 livelli di spiegazione
La psicologia sociale spiega i fenomeni che analizza utilizzando tipologie di concetti, processi e linguaggi. Le diverse teorie e ipotesi elaborate per spiegare i fenomeni attraverso queste modalità si collocano in diversi livelli di spiegazione. Questi livelli risultano essere crescenti di complessità e ogni livello superiore può comprendere quello precedente.
- 1. Intrapersonale → Si indaga il funzionamento cognitivo interno della persona, es. come le persone si formano impressioni sugli altri, avendo per esempio a disposizione informazioni su di esse. Indaga quindi quali informazioni si usano per generare un’impressione sull’altro tra tutte le informazioni che abbiamo a disposizione.
- 2. Intrapersonale e situazionale → Si indagano le dinamiche di una relazione in un momento dato tra individui che si incontrano in un contesto, senza considerare fattori esterni alla situazione specifica stessa, es. studiare la forma della relazione tra individui che si incontrano in un ambiente come la rete di internet. È stato visto che al variare delle situazioni la relazione può prendere un andamento diverso, es. quando le persone si trovano nell’ambiente della rete di internet tendono a esprimere maggiormente il loro disaccordo rispetto a quando si trovano faccia a faccia.
- 3. Posizionale → Oltre alle dinamiche delle relazioni si indaga anche come la posizione sociale preesistente alla situazione impatta le interazioni tra i soggetti coinvolti. Es. teoria del confronto sociale di Festinger → le persone tendono ad auto-valutarsi in relazione alle proprie abilità e opinioni, ma per trovare degli strumenti di confronto che consentono di realizzare tale valutazione si paragonano agli altri. Tuttavia, non si paragonano agli altri in generale, quanto più a quegli altri sufficientemente simili a loro da rendere credibile il confronto, a coloro che hanno un livello di abilità analogo, e tendenzialmente superiore al proprio. Ciò giustifica la tendenza al miglioramento.
- 4. Ideologico → Si considera anche il ruolo della cultura e delle credenze sociali di tipo generale e il modo in cui queste influenzano le rappresentazioni generate e il comportamento delle persone, es. alcune teorie hanno spiegato il comportamento aggressivo anche in riferimento all’esistenza di culture che lo giustificano, come il machismo.
Bisogna stare attenti al riduzionismo → talvolta le spiegazioni dei fenomeni possono essere collocate a un livello di analisi inferiore rispetto alla complessità dei fenomeni stessi, es. “ricerche di neuropsicologia hanno trovato il gene della felicità”; “il voto di una persona può essere indagato facendo riferimento alla sua personalità”. Si affrontano argomenti complessi, caratterizzati da più dimensioni, usando spiegazioni di tipo semplicistico, che agiscono solo su una dimensione, tipicamente cognitiva ed emozionale, e quindi individuale: la felicità o il comportamento di voto dipenderebbero solo dal singolo individuo.
La psicologia sociale è stata criticata in quanto riduzionista, perché cerca di spiegare il comportamento sociale in termini non sociali, come quando rimanda ai processi cognitivi e motivazionali, non considera adeguatamente l’influenza dei fattori sociali nel trattamento di alcuni fenomeni. Lo psicologo sociale belga Willem Doise suggerisce che bisogna accettare che esistano differenti livelli di spiegazione, ma bisogna fare uno sforzo speciale per costruire teorie che integrino concetti provenienti dai diversi livelli. Bisognerebbe, quindi, analizzare il problema e costruire teorie tenendo conto dei diversi livelli.
Contenuti
Un altro modo per definire la psicologia sociale è osservare che cosa studiano gli psicologi sociali. Di solito non studiano il comportamento degli animali, ma studiano quello delle persone. Alcuni principi di psicologia sociale possono essere applicati agli animali e la ricerca su questi ultimi può fornire prove per processi estendibili agli esseri umani. Tuttavia gli psicologi sociali ritengono che lo studio degli animali non ci porti molto lontano nella spiegazione del comportamento sociale dell'uomo, a meno che non siamo interessati alle sue radici evoluzioniste.
Si occupano di un’enorme gamma di temi: conformismo, adozione del comportamento o dei punti di vista di altre persone, norme e potere, sistema di regole implicite o esplicite che organizzano il comportamento e come questo viene creato e mantenuto dal potere, pregiudizi, razzismo e sessismo, discriminazione, conseguenza negativa del pregiudizio, negoziazione, come si trova un accordo e dinamiche correlate, leadership, come nascono e come influenzano i gruppi, identità, nascita e sviluppo dei gruppi, relazioni inter-gruppo e reti di comunicazione, ecc…
Tutti i contenuti li vedremo nel corso.
Fare psicologia sociale
Metodo: la psicologia sociale come scienza
Vista l’incredibile varietà di contenuti, è difficile definire la psicologia sociale partendo da ciò che studia. La si può invece definire in relazione ai metodi che usa per studiare i contenuti.
Per il metodo utilizzato la psicologia sociale è una scienza. È scienza perché:
- Formalizza la competenza ingenua di essere psicologi sociali che tutti noi abbiamo.
- Ha un metodo di studio che permette di esplorare certi fenomeni.
Può quindi essere definita come un metodo di studio della natura che include la raccolta di dati per verificare le ipotesi.
Ma possiamo parlare di “natura”? Possiamo paragonare il comportamento umano a quello degli altri oggetti della natura? No, perché l’umano non è solo prodotto naturale, ma è anche prodotto culturale, prodotto del linguaggio e della socializzazione. La psicologia sociale, dunque, pur utilizzando la raccolta di dati per verificare le ipotesi proprio come una scienza che studia la natura, deve considerare il fatto che l’uomo è naturale ma anche culturale. Deve quindi considerare sia la dimensione individuale che la dimensione sociale, è “scienza del trattino”.
Per costruirsi come scienza la psicologia sociale elabora teorie, insieme di concetti e principi correlati per spiegare un fenomeno. Sulla base di queste avanza ipotesi, previsioni verificabili empiricamente che consentono di ragionare su rapporti di relazione e di causa-effetto tra fenomeni. Capisce che un’ipotesi è valida raccogliendo e analizzando dati.
L’utilizzo del metodo scientifico in psicologia sociale è vantaggioso perché, esplicitando le procedure con le quali si è giunti a sostenere una certa tesi sulla base di evidenze, dà la possibilità ad altri di replicare gli effetti che sono stati osservati, andando così ad accertare la validità di ciò che è stato osservato. Si evitano così errori:
- Sbagli nel corso della ricerca, errori involontari.
- Inganni, errori volontari.
Il metodo scientifico permette così di uscire dalla logica del principio di autorità, ipse dixit, in quanto permette il confronto tra le ricerche di studiosi diversi.
Esistono due categorie fondamentali di metodi utilizzati dalla psicologia generale:
Metodo sperimentale
Si basa sull’esperimento: messa alla prova di un’ipotesi in cui si fa qualcosa per osservarne l’effetto su qualcos’altro. Vi sono dunque variabili indipendenti, aspetti della situazione che cambiano in modo spontaneo o che possono essere manipolati dallo sperimentatore per avere effetti su una variabile dipendente, che ipotizzo abbiano effetto su variabili dipendenti, variabili che cambiano in seguito a modifiche della variabile indipendente: manipolo le variabili indipendenti così da osservare se davvero hanno effetto sulle variabili dipendenti.
Es. variabile indipendente: fruire di un videogioco violento; variabile dipendente: conseguente messa in atto del comportamento violento. Si costruiscono due gruppi: a uno viene somministrato un videogioco violento, all’altro un videogioco non violento, così posso vedere se la messa in atto comportamento violento dipende davvero dal contenuto violento del videogioco, oppure dipende solo dallo stesso fatto di fruire del videogioco. Chiedo poi a entrambi i gruppi sperimentali di esplicitare cosa farebbero se si trovassero davanti a una minaccia e registro le risposte, analizzando se queste siano più o meno aggressive. Se l’ipotesi è confermata posso dire che esiste un rapporto di causa-effetto tale per cui la variazione della variabile dipendente dipende dalla variazione della variabile indipendente.
La sperimentazione non è semplice per ragioni varie:
- Variabili di confusione: Ci potrebbero essere altre variabili che determinano la variazione della variabile dipendente, età, sesso, ecc. Due o più variabili indipendenti, in tal caso, covariano in modo tale che è impossibile sapere quale è la causa dell’effetto.
- Es. 1 si vuole verificare l’ipotesi secondo cui è più probabile che le persone facciano beneficenza a seconda che venga loro richiesto in una strada rumorosa o silenziosa, avendo a disposizione due collaboratori di sesso differente che chiedono la carità nelle due strade. Non si può sapere se l’effetto osservato sarà determinato dalla confusione della strada oppure dal genere sessuale del richiedente.
- Es. 2. Esperimento di Milgram, venne ripetuto più volte considerando più variabili.
- Caratteristiche della richiesta: Nel costruire la situazione sperimentale gli sperimentatori possono compiere errori. Caratteristiche inadeguate della richiesta, infatti, inducono l’annullamento dell’effetto della variabile indipendente.
La richiesta, infatti, potrebbe essere così impegnativa, per esempio dedicare sei ore alla settimana a un’attività benefica, da rendere improbabile che qualcuno acconsenta, a prescindere dall’interlocutore, effetto pavimento. D’altro canto, potrebbe essere così “banale”, dare venti centesimi, da rendere certo che tutti acconsentano, effetto soffitto. Potrebbe anche verificarsi il caso in cui i partecipanti potrebbero riuscire a individuare l’ipotesi e quindi comportarsi intenzionalmente in modo da confermarla o negarla.
L’esperimento viene compiuto in laboratorio. Esso è:
- Vantaggioso: Permette di controllare eventuali variabili di confusione; il vantaggio di condurre un esperimento in laboratorio è dato dalla possibilità di controllare la situazione, in modo che le manipolazioni risultino pure e non confuse. Gli esperimenti sono concepiti ad hoc per creare situazioni artificiali rare nel mondo esterno. In questo modo si possono indagare i processi psicologici e relazioni causa-effetto difficili da isolare in contesti naturali. Gli sperimentatori hanno l'obiettivo di mantenere le manipolazioni a un basso livello di realismo mondano, termine con cui si intende la somiglianza tra le condizioni dell'esperimento e quelle che di solito i partecipanti incontrano in circostanze naturali. Il loro scopo è ampiamente orientato al realismo sperimentale: la manipolazione deve avere un forte impatto psicologico ed essere pienamente dotata di significato per i partecipanti.
Dato che per gli esperimenti di laboratorio è necessario portare lì le persone, col tempo è diventato conveniente ed economico servirsi di studenti universitari come partecipanti. I critici hanno affermato che questa eccessiva dipendenza dagli studenti stia dando luogo alla “psicologia sociale dei fagioli”, dai quali si ricavano dati difficilmente generalizzabili ad altri settori della popolazione. In loro difesa, gli psicologi sociali sperimentali evidenziano che ad essere generalizzate sono le teorie, non i risultati sperimentali, e che la replica dell'esperimento e l'utilizzo di altri metodi garantiscono il fatto che la psicologia sociale riguarda tutte le persone, non solo gli studenti di psicologia.
- Svantaggioso: 1. Non riproduce una situazione reale, e dunque non riproduce i comportamenti reali; è difficile eseguire in laboratorio esperimenti su determinati fenomeni: fuori dal laboratorio alcune manipolazioni avrebbero obiettivamente un valore maggiore, in questo caso, vengono usati gli esperimenti sul campo. 2. Le persone prese in esame non rappresentano necessariamente un campione della società, in cui tutte le persone sono diverse tra loro.
Esiste tuttavia un filone critico della psicologia sociale che sostiene che ciò che osserviamo in laboratorio è effettivamente coincidente con ciò che possiamo osservare fuori dal contesto e anche con partecipanti diversi.
07/10/2020 metodi non sperimentali
Quando l’esperimento è impossibile da attuare, gli psicologi usano una serie di metodi non sperimentali, che non hanno però lo stesso grado di certezza dell’esperimento:
- 1) Esame della correlazione tra variabili → Si studia il modo in cui le variabili cambiano contemporaneamente in relazione a un certo fenomeno. Tuttavia, non è possibile individuare i rapporti di causa-effetto tra le variabili considerate.
Es. si vuole paragonare l’autostima delle vittime di un crimine violento con quella di persone che non l’hanno mai subito. Ci potrebbe far comodo pensare che qualunque differenza tra i gruppi sia dovuta al crimine violento, ma in realtà potrebbe dipendere da altre differenze. Non esiste alcuna prova che una variabile sia causa dell’altra: essere vittima può ridurre l’autostima, oppure avere un’autostima bassa può incrementare la probabilità di essere vittima.
È anche possibile
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