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Meccanismo d'azione
Gli anticorpi monoclonali possono agire attraverso diversi meccanismi. Possono legarsi direttamente al fattore di crescita impedendogli di interagire con il recettore oppure legarsi al sito di riconoscimento del ligando presente sul recettore. Possono inoltre favorire l'internalizzazione del recettore, trasferendolo dalla membrana plasmatica a compartimenti intracellulari dove rimane inattivo e non è più in grado di dimerizzare né di attivare la cascata di segnalazione. Altri anticorpi impediscono la dimerizzazione del recettore, ne favoriscono il taglio proteolitico del dominio extracellulare oppure vengono coniugati con sostanze radioattive o altri farmaci per distruggere selettivamente le cellule tumorali. Un ulteriore meccanismo consiste nella stimolazione della risposta immunitaria.Impiego terapeutico ed esempi
Il primo bersaglio degli anticorpi monoclonali è stato il recettore per egf, frequentemente mutato o sovraespresso nei carcinomi del polmone, della mammella, dello stomaco e del colon. Gli anticorpi monoclonali vengono utilizzati solo nei tumori che presentano queste alterazioni molecolari, rendendo la terapia altamente selettiva. Tuttavia possono causare effetti indesiderati perché non distinguono completamente tra i recettori tumorali e quelli presenti nei tessuti sani. Ad esempio, il trastuzumab, impiegato nel carcinoma della mammella con sovraespressione di her2, può provocare cardiotossicità e richiede un attento monitoraggio della funzione cardiaca.Tra i principali anticorpi monoclonali, il bevacizumab si lega al fattore di crescita impedendo l'attivazione della cascata di segnalazione; il cetuximab si lega direttamente al sito di legame del fattore di crescita sul recettore; il trastuzumab è molto efficace, anche se il suo meccanismo d'azione non è ancora completamente chiarito e potrebbe dipendere dal blocco della dimerizzazione oppure dall'internalizzazione del recettore.
Meccanismo d'azione e bersagli
Gli inibitori della tirosin-chinasi sono farmaci che bloccano l'attività del sito catalitico dei recettori tirosin-chinasici. I loro principali bersagli sono il recettore per egf e il recettore del fattore vasculo-endoteliale, la cui inibizione impedisce la formazione di nuovi vasi sanguigni necessari alla crescita del tumore.Nella terapia antitumorale possono essere impiegati sia anticorpi monoclonali sia inibitori della tirosin-chinasi, sempre in presenza di specifiche mutazioni o di sovraespressione del recettore bersaglio.
Esempi di utilizzo
Nel carcinoma della mammella con amplificazione di her2, presente in circa il 25% dei casi, vengono spesso associati trastuzumab, diretto contro il dominio extracellulare di her2, e lapatinib, che inibisce l'attività enzimatica intracellulare di her2 e del recettore egfr con cui dimerizza.Un altro importante inibitore della tirosin-chinasi è l'imatinib, che ha rivoluzionato il trattamento della leucemia mieloide cronica, trasformando una malattia un tempo mortale in una patologia trattabile.