Calcolo IIFabiola2
Indice
- Equazioni differenziali 5
- 1.1 Equazioni del primo ordine 5
- 1.2 Teorema di esistenza e unicità 7
- 1.2.1 Esistenza 8
- 1.2.2 Unicità 11
- 1.3 Prolungamento delle soluzioni 13
- 1.4 Teorema di escursione dai compatti 14
- 1.5 Sistemi differenziali lineari 17
- 1.5.1 Sistemi differenziali lineari omogenei a coefficienti costanti 19
- 1.6 Equazioni differenziali lineari 22
- 1.6.1 Equazioni differenziali lineari di ordine n 22
- 1.6.2 Equazioni lineari omogenee 23
- 1.6.3 L'algebra degli operatori a coefficienti costanti 25
- 1.6.4 Equazioni lineari non omogenee 28
- 1.7 Sistemi autonomi. Stabilità 35
- 1.7.1 Generalità sui sistemi autonomi 35
- 1.8 Sistemi bidimensionali 37
- 1.8.1 Il concetto di stabilità 37
- 1.8.2 Stabilità dell'origine per sistemi lineari autonomi: il caso bidimensionale. 38
- 1.9 Il metodo di Lyapunov 39
- 1.10 Il metodo della linearizzazione 42
- 1.11 Flusso; insiemi -limite e -limite 43 ω α
- 2 Integrazione multipla 49
- 2.1 Integrale multiplo secondo Riemann 50
- 3 Integrazione secondo Lebesgue 53
- 3.1 Funzioni semicontinue 53
- 3.1.1 Il teorema di Weierstrass 55
- 3.1.2 Approssimazione delle funzioni semicontinue 55
- 3.1.3 Teorema del Dini 56
- 3.2 Integrazione di Lebesgue 57
- 3.2.1 Successioni monotone 61
- 3.2.2 Teoremi di passaggio al limite 63
- 3.3 La misura degli insiemi 65
- 3.3.1 Insiemi di misura nulla 66
- 34 Indice
- 4 Serie di Fourier 69
- 4.1 Funzioni periodiche 69
- 4.1.1 Convergenza della serie di Fourier 74
- 4.1.2 Funzioni di periodo T 76
- 4.1.3 Serie di Fourier complessa 77
- 4.2 La trasformata di Fourier. 77
- 4.2.1 Proprietà algebriche 79
- 4.2.2 Proprietà differenziale 79
- 4.2.3 Proprietà di derivabilità 79
- A Il criterio di Bendixson 81
Capitolo 1
Equazioni differenziali
Equazione differenziale Si chiama (di ordine n) un'equazione del tipo F (t, u, u0, ..., un) = 0 che lega tra loro la variabile indipendente t, la funzione incognita u e le sue derivate fino all'ordine n.
Si dice che la funzione u(t) è soluzione dell'equazione data nell'intervallo (a, b) se essa è continua in esso assieme alle sue derivate fino all'ordine n e per ogni t ∈ (a, b) risulta F (t, u(t), u0(t), ..., un(t)) = 0.
Ogni sistema è equivalente ad un sistema del primo ordine, così che in linea generale ci si può limitare a questi ultimi.
Inoltre, sotto opportune ipotesi di regolarità per la funzione f, si può sempre risolvere il problema di Cauchy u0 = f (t, u), u(t0) = u0 in un intorno del punto t0. Quando però da questo teorema generale si vuole passare alla soluzione esplicita di una data equazione differenziale, ci si accorge che questo è possibile solo in un numero limitato di casi.
1.1 Equazioni del primo ordine
Equazioni lineari
Si dice lineare un'equazione della forma u0 + a(t)u = b(t) con funzioni assegnate a(t), b(t) della variabile t. La soluzione generale di questa equazione è u(t) = e−A(t) (∫ b(t)eA(t)dt + c).
Dove A(t) è una primitiva di a(t) e c è costante arbitraria.
Equazioni a variabili separabili
Si dicono a variabili separabili le equazioni differenziali del tipo u0 = f (u)g(t).
Osserviamo che se α è uno zero della funzione f, la funzione costante u = α è soluzione. Se u non è costante, allora per l'unicità della soluzione non può mai assumere il valore α, e dunque si ha sempre f (u) ≠ 0. Dividendo per f (u) e integrando si ottiene una soluzione nella forma implicita Φ(u) = G(t) + λ dove Φ(u), G(t) sono primitive di 1/f (u), g(t) e λ è una costante arbitraria. Se la Φ è invertibile, si può ottenere esplicitamente la u = Φ−1 (G(t) + λ).
Equazioni omogenee
Si dicono omogenee le equazioni della forma y0 = f (y/x). Esse si risolvono ponendo y = ux, con u nuova funzione incognita; risulta y0 = xu0 + u e dunque u0 = (f (u)−u)/x. Quest'ultima è a variabili separabili.
Equazioni f-lineari
Sono della forma x0(t) = f (αt + βx(t) + γ) con α, β, γ ∈ R, β ≠ 0. Si risolvono con la sostituzione y(t) = αt + βx(t) + γ, y0(t) = α + β x0(t) = α + βf (y(t)).
Equazioni di Manfredi
Sono equazioni della forma x0(t) = f ((at+bx(t)+c)/(αt+βx(t)+γ)).
Prendiamo il determinante della matrice dei coefficienti a, b, α, β;
- Det = 0 ⇒ (a, b) = λ(α, β), λ ∈ R. Quindi l'equazione diventa −x0(t) = f ((λαt+λβx+c)/(αt+βx+γ)) = f (λ + (c−γ)/(αt+βx+γ)), cioè una forma f-lineare.
- Det ≠ 0 ⇒ ∃(t0, x0) : at0 + bx0 + c = 0, αt0 + βx0 + γ = 0.
Quindi sostituendo otteniamo x0 = f ((a(t−t0)+b(x−x0))/(α(t−t0)+β(x−x0))), y(t) = x(t + t0) − x0, −y0(t) = x0(t−t0) = f ((at+by(t))/(αt+βy(t))) che è un'equazione omogenea, che si riporta a variabili separabili con y(t) = zx.
1.2 Teorema di esistenza e unicità
Equazioni di Riccati
Siano f, g, h : I → R continue, tali che y0 = f (x)y2 + g(x)y + h(x).
In generale non possiamo risolverle, ma se troviamo una soluzione allora possiamo trovarle tutte. La forma "originale" è y0 = y2 + bxα e risulta risolvibile se:
- α = −2 con −4k ≥ −1;
- α = 2k±1.
Definizione Una funzione f = f (x, t) si dice lipschitziana in D rispetto a y, uniformemente in t, se esiste L (detta costante di Lipschitz) tale che (1.1) |f (t, y) − f (t, z)| ≤ L||y − z||, per ogni (t, y), (t, z) ∈ D.
Equazione di Bernoulli
Si chiama in questo modo un'equazione differenziale del primo ordine della forma y0 + a(x)y = b(x)yα dove si può supporre α diverso da 0 e 1 dato che altrimenti abbiamo a che fare con una semplice equazione lineare. Un metodo per risolvere l'equazione di Bernoulli consiste nel compiere la sostituzione y = z1/(1−α).
Da cui y0 = (1/(1−α))zα/(1−α)z0.
Definizione Una funzione f = f (t, y) è localmente lipschitziana rispetto a y, uniformemente in t, se ogni punto di D ha un intorno in cui vale (1.1).
Proposizione Se f e tutte le derivate ∂f/∂yj sono continue in D, allora f è localmente lipschitziana rispetto a y, uniformemente in t.
Teorema Sia f : D → Rn, D ⊂ Rn+1; se:
- F è continua in D;
- F è localmente lipschitziana in D rispetto a y, uniformemente in t;
allora per ogni (τ, ξ) ∈ D, esiste Ir0 = [τ−r0, τ+r0] in cui è definita una soluzione φ del problema di Cauchy φ0 = f (t, φ) (1.2), φ(τ) = ξ.
Tale soluzione è unica nel senso che ogni altra soluzione coincide con φ nell'intervallo comune di definizione.
Seguiremo questa strategia:
- Uso del lemma 1.3;
- Interpretazione dell'equazione integrale come problema di punto fisso per un particolare operatore in uno spazio metrico opportunamente definito;
- Uso del teorema di contrazione di Banach-Caccioppoli.
1.2.1 Esistenza
Lemma 1.3 Siamo nelle ipotesi del teorema. Se φ ∈ C1(Ir0) è soluzione del problema di Cauchy (1.2), allora soddisfa la seguente equazione integrale, detta equazione di Volterra:
∀t ∈ Ir0, y(t) = ξ + ∫τt f (s, φ(s))ds, (1.3)
e viceversa, se φ ∈ C(Ir0) è soluzione di (1.3), allora φ ∈ C1(Ir0) ed è soluzione del problema di Cauchy (1.2). (P ⇔ V)t,x
Dim. lemma Prendo φ0(t) = f (t, φ(t)) e la integro tra τ e t, con t ∈ Ir0.
∫τt φ1(s)ds = ∫τt[f (s, φ(s)]ds, φ(t) − φ(τ) = ∫τt[f (s, φ(s)]ds.
φ(t) = ξ + ∫τt[f (s, φ(s)]ds (1.4).
Questa è la (1.3) per ⇒. Viceversa, sia φ soluzione di (1.4). φ ∈ C(Ir0).
φ(t) = ξ + ∫τt[f (s, φ(s)]ds.
Poiché per il teorema fondamentale del calcolo integrale il membro a destra è di classe C1(Ir0), lo è anche φ. Derivo allora la (1.4): ∀t ∈ Ir0, φ0(t) = f (s, φ(s)).
Sostituisco questo risultato nella (1.4): φ(t) = ξ + ∫τt[f (s, φ(s)]ds = ξ + + ∫τt φ1(s)ds = ξ + φ(t) − φ(t).
Da cui φ(τ) = ξ.
- Uso il teorema fondamentale del calcolo integrale.
- Uso la condizione iniziale φ(τ) = ξ.
Quindi φ è soluzione di (1.2). ⇒ φ (V P)t,x.
Dim. teorema In base al lemma, basta dimostrare che, scelto opportunamente r0, (1.3) ha una sola soluzione in Ir0, con Ir0 = [τ−r0, τ+r0]: interpretiamo questa equazione (1.3) come punto fisso, introducendo l'operatore F[y](t) := ξ + ∫τt f [s, y(s)]ds, t ∈ Ir0.
Quindi risolvere la (1.3) equivale a trovare φ ∈ C(Ir0) tale che F [φ] = φ, ovvero un punto fisso per F. Siano allora r, r0 ∈ R+ tali che l'intorno cilindrico (rettangolo se n = 1) definito come Γ := {(t, y) ∈ Rn+1 : |t − τ| ≤ r, ||y − x|| ≤ r} ⊂ D (Qr(t, x) := [t−r, t+r]xBr(x), Br(x) := {y ∈ Rn : ||y − x|| ≤ r}).
Definiamo inoltre lo spazio metrico delle funzioni continue in Ir0 il cui grafico sia contenuto in Γ, cioè Y := {φ ∈ C(Ir0) : ||y − x|| ≤ r, ∀t ∈ Ir0}.
Definiamo ora M0 := max ||f (t, y)||; si ha per ogni t ∈ Ir0: ||F [φ] − ξ|| = ||ξ + ∫τt f [s, φ(s)]ds − ξ|| ≤ |∫τt ||f [s, φ(s)]||ds| ≤ M0|t − τ|.
L'ultima maggiorazione è giustificata dal fatto che [s, φ(s)] ∈ Γ e dalla definizione di M0. Poiché poi per definizione di Γ, posso infine maggiorare con |t − τ| ≤ r0, M0|t − τ| ≤ M0r0.
Quindi segue che, se r0 ≤ r/M0, cioè M0r0 ≤ r mi ritrovo la definizione dello spazio Y; quindi F [φ] ∈ Y, per ogni t ∈ Ir0. In questo modo abbiamo dimostrato che l'equazione è ben definita.
Prendiamo ora una coppia (φ, ψ) ∈ Y. Indicando con L la costante di Lipschitz di f relativa al compatto Γ vale per ogni t ∈ Ir0:
||F [φ](t) − F [ψ](t)|| = ||∫τt[f (s, φ(s)) − f (s, ψ(s))]ds|| ≤ |∫τt ||f (s, φ(s)) − f (s, ψ(s))||ds|.
Posso quindi applicare la definizione di funzione lipschitziana (localmente) perché lo è per ipotesi del teorema, e così maggiorare con L∫τt||φ(s) − ψ(s)||ds ≤ L|t − τ|d(φ, ψ) ≤ Lr0d(φ, ψ).
Si ottiene che F è una contrazione costante Lr0. Scegliendo r0 ≤ 1/L.
In conclusione, se r0 < min(r, r/M0, 1/L), esiste un unico punto fisso per F in Y. Questa dimostrazione fornisce un'importante informazione sulla soluzione: essa esiste almeno in Ir0 = [τ−r0, τ+r0] con r0 < min(r, r/M0, 1/L).
Proposizione 1.4 Nelle ipotesi del teorema, la seguente successione definita per ricorrenza converge uniformemente in Ir0 alla soluzione del problema di Cauchy [1.16]: φ0(t) = ξ (1.5), φn+1 = F [φn] = ξ + ∫τt f (s, φn(s))ds.
Dim. proposizione Definiamo per ricorrenza la successione x0(t) = ξ, xn+1 = x0 + ∫0t F (s, xn(s))ds.
Resta definito r0 := min(r, r/M0, 1/L), con n ≥ 1, t ∈ Ir0, t ≥ τ. In un tempo valutiamo la distanza tra due elementi della successione:
||xn+1(t)−xn(t)|| = ||∫τt[F (s, xn(s))−F (s, xn−1(s))]ds|| ≤ |∫τt||F (s, xn(s))−F (s, xn−1(s))||ds|.
Definiamo M1 := max ||∂F (t,x)/∂x||, quindi sappiamo maggiorare lo jacobiano. Allora maggioro l'ultimo integrale con M1∫τt||xn(s)−xn−1(s)||ds.
Per n = 1 si ha ||x2(t) − x1(t)|| ≤ M1∫τt||x1(s) − x0(s)||ds.
Per quanto dimostrato sopra, vale per ogni t ∈ [τ, τ + r0]: ||x1(t) − ξ|| = ||F (s, x0(s))ds|| ≤ |∫τtF (s, x0(s))ds|| ≤ M0|t − τ| ≤ r0M0.
Posso maggiorare la distanza con ||x1(t)−x0(t)|| ≤ M1∫τt||x1(s)−x0(s)||ds ≤ M1M0r0|t−τ|.
Al passo successivo sarà ||x3(t)−x2(t)|| ≤ M1M0r0∫τt|s−τ|ds = M1M0r0(t−τ)2/2.
Questo suggerisce di poter trovare per induzione, con n ≥ 1, per ogni t ∈ Ir0: ||xn+1(t)−xn(t)|| ≤ M1nM0r0(t−τ)n/n!.
Una contrazione o applicazione di contrazione è una funzione da uno spazio metrico in se stesso tale che la distanza tra l'immagine di due elementi qualsiasi del dominio sia inferiore alla distanza delle relative controimmagini. Sia (X, d) uno spazio metrico, si definisce contrazione una funzione f : X → X tale che esiste una costante k, 0 < k < 1 che soddisfa la seguente condizione: d(f (x), f (y)) ≤ kd(x, y), per ogni (x, y) ∈ X. Il più piccolo valore di k per cui vale tale condizione è detto costante di Lipschitz.
Prendendone l'estremo superiore, segue che ||xn+1(t)−xn(t)|| ≤ M1nM0r0n+1/n!.
La serie al secondo membro converge, quindi anche la serie delle norme ∑n=0∞||xn+1(t)−xn(t)|| in Ir0 converge. Di conseguenza la serie di funzioni ∑n=0∞(xn+1−xn) converge totalmente, e quindi uniformemente, in Ir0. Poiché si tratta di una serie telescopica, la sua somma parziale è ∑n=0∞(xn+1−xn) = xn+1−ξ.
Quindi la successione xn(t) converge uniformemente ad una funzione x(t) in Ir0. Poiché le xn(t) sono continue, lo è anche x(t), e poiché tutte le xn sono comprese tra ξ−r e ξ+r, anche x sarà in questo intervallo.
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