Analisi 2
R2 insieme di coppie ordinate di numeri reali.
R2 = { (x, y) : x, y ∈ R }
R3 insieme di terne ordinate → spazio tridimensionale.
Elementi di R2 e R3 si dicono vettori.
v = (x, y) ∈ R2
v = (x, y, z) ∈ R3
Componenti dei vettori.
In R2 e R3 posso definire la somma.
v = (x1, y1)
v = (x2, y2)
v + v = (x1 + x2, y1 + y2)
In R2 e R3 posso definire il prodotto per uno scalare.
λ ∈ R
v = (x, y)
λ · v = (λ · x, λ · y)
Con queste due operazioni R2 e R3 hanno struttura di spazio vettoriale.
In R2 e R3 è possibile definire il prodotto interno.
v = (x1, y1)
v = (x2, y2)
〈v, v〉 = x1x2 + y1y2 ∈ R → è dunque numero non vettore.
Proprietà del prodotto interno
- ∀ α, β ∈ R ∀ v, v, v ∈ R3, R3 vale
〈α v + β v, v〉 = α 〈v, v〉 + β 〈v, v〉 → linearità.
- ∀ v, v vale
〈v, v〉 = 〈v, v〉 → simmetria.
Analisi 2
R² insieme di coppie ordinate di numeri reali.
R² = { (x, y) : x, y ∈ R }
R³ insieme di terne ordinate → spazio tridimensionale.
Elementi di R² e R³ si dicono vettori.
v = (x, y) ∈ R²
v = (x, y, z) ∈ R³
Componenti dei vettori.
In R² e R³ posso definire la somma.
v1 = (x1, y1)
v2 = (x2, y2)
v1 + v2 = (x1 + x2, y1 + y2)
In R² e R³ posso definire il prodotto per uno scalare.
λ ∈ R
v = (x, y)
λ · v = (λ · x, λ · y)
Con queste due operazioni R² e R³ hanno struttura di spazio vettoriale.
In R² e R³ è possibile definire il prodotto interno.
v1 = (x1, y1)
v2 = (x2, y2)
< v1, v2 > = x1 · x2 + y1 · y2 ∈ R (→ è sempre numero non vettore)
Proprietà del prodotto interno
- ∀ α, β ∈ R ∀ v1, v2, v3 ∈ R³, R³ vale
< α · v1 + β · v2, v3 > = α < v1, v3 > + β < v2, v3 > → linearità.
- ∀ v1, v2 vale
< v1, v2 > = < v2, v1 > → simmetria.
Norma di un vettore
Def.
Si dice norma di un vettore y il numero reale non negativo.
||v|| = √> > 0
~ la norma di un vettore è la sua lunghezza.
(Teorema di Pitagora)
Def.
Un vettore di norma 1 si chiama versore.
Si chiamano versori fondamentali di R2:
e1 = (1,0)
e2 = (0,1)
In R3 si hanno:
e1 = (1,0,0)
e2 = (0,1,0)
e3 = (0,0,1)
Teoremi
- ||v|| = 0 se e solo se v = 0. Proprietà di annullamento.
- ∀ λ ∈ R vale λ ||v|| = ||λ v|| || λ ||. Proprietà di omogeneità.
- |<v1, v2>| ≤ ||v1|| ||v2||. Disuguaglianza di Cauchy-Schwartz.
- ||v1 + v2|| ≤ ||v1|| + ||v2||. Disuguaglianza triangolare.
- | ||v1|| - ||v2|| | ≤ ||v1 - v2||. Disuguaglianza triangolare inversa.
Dimostrazioni.
Angolo, ortogonalità e parallelismo
Def.
Si definisce angolo tra due vettori non nulli v1 e v2 l’unico numero θ ∈ ℝ+ ∈ [0, π] tale che
cos θ = (v1, v2) / (||v1|| ||v2||)
Def.
Due vettori con prodotto interno nullo sono ortogonali ↔ v1 ⊥ v2.
Def.
Due vettori v2 e v2 si dicono paralleli (v1 || v2) se esiste una costante c ∈ ℝ, c ≠ 0 tale che v1 = c v2.
Per convenzione il vettore nullo è parallelo a tutti i vettori.
Prodotto vettoriale in ℝ3
Def.
Dati v1 = (x1, y1, z1) e v2 = (x2, y2, z2) si definisce prodotto vettoriale fra v1 e v2 il vettore
v1 ∧ v2 = (y1z2 - z1y2, z1x2 - x1z2, x1y2 - y1x2)
I, j, v1 × v2.
Trucco del determinante formale.
| i j k |
| x1 y1 z1 |
| x2 y2 z2 |
Calcolo il determinante della "matrice".
i (y1z2 - z1y2) - j (x1z2 - z1x2) + k (x1y2 - x2y1)
Vettore risultante è perpendicolare al piano individuato da v1 e v2 verso → regola della mano destra.
Proprietà
v₁ ∧ v₂ = - v₂ ∧ v₁ anti commutativa.
v₁ ∧ (v₂ + v₃) = v₁ ∧ v₂ + v₁ ∧ v₃ distributiva.
∀λ ∈ ℝ (λv₁) ∧ v₂ = λ (v₁ ∧ v₂)
v ∧ v = 0
e₁ ∧ e₂ = e₃ e₂ ∧ e₃ = e₁
e₃ ∧ e₁ = e₂ perpendicolarità.
Significato geometrico
Si può dimostrare || v₁ ∧ v₂ || = || v₁ || || v₂ || senθ con θ ∈ [0, π].
La norma di v₁ ∧ v₂ = area del parallelogramma individuato da v₁ e v₂.
Area = || v₁ || h h = || v₂ || senθ Area = || v₁ || || v₂ || senθ.
Si può dimostrare che v₁ è parallelo a v₂ se e solo se θ = 0 o θ = π; se e solo se v₁ ∧ v₂ = 0.
Rette e piani in ℝ³
Def. Una retta in ℝ² è il luogo geometrico dei punti
{(x, y) | ax + by = c}
con a, b, c ∈ ℝ, 0, 0 non entrambi nulli.
b = 0 ➡ a ≠ 0 ➡ x = c/a retta verticale.
b ≠ 0 ➡ by = -ax + c ➡ y = -a/bx + c/b
y = mx + q retta obliqua.
La retta è individuata univocamente da un vettore vo (passaggio per Po) e da un vettore direzione d, parallelo alla retta.
d = (d1, d2) ≠ 0
vo = (xo, yo)
vo + t dal variare di t ∈ ℝ, varia la retta.
x = xo + t d1
y = yo + t d2
Equazioni parametriche della retta in ℝ².
Questa procedura si estende facilmente a ℝ³.
x = xo + t d1
y = yo + t d2
z = zo + t d3
Po = (xo, yo, zo) punto di passaggio.
d = (d1, d2, d3) vettore direzione.
Piano in ℝ³
Consideriamo vettore n ≠ 0 ∈ ℝ³ e vo ∈ ℝ³.
Def.
Si dice piano il luogo geometrico dei punti v ∈ ℝ³: v - vo 1 n.
n è vettore normale al piano.
vo = (xo, yo, zo)
n = (n1, n2, n3)
v = (x, y, z)
v - vo 1 n ➔ v - vo, n = 0
(x - xo) n1 + (y - yo) n2 + (z - zo) n3 = 0
a n1 x + b n2 y + c n3 z + d = 0
a b c
Equazione cartesiana del piano.
Funzioni vettoriali di una variabile
Def. Una funzione vettoriale di una variabile
F : D ⊆ ℝ ⟶ ℝ2 (F : D ⊆ ℝ ⟶ ℝ3) con D sottoinsieme di ℝ.
- F(x) = (F1(x), F2(x)) F1, F2 : D ⟶ ℝ in ℝ2
- F(x) = (F1(x), F2(x), F3(x))
Queste funzioni non presentano differenze concettuali rispetto ad Analisi 1.
Dato D ⊆ ℝ e x0 ∈ ℝ, si dice che x0 è punto di accumulazione per D se
∀ ε>0 l'intervallo (x0 - ε, x0 + ε) contiene almeno un punto ∈ D, ≠ x0.
Si dice che +∞ (e rispettivamente -∞) è punto di accumulazione per D se D non è superiormente (e rispettivamente inferiormente) limitato.
ℝe = ℝ ∪ {-∞, +∞}
Retta reale estesa.
Limiti
Def. Sia F : D ⊆ ℝ2 ⟶ ℝ2 x0 ∈ ℝe punto di accumulazione per D.
Sia poi l = (l1, l2) ∈ ℝ2.
Si dice che &displaystyle \lim_{x \to x_0} F(x) = l se
&displaystyle \lim_{x \to x_0} F_1(x) = l_1 e &displaystyle \lim_{x \to x_0} F_2(x) = l_2
&displaystyle \lim_{x \to x_0} F(x) = \left( \lim_{x \to x_0} F_1(x) \lim_{x \to x_0} F_2(x) \right)
Affinché il limite non esista basta che non esista il limite di una delle componenti.
Continuano a valere il teorema di unicità del limite e il teorema sulle operazioni.
Continuità
Def.
D ⊆ R, x0 ∈ D.
Si dice che F: D → R2 è continua in x0 se sono continue in x0 le sue due componenti F1 e F2, entrambe.
[Analogo in R3]
Continuità.
Teorema.
D ⊆ R F: D → R2 g: D → R.
F e g continue in tutti i punti di D allora la funzione h(x) = <F(x), g(x)> è continua in tutti i punti di D.
In particolare NF: D → R, NF (x) = || F(x)|| è continua in tutti i punti di D.
L0 caso particolare f(x) = g(x).
Derivabilità
Def. Sia F: (a,b) → R2 e sia x0 ∈ (a,b).
Si dice che F è derivabile in x0 se sono derivabili le sue componenti in x0, F1 e F2.
Se F è derivabile in x0, il vettore F' (x0) = (F'1 (x0) F'2 (x0)) si chiama vettore derivato.
Teorema Regole di calcolo.
Siano F e g funzioni vettoriali definite su (a,b) e sia x0 un punto di (a,b).
Se F e g sono derivabili in x0 allora:
- La funzione f+g è derivabile in x₀. Inoltre (f+g)'(x₀) = f'(x₀) + g'(x₀).
- h: (a,b) → ℝ derivabile in x₀, allora hƑ è derivabile in x₀. (hƑ)'(x₀) = h'(x₀) Ƒ(x₀) + h(x₀) Ƒ'(x₀).
- Sia φ: (c,d) → (a,b) è iniettiva e sia z₀ ∈ (c,d) : φ(z₀) = x₀ e φ è derivabile in z₀. f ο φ: (c,d) → ℝ² (o ℝ³) è derivabile in z₀ e (f ο φ)'(x₀) = F'(z₀) ⋅ φ'(z₀).
- La funzione è derivabile in x₀ e '(x₀) = 〈 f'(x) , g'(x) 〉 + k.
Integrabilità
Def.
Sia F: [a,b] → ℝ² F è integrabile su [a,b] se sono integrabili le sue componenti F₁, F₂.
In tal caso
∫ab F(x) dx = (∫ab F₁(x) dx, ∫ab F₂(x) dx)
Teorema.
Sia F una funzione vettoriale definita su [a,b] ed integrabile nell'intervallo.
Allora ‖F‖ è integrabile su [a,b].
∥∫ab F(x) dx∥ ≤ ∫ab ‖F(x)‖ dx
Teorema fondamentale del calcolo.
Sia F una funzione vettoriale definita su [a,b] tale che tale vettore F ∈ F1[a,b] allora
∫0x F'(x) dx = F(b) - F(a)
F₁ e F₂ derivabili con derivata continua in (a,b).
Curve nel piano e nello spazio
Si dice curva una funzione continua r: I → ℝ3 con I ⊆ ℝ intervallo -> insieme immagine r(I).
Si chiama sostegno della curva.
Se il sostegno è contenuto in un piano, la curva si dice piana.
In particolare, una funzione continua r: I → ℝ2 è una curva piana.
Notazione.
r(t) = (x(t), y(t), z(t)) = x(I), y(I) ⊆ ℝ
Curva piana → r(t) = (x(t), y(t))
Esempi di curve
- v0 = (x0, y0) v1 = (x1, y1). f: [0,1] → ℝ2. r(t) = (t x1 + (1-t) x0, t y1 + (1-t) y0). Sostegno è il segmento tra v0 e v1. La curva è il modo di percorrere il segmento.
- Dato f: I → ℝ continua. Si chiama curva cartesiana associata ad f e si indica con rf(t) = (t, f(t)).
- r: I → ℝ2 con I=[0,2π]. r(t) = (cos t, sen t) descrive la circonferenza unitaria.
- r(t) = (cos 2t, sen 2t) t ∈ [0, π]. Sostegno è uguale a circonferenza ma viene percorsa a velocità doppia.
- r(t) = (cos3 t, sen3 t) t ∈ [0, 2π]. Sostegno è detto astroide.
5e r(t) = (Rcos t Rsen t, ct) t ∈ ℝ R,c, >0 costanti fissate la curva descrive un elica cilindrica.
6e r(t) = (Aetcost A etsen tebt) t ∈ ℝ a>0 b ∈ ℝ la curva descrive una spirale logaritmica.
Proprietà
Def. Una curva si dice semplice se presi due tempi distinti t1 e t2 di cui almeno uno all'interno dell’intervallo, vale r(t1) ≠ r(t2) ⟶ non si autointerseca.
Curva non semplice.
Curva semplice.
Def. Una curva f definita su [a,b] si dice chiusa se r(a) = r(b).
Def. Una curva f definita su [a,b] si dice regolare se:
- È semplice.
- È di classe C1.
- r'(t) ≠ 0 ∀t ∈ (a,b).
In questo contesto il vettore derivato si chiama vettore velocità e la sua norma si chiama velocità scalare.
Def. Una curva f definita su [a,b] si dice regolare a tratti se esiste una partizione { a = a0 1 2 n-1 n = b } di [a,b] tale che la restrizione di f a [ai, ai+1] è regolare per i = 1 ... n.
L’astroide è regolare a tratti.
Per una curva regolare è ben definito e diverso dal vettore nullo il versore tangente \(\mathbf{T}(t) = \dfrac{\mathbf{r}'(t)}{\| \mathbf{r}'(t) \|}\) \(\forall t \in (a, b)\).
Se la curva è regolare a tratti il versore tangente è definito tranne che al più un numero finito di punti.
Retta tangente
Def.
Data una curva regolare \( \gamma \) ed un punto \( t_0 \in [a, b] \) si definisce retta tangente in \( \gamma(t_0) \) la retta \( \mathbf{r}(t_0) + t \mathbf{r}'(t_0) \quad t \in \mathbb{R} \).
Punto di passaggio.
Vettore direzione.
Rettificabilità
\(\gamma: [a, b] \rightarrow \mathbb{R}^3\)
Poligonale con numero di punti presi sulla curva.
Partizione \(\beta = \lbrace a_0 = a, a_1, a_2, \ldots, a_n = b \rbrace\)
\(\forall i = 0 \ldots n \quad \text{chiamo} \quad p_i = r(a_i)\)
La poligonale associata a \(\beta\).
La sua lunghezza è
\(l(\gamma_\beta) = \sum_{i=1}^{n} \| p_i - p_{i-1} \| = \sum_{i=1}^{n} \| r(a_i) - r(a_{i-1}) \| \)
Def.
Una curva si dice rettificabile se il \(\sup_{\beta} l(\gamma)\).
Se \(\sup\) è finito → lunghezza della curva.
Se \(\gamma\) è rettificabile il valore \(\sup_{\beta} l(\gamma) = L(\gamma)\).
Teorema.
Se \(\gamma\) è una curva regolare, allora \(\gamma\) è rettificabile e \(L(\gamma) = \int_{a}^{b} \| \mathbf{r}'(t) \| dt\) → integrale della velocità.
In realtà il teorema vale assumendo solo f ∈ C1[a,b].
Il teorema vale anche per curve regolari a tratti.
Esempio curva non rettificabile.
f: [0,1] → R
f continua.
n > 1 fissato.
Osserva.
Serie armonica divergente che tende a +∞.
Curva equivalente
Due curve r1: [a,b] → R3
r1(t) = r2(φ(t))
La funzione φ si chiama cambiamento ammissibile di parametro (c.a.p.).
Notazione.