LUDWING MIES VAN DER ROHE

La nuova architettura doveva esprimere lo spirito del tempo, non del luogo. Si distinguevano due categorie di architetti e movimenti:
• Pionieri, maestri delle inclinazioni dell’Art Nouveau (tutti quelli studiati fino ad ora)
• I grandi maestri, che portavano a compimento il lavoro dei pionieri, la cui azione è una fase preparatoria che arriva fino agli anni ’20.
I tre riconosciuti come principali maestri sono Van der Rohe, Gropius e Le Corbusier.
Mies entra in contatto con Semper, è uno di quelli che ci racconta della sintesi, di quanto siano importanti per l ui le avanguardie. Per Mies il grattacielo può essere un leggerissimo prisma di vetro, e poi d’altra parte abbiamo la casa in mattoni. Viene influenzato dal De Stijl, impressionisti, da Behrens e dal Deutscher Werkbund.
I tre maestri passano per Beherens ma non sono personalità analoghe, anzi Mies e Gropius a un certo punto si scontreranno. In Le Corbusier c’è il primato dell’idea, il Gropius c’è il primato della ragione, Mies ha il culto della forma, in cui è possibile trovare la perfezione. “l’io è nel particolare, nel dettaglio”, non è importante tanto la genialità dell’idea, quanto i dettagli.

Parlando del Mies tedesco, egli viene influenzato dall’espressionismo. Parla di “Architettura senza uno spazio interno”, ci sono i piani sfalsati, i mattoni sono ruvidi, grezzi, come se fossero spezzati, quindi c’è il tema della deformazione, come l’urlo di Munch, quindi notiamo il tema espressionista.
Il grattacielo sulla Friedrichstrasse, nasce nel 1921, ambito dell’espressionismo. È come se fosse dotato di vetri sfaccettati che captano la luce, e non è solo una questione formale, ma si vuole eliminare la separatezza tra mondo esterno e interno. Dall’interno infatti si vede la città che vive, dall’esterno si intravede la struttura, le solette dei vari piani, viene influenzato tra l’altro da Semper, dunque c’è una certa chiarezza tra involucro e struttura. Inoltre c’è la poetica del triangolo, dello spigolo. I muri hanno un diverso spessore, e dal De Stijl riprende il fatto che i piani non si vanno a incontrare in un angolo per evitare la pesantezza. Un’opera fondamentale che riassume le sue scoperte precedenti e contemporaneamente apre la strada al futuro, è il Padiglione di Barcellona, del 1929, edificio costruito nell’ambito dell’esposizione internazionale. Viene demolito (e successivamente ricostruito da un gruppo di architetti spagnoli) e fin quando era ancora in piedi, solo pochi critici lo vedevano come un capolavoro. Dopo la demolizione invece lo rivolevano. C’è uno specchio d’acqua che serve a riflettere l’architettura, materiali come onice, pilastri metallici a forma di croce. Il tempio è sempre elevato sul podio, su una base artificiale, perché Mies non vuole affondare la costruzione nel terreno. C’è uno spazio esterno scoperto, ma perimetrato da un cortile con una statua, una scultura dinamica. E poi c’è uno spazio per uffici. Lo spazio non è decorato, è minimalista, un passo avanti rispetto alla casa in mattoni è la chiarezza involucro-scultura.
Nel 1928-30, nel quartiere di Brno chiamato "campi neri", Greta Tugendhat (moglie dell'industriale Fritz Tugendhat) possedeva un terreno in pendio. I coniugi Tugendhat erano rimasti affascinati dal padiglione tedesco alla esposizione internazionale di Barcellona del 1929, fino al punto di contattarne l'autore Mies van der Rohe commissionandogli una villa nello stesso stile. Durante il primo sopralluogo, ammirando la vista dal terreno, con la Chiesa di SS. Pietro e Paolo e del Castello di Spielberg, Mies van der Rohe si innamorò del progetto. Durante la progettazione, però, l'architetto ebbe dei contrasti con altri architetti locali, i quali non ritenevano opportuno il progetto di un padiglione da adibirsi a casa privata[1]. La famiglia Tugendhat si disse invece entusiasta del progetto. Grazie alla tipologia costruttiva, formata da pilastri in acciaio che supportavano i solai, dopo soli due anni, nel 1930, i Tugendhat si trasferirono nella nuova villa sul pendio e con un meraviglioso giardino.
Durante il 1938 la villa divenne meta di profughi ebrei provenienti dalla Germania che vennero aiutati, anche economicamente, dai coniugi Tugendhat. A fine maggio 1938 anche Greta e Fritz dovettero abbandonare la loro casa e rifugiarsi prima in Svizzera e poi in Venezuela. La villa venne requisita dalle truppe di occupazione diventando la sede delle SS a Brno. Nel dopoguerra venne riusata come asilo nido e solo dal 2012 è stata riaperta al pubblico. Recentemente è tornata di attualità in quanto in questo luogo è stato firmato il 1 gennaio 1993, il trattato che ha consentito la divisione politico amministrativa fra repubblica Ceca e Slovacchia. La villa ha quindi attraversato epoche storiche diverse, ma forse solo oggi è stato riscoperto il suo vero valore, simbolo di un'epoca e di uno stile inconfondibili.
La villa è a pianta libera, la strada è posta in alto e il giardino in basso, accessibile tramite scale. Utilizza pareti di vetro per realizzare continuità tra dentro e fuori. Il lusso del Padiglione veniva qui riprodotto in un ambiente domestico, con pannelli vetrati trasparenti, colorati, con montanti cruciformi, e una parete divisoria curva, fatta di doghe di palissandro, mobile. Mies ha sempre in mente il tempio, per cui la casa è innalzata, gli intonaci bianchi, perché riteneva che anche la casa dovesse essere fotogenica, aumentando così il contrasto tra il bianco e il nero.
Nei tardi anni trenta dovette lasciare il paese, amareggiato, per l'ascesa del potere nazista. Quando arrivò negli Stati Uniti, la sua influenza come designer era già notevole: era stato il direttore della scuola del Bauhaus per molti anni e aveva vinto numerosi e importanti concorsi per la progettazione di opere architettoniche.
Famoso per i suoi motti "il meno è più" (less is more) e "Dio è nei dettagli" (God is in the details), Mies cercò di creare spazi contemplativi, neutrali, attraverso un'architettura basata su un'onestà materiale e integrità strutturale, con uno studio esemplare del particolare architettonico.
Negli ultimi vent'anni di vita, Mies van der Rohe giunse alla visione di un'architettura monumentale "pelle e ossa" ("skin and bone"). I suoi ultimi lavori offrono la visione di una vita dedicata all'idea di un'architettura universale semplificata ed essenziale.
Mies van der Rohe si stabilì a Chicago, dove divenne il preside della scuola di architettura al Chicago's Armour Institute of Technology (più tardi rinominato Illinois Institute of Technology - IIT). La sua condizione, accettando il posto, fu che gli fosse concesso di ridisegnare il campus. Alcuni dei suoi più famosi edifici si trovano ancora qui, come la Crown Hall, la sede dell'istituto.
La prima opera americana fu la sede dell’IIT, è come se fosse una composizione classica bilanciata a destra e a sinistra. L’edificio è caratterizzato da un certo minimalismo espresso soprattutto dalle superfici vetrate. Mies, pur usando il mattone, lo usa come se fosse vetro. Mattone è involucro, non struttura, come il vetro, per questo è importante che gli angoli non si chiudano. È la precisione dell’impianto strutturale che fa capire la funzione dell’edificio. L’edificio sembra appeso dall’alto, sospeso, come la cortina di Semper, grazie ai travoni che ci sono sopra. Gli spazi interni sono multifunzione, ci sono delle lastre però che rendono lo spazio non uniforme, mentre in casa Tugendhat riempivano tutta l’altezza, qui sono più bassi, servono per appendere i grafici, per ripartire lo spazio.
Dal 1946 al 1950, Mies van der Rohe costruì la Casa Farnsworth per Edith Farnsworth, un ricco medico di Chicago. Fu la prima casa costruita da Mies van der Rohe negli USA. La casa è rettangolare, con otto colonne d'acciaio divise in due file parallele. Sospeso tra le colonne si trovano due superfici (il pavimento e il tetto) e un semplice spazio abitabile racchiuso da pareti di vetro. Tutti i muri esterni sono di vetro, e l'interno è interamente aperto, fatta eccezione per un'area racchiusa da pannelli di legno contenente due bagni, la cucina e camere di servizio. L'aspetto generale della casa, oltre ai vetri, è di un bianco splendente. Con i gradini crea un terrazzo artificiale e un ideale tempio romano. Ci sono gli IPE che sporgono (pilastri esterni a forma di I, che rendono diversi involucro-struttura). Essendo di vetro, lo spazio esterno, coincide con quelli interno, la differenza è che la casa sulla cascata sembra essere generata dalla natura. (Come nel De Stijl, c’è questo muro che inquadra il paesaggio, ma qui è sottilissimo, e posto vicino a un albero secolare, così viene accentuato il distacco tra natura ed edificio artificiale.
Un altro progetto è la galleria d’arte moderna, nella Berlino ovest, fatto da questi pilastri che organizzano lo spazio, è di vetro, il tetto è come se fosse una grande pensilina, un riparo. L’edificio per non dare l’impressione di massa deve avere gli angoli leggeri.
Nel 1958, costruì quella che è considerata l'espressione massima dell'International Style dell'architettura, il Seagram Building, a New York, un grattacielo aziendale, in acciaio bronzato e vetro fumé.

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