LE CORBUSIER

La nuova architettura diede corpo a nuove idee e visioni del mondo, Le Corbusier è una figura imprescindibile in quest’ambito. È importante non solo per le sue costruzioni ma anche per ciò che egli teorizza. Nasce in Svizzera, nella cittadina di La Chaux-de-Fonds, nota per la sua produzione di orologi. Ricevette una formazione da incisore e si dedicò al perfezionare gli orologi con il maestro L’Eplattenier. Il progetto giovanile di Jeanneret, la Scuola d’arte del 1910, esprime la sua propensione verso forme semplici, cubi e piramidi. Viaggia molto, alla scoperta di nuove architettura, e legge molte opere le cui idee appartenevano a una tradizione idealista. Ma comunque assorbì molte influenze diverse prima di trovare la sua strada, molto giovane lavorò con Perret a Parigi, e Behrens a Berlino, quindi venne introdotto alla poetica del cemento armato. Il viaggio in Italia, paese ricco di tradizione, fu molto importante per Jeanneret, egli rimase colpito dalla certosa di Firenze, o certosa di Ema, la cosa che più lo colpisce è l’accostamento vita pubblica-privata. Ci sono spazi della collettività, e appartamenti per i monaci, in cui ognuno si dedicava alla propria attività, è come se fosse un edificio città, una grande nave. Le Corbusier crede che le case dei monaci siano perfette per le case operaie. Leon Battista Alberti diceva che la città è una grande casa, e la casa è una piccola città, così Le Corbusier individua uno spazio a doppia altezza, al di sotto del quale c’è la collettività, al di sopra l’individualità. La casa Dom-ino è una casa tipo, in cemento armato. Per il suo “voyage d’Orient” egli realizza molti schizzi, rimane colpito dalle moschee di Istanbul, dalle case romane di Pompei, dal Partenone, visitato da Jeanneret ogni giorno per circa un mese. Cercò insomma di arrivare all’anatomia del passato, più tardi mescolerà tutte queste forme per sintetizzare la sua idea architettonica. Nel 1916 gli viene commissionata villa Schwob, una casa privata, in cemento armato, finestre a doppia vetratura, con ampi spazi interni. Ben presto incontrò Ozenfant, il quale lo introdusse all’avanguardia post-cubista e lo incoraggiò a dipingere, così nel 1918 organizzò una mostra, e creò il movimento purista. Non fu molto famoso come pittore ma la sua esperienza serve a capire alcune sue architetture. Il dipinto “Natura morta”, fornisce elementi geometrici puri e precisi, i profili della bottiglia, della chitarra, sono ridotti a forme geometriche parallele al piano del disegno. Nel 1920 capì la sua aspirazione da architetto e assunse il nome di “Le Corbusier”, fondando con Ozenfant la rivista “Spirito nuovo”, uno spirito novo dopo lo sconvolgimento degli anni di guerra. Egli percepiva nell’architettura del passato più recente un impoverimento, ma percepiva armonia in fabbriche, navi, automobili, l’equazione tra arte e macchina è espressa nel suo libro “Verso una architettura” in cui accosta figure di templi di Paestum e Partenone a delle automobili, un’idea che rafforza l’ideale standard, nei templi le colonne e i triglifi, nelle auto, le ruote i fari e i telai. Utilizzò l’automobile come sfida per la casa, e il risultato fu la Maison Citrohan del 1922, nome che rinvia alla Citroen. Una scatola bianca su pilastri, con un tetto piano. Le automobili potevano scorrere tra i pilotis in cemento armato. L’abitazione è una macchina per abitare. costruisce molte case e ville per borghesi, come la Maison La Roche/Janneret, 1923, per La Roche e per il fratello di Le Corbusier Albert, la pianta è a L, e i volumi principali sono un rettangolo contenente l’abitazione del fratello e le aree private di La Roche, e un elemento curvo, staccato da terra tramite pilotis che ospita un atelier, uno spazio espositivo per La Roche. Le finestre a nastro orizzontali contribuiscono a generare una sensazione di assenza di peso. Nel 1926-7, progetta la Maison Cook, per un pittore americano, la cui facciata e pianta sono quasi quadrate, quindi appare come un cubo. La simmetria è rafforzata dalle finestre a nastro e dal pilotis posto nel mezzo, ma comunque ci sono elementi antisimmetrici, come il balconcino sulla sinistra. La disposizione tradizionale delle camere viene rivoluzionata, pone gli ambienti comuni, soggiorno e pranzo, al secondo piano, e al primo piano le stanze da letto. Il soggiorno è a doppia altezza e sul tetro vi è una scala che porta alla piccola biblioteca posta sul livello più alto. Lo stile di Le Corbusier ormai è maturo, e include 5 punti fondamentali, l’edificio dev’essere innalzato su pilotis consentendo alla superficie naturale del terreno o al traffico di passarvi sotto. Il tetto deve fungere da tetto giardino, così la natura viene introdotta nella città, e la piantumazione poteva funzionare da isolante per il tetto piano di cemento. Una conseguenza dell’edificio su pilotis è la pianta libera, perché le pareti interne ed esterne potevano essere disposte ovunque. La facciata poteva essere composta da una finestra a nastro, o da una sola grande finestra, una fine membrana, insomma era libera, e poi l’ultimo punto è la finestra a nastro, una finestra orizzontale che corre da un lato all’altro dell’edificio che lascia entrare una maggior quantità di luce. Un’altra costruzione fondamentale è villa Stein/de Monzie del 1926, una grande villa a Garches. La prima vista della villa la si ha dall’alloggio del portiere all’ingresso. Ci sono due finestre a nastro, al di sopra del quale sembra esserci un blocco pesante reso leggero da un’apertura con balcone. Il livello più basso suggerisce la presenza di varie aperture: un garage sulla sinistra, un piccolo ingresso agli alloggi della servitù posizionato sotto un balconcino ma con un diverso asse, una vasta area di vetrate industriali, l’ingresso posto sotto un piano che sembra essere un ponte levatoio o le ali e i tiranti degli aeroplani, e infine ancora delle vetrate con sottili strisce orizzontali. Entrando dall’ingresso si accede a uno spazio con quattro pilotis alla cui destra vi è una scala che porta al piano superiore, nobile, dove si svolgono funzioni più cerimoniali. Il retro è molto diverso e più elaborato, ci sono elementi cilindrici che includono scale o bagni. Ha finestre più ampie rispetto alle pareti. La costruzione che comunque esprime al meglio i cinque punti di Le Corbusier è Villa Savoye, Poissy. Il luogo è circondato su tre lati da alberi mentre il quarto lato gode di un ampio panorama verso le valli dell’Ile de France . la prima impressione è quella di una scatola bianca innalzata su pilotis, posta sullo sfondo dall’intorno rurale, sormontata da volumi curvi appena visibili dal retro. La forte enfasi orizzontale è data dalla singola finestra a nastro che corre da un lato all’altro dell’edificio. Mentre gli elementi verticali dominanti sono i pilotis arretrati rispetto alla facciata. All’interno vi è un vestibolo, uno spazio in cui vi è una dritta rampa a destra mentre a sinistra una scala a spirale che collega la zona dei domestici al posto di sopra. Le superfici sono nude, lisce, un’atmosfera clinica aleggia. La rampa emerge al primo piano, il principale livello di soggiorno della casa, dove sono situati gli spazi più formali e pubblici, che si aprono attorno al tetto a terrazza, uno spazio a cielo aperto circondato da finestre a nastro che catturano il sole in ogni momento della giornata (a sud) e riempiono la casa di luce. La stanza più grande è il salone in cui si aprono una grande superficie vetrata in affaccio sulla terrazza e una finestra a nastro rivolta verso le colline. Tra le curiosità del piano principale vi è un camino che assume la forma di una ciminiera, e una seduta reclinabile di piastrelle blu. È in questi ambienti superiori che meglio si esprimono le fantasie nautiche dell’architetto, specialmente nella ciminiera contenente la sommità della scala a spirale, che in un certo senso “perde pelle” al di sotto di essa, dietro le superfici vetrate e scure.

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