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Lo stato


Caratteristiche dello stato moderno
Basta osservare una carta politica del mondo per rendersi conto che la superficie terrestre è divisa in Stati.
Questo dato può sembrare ovvio, ma non è…infatti questo tipo di organizzazione politica è sorta in tempi recenti; dapprima in Europa e poi si è diffusa nel resto del mondo.
Per distinguere questa forma di organizzazione da altre forme del passato, viene usata l’espressione di Stato Moderno.

Gli attuali Stati sono molto diversi fra di loro, però possiamo usare per tutti la parola “Stato” perché tutti posseggono alcune caratteristiche che sono:
• un Territorio delimitato da confini precisamente stabiliti
• un Popolo
• un Apparato Centrale che esercita in modo stabile il potere politico.

Il potere politico
Esso è il potere tipico dello Stato, ma in che cosa consiste?
In tutte le società esistono altre forme di potere come il Potere Economico, potere esercitato da colore che detengono le ricchezze e i mezzi di produzione, e che possono costringere gli altri a tenere certi comportamenti.

Il Potere Spirituale è il potere esercitato dalle chiese sui fedeli.
Il Potere Ideologico è quello degli intellettuali.

Ciò che distingue il Potere Politico da altri tipi di potere, è il fatto che esso può ricorrere all’uso della forza per ottenre il rispetto dei propri comandi.
Lo Stato non ha solo la possibilità di usare la forza, esso è l’unico soggetto che può farne uso; in altre parole lo Stato ha il monopolio della forza.
Qualsiasi atto violento compiuto da un soggetto diverso dallo Stato viene considerato illegittimo.
Lo Stato quindi deve disporre dei mezzi necessari per rendere effettivo il monopolio; per questo la caratteristica essenziale di tutti gli Stati è quella di avere l’esercito e la polizia.

Il territorio
Lo Stato esercita la sovranità su un determinato territorio, esso comprende innanzitutto quella parte di terra ferma che è delimitata dai confini. Essi sono stabiliti attraverso accordi bilaterali tra gli Stati confinanti. Se l’accordo viene a mancare, si apre un conflitto territoriale che può essere risolto in modo pacifico attraverso la trattativa (Giudice Internazionale) oppure con la guerra.
Oltre alla terraferma, il territorio comprende:
• il sottosuolo
• lo spazio atmosferico
• le acque territoriali
• le navi
• gli aerei

Il popolo
Il popolo di uno Stato è formato da tutti coloro che sono riconosciuti come cittadini.
La cittadinanza italiana può essere acquisita in tre modi:
- per nascita (figlio di madre/padre italiano, anche se nato all’estero)
- per matrimonio
- per concessione (lo straniero che, avendo determinati requisiti, presenta domanda al capo dello Stato ed è concessa con decreto al Presidente della Repubblica)

La cittadinanza può essere persa quando il cittadini vi rinuncia, oppure quando il cittadino accetta presso un governo straniero un impiego che comporta l’obbligo della fedeltà verso di esso.
Non perde la cittadinanza italiana colui che acquista una cittadinanza straniera.

La legge italiana distingue due tipi di stranieri:
• cittadini dei paesi aderenti all’UE che, in base al Trattato di Maastricht, godono della condizione comune dei cittadini europei
• cittadini extracomunitari provenienti da paesi esterni dall’UE.
Dalle norme italiane si può ricavare che gli stranieri che si trovano in Italia, da qualunque paese provengano, godono come cittadini italiani dei fondamentali diritti dell’uomo. I cittadini italiani hanno specifici diritti in più (come l’elettorato attivo e passivo) e hanno il diritto di entrare e soggiornare liberamente nel territorio italiano.
Una volta entrato in Italia, lo straniero deve ottenere un Permesso di Soggiorno valido per due anni e rinnovabile.
Lo straniero che si trova senza permesso o con il permesso scaduto può essere espulso dal paese.
L’Italia riconosce infine il Diritto di Asilo: lo straniero al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione Italiana, ha il diritto di essere accolto nel territorio della Repubblica.

stato e nazione
Lo Stato è un’entità giuridica che definisce con precisione quel territorio e quella popolazione, governati da un unico apparato politico. La Nazione è invece un’entità storico-culturale che definisce quell’insieme di individui legati da una comune appartenenza.
Mentre i confini dello Stato sono definiti, è più difficile stabilire i confini della Nazione.
La stessa differenza esiste fra il concetto di “cittadinanza” e di “nazionalità”: il primo indica l’appartenenza di una persona ad uno Stato ed è definita da precise norme, il secondo indica l’appartenenza di una persona ad una più vasta collettività in cui si identifica.

Si confondono i due termini (Stato, Nazione) perché gli Stati contemporanei si presentano come Stati Nazionali, nel senso che ad ogni Stato corrisponde un’unica Nazione.
Bisogna tenere presente che le crescenti ondate migratorie tenderanno a trasformare tutti gli Stati europei in Stati multietnici, dove convivono gruppi aventi differenti correnti culturali, linguistiche, religiose…

La costituzione
La Costituzione è l’insieme dei principi fondamentali che stanno alla base dell’ordinamento giuridico di uno Stato o, possiamo anche dire, è la legge fondamentale dello Stato.
Lo scopo essenziale delle Costituzioni è quello di proclamare i diritti inviolabili dei cittadini e di porre un limite al potere dello Stato.
La caratteristica degli Stati contemporanei è di avere una Costituzione scritta.
Le Costituzioni sono testi brevi, la nostra contiene 139 articoli.
Ogni Costituzione, in quanto legge fondamentale dello Stato, è collocata in una posizione di superiorità rispetto alle altre leggi.

Le Costituzioni liberali dell’800 erano Flessibili, le loro norme potevano essere modificate da Parlamento con leggi ordinarie; quelle del 900 sono Costituzioni Rigide, ciò non significa che non possono essere modificate, ma ciò può essere effettuato solo attraverso una particolare procedura più lunga e complessa.

Le forme di stato
Tutti gli Stati del mondo presentano 3 caratteri tipici dello Stato Moderno:
1. Organizzazione Sovrana
2. Territorio
3. Popolo
Al di la di questi aspetti gli Stati sono molto diversi fra loro.
Nell’epoca in cui viviamo, la distinzione più importante è quella fra

• Stati Democratici
• Stati Non Democratici/Autoritari

Stati Democratici
La sovranità appartiene al popolo. Uno Stato è tale se presenta le seguenti caratteristiche:
 Elezioni = i governanti sono scelti attraverso libere elezioni che si tengono periodicamente e in cui tutti i cittadini hanno diritto di voto;
 Pluralismo Politico = i cittadini hanno diritto di esprimere le proprie opinioni politiche e di organizzarsi in partiti politici;
 Stato di Diritto = con questa espressione si intende dire che i governanti sono sottoposti alla legge e possono essere messi sotto processo se non le rispettano.

Gli Stati Democratici sono l’esito di un lungo cammino che iniziò con le grandi Rivoluzioni del 600 e 700 (Rivoluzione Inglese, Americana e Francese). Tali Rivoluzioni abolirono lo Stato Assoluto.
Durante l’800 però il suffragio era limitato per censo e per sesso, soltanto nel 900 i principali paesi europei adottarono il suffragio universale.

Il numero degli Stati Democratici è aumentato negli ultimi anni, soprattutto in seguito al crollo dei Regimi Comunisti, attualmente la metà della popolazione mondiale vive in Stati Democratici.


Stati Non Democratici
Rientrano in questo gruppo la maggioranza dei paesi dell’Africa, Asia, America Latina.
Sono quasi scomparse le Monarchie Assolute (ma non del tutto  Arabia Saudita e Kuwait), sono diffusi invece gli Stati Autoritari (Dittature Militari) in cui il potere è direttamente nella mani dell’esercito.

In molti paesi si tengono le elezioni a suffragio universale ma spesso la competizione politica non è ammessa e i partiti non sono liberi (Stati Comunisti a Partito Unico  Cina, Cuba, Vietnam, Corea del Nord).
Negli ultimi anni si sono sviluppati, soprattutto nel mondo islamico, Stati Teocratici in cui è ammessa un’unica religione posta a fondamento dello Stato e delle Leggi.

Forme DI governo

La separazione dei poteri
Una caratteristica di tutti i Regimi Democratici è che al vertice dello Stato non esiste un unico organo ma una pluralità di organi con funzioni diverse. Il potere politico non è concentrato in un’unica sede, ma è distribuito fra diversi organi, nessuno dei quali è in grado di dominare sugli altri.
Secondo l’impostazione di Montesquieu, all’interno del potere politico si possono distinguere tre funzioni:
1. Funzione Legislativa (fare leggi)
2. Funzione Esecutiva/Amministrativa (realizzare i fini che lo Stato si propone)
3. Funzione Giurisdizionale (risolvere le controversie fra i cittadini).
Lo scopo della separazione dei poteri è quello di limitare la sovranità dello Stato e di garantire i diritti dei cittadini.

Questi tre problemi distinti ponevano dei problemi: a quali organi potevano essere affidati? Con quali rapporti?
Ossia diverse Forme di Governo. Nei diversi Stati Democratici contemporanei, le forme di governo sono riconducibili a due tipi:
• Forma di Governo Presidenziale
• Forma di Governo Parlamentare

Sistema Presidenziale (USA)
Fu adottata nella Costituzione degli USA ed è tutt’ora vigente in quel paese. Essi sostituirono al sovrano un residente eletto direttamente dal popolo che conservò gli ampi poteri che spettavano al re.
Il sistema presidenziale è di tipo Dualistico: il potere esecutivo e legislativo sono infatti affidati a due organi separati e indipendenti fra loro e sono entrambi eletti dal popolo.
Il Presidente è titolare del potere esecutivo ed è contemporaneamente capo dello Stato. Egli viene eletto direttamente dal popolo ogni 4 anni e non è responsabile di fronte al Parlamento: questo non può costringerlo alle dimissioni con voto di sfiducia, salvo in casi eccezionali di comportamenti illegali del Presidente.
Nel sistema presidenziale non possono esistere le crisi di Governo.
Il potere legislativo è affidato ad un Parlamento eletto direttamente dal Popolo, negli USA il Parlamento viene chiamato Congresso e si compone di due Camere: la Camera dei Rappresentanti e il Senato.

Sistema Semipresidenziale (Francia)
Anche qui il potere esecutivo fa capo al Presidente della Repubblica, eletto direttamente dal popolo ogni 5 anni e non responsabile di fronte al Parlamento. Però i due principali poteri dello Stato non sono così indipendenti fra loro come negli USA: il Presidente designa un Governo che deve avere la fiducia del Parlamento; d’altra parte il Presidente ha la possibilità di sciogliere il Parlamento.
In sostanza sono presenti elementi tipici del modello presidenziale americano e del modello parlamentare europeo.

Sistema Parlamentare (Europa)
È attualmente la forma di Governo più diffusa negli Stati Democratici dell’Europa. Essa può essere adottata sia da Stati Monarchici, sia da Stati Repubblicani: nelle Monarchie Parlamentari la funzione di capo dello Stato è assunta dal re designato per via ereditaria; nelle Repubbliche Parlamentari la carica di capo di Stato spetta al Presidente della Repubblica eletto dal Parlamento.
Alla base dello Stato vi è un unico potere: quello del Parlamento, eletto direttamente dal popolo. Ad esso non compete solo la funzione legislativa (come nel sistema presidenziale), ma anche il compito di esprimere il Governo e di controllarne l’operato. Infatti il Governo che detiene il potere esecutivo, deve avere la fiducia del Parlamento.
In tali sistemi un ruolo decisivo finisce per essere assunto dalla maggioranza parlamentare.

Sistemi parlamentari e presidenziali a confronto

Sistema Parlamentare Sistema Presidenziale
- non c’è una forte stabilità all’azione del Governo:
questo è infatti esposto al mutamento delle
maggioranze; ciò rende possibile il verificarsi di
frequenti crisi di Governo;
- il potere viene esercitato in modo più collegiale
(insieme); né il Capo dello Stato, né il Capo di
Governo dispongono di poteri paragonabili a
quelli del Presidente americano. - è capace di garantire la stabilità dell’azione di
Governo (punto di forza): il Presidente ha il
potere di realizzare il suo programma politico.

Le vicende costituzionali dello stato italiano

L’unificazione
Il processo di unificazione dell’Italia si realizzò attraverso l’estinzione del Regno di Sardegna.
Il Regno d’Italia che fu proclamato nel 1861, non si configurò come uno Stato Nuovo ma come la continuazione del Regno sardo.
Allo Stato Italiano furono estese le leggi dello Stato Piemontese (allora Regno di Sardegna).
Lo stesso accadde per la Costituzione: lo Statuto Albertino emanato nel 1848 dal Re Carlo Alberto per il piccolo Regno di Sardegna, divenne la legge fondamentale del Regno d’Italia.

Lo statuto albertino
La carta costituzionale che il Regno d’Italia ereditò era stata emanata dal re Carlo Alberto nel 1848 per far fronte ai moti insurrezionali che si stavano diffondendo in Europa.
Era quindi una Costituzione concessa dall’alto, senza alcuna consultazione democratica (l’ha fatta il re senza chiedere pareri).
Il re deteneva il potere esecutivo e lo esercitava attraverso il suoi ministri; inoltre il re conservava una notevole influenza sul potere legislativo. Le Camere si riunivano esclusivamente su convocazione del re e le leggi, una volta deliberate dalle due Camere, dovevano avere l’approvazione del re.
Lo Statuto Albertino non offre garanzie di indipendenza al potere giudiziario, afferma infatti che la giustizia emana dal re ed è amministrata a suo nome dai giudici che egli costituisce. Ai giudici è riconosciuta l’inamovibilità ma solo dopo 3 anni di esercizio. Lo Statuto riconosce le principali libertà dei cittadini, ma lo fa in modo generico e lascia alla legge la possibilità di limitarne la portata.
Inoltre lo Statuto non prevede nessuna procedura per modificare le proprie norme, è dunque una Costituzione flessibile.

Il periodo liberale
Il Regime che si instaurò nel Regno d’Italia fu, fin dall’inizio, di tipo Liberale Parlamentare.
Già nei primi anni di applicazione si affermò un maggiore potere del Parlamento e della Camera dei Deputati; parallelamente si ridusse il potere del re.
La conseguenza più significativa di questo spostamento di poteri riguardo la posizione del Governo: esso venne infatti ritenuto responsabile di fronte al Parlamento che poteva provocarne le dimissioni con il voto di sfiducia. Rimase in vigore la norma secondo cui il Presidente del Consiglio e i Ministri venivano nominati dal re, ma essi dovevano successivamente ottenere la fiducia delle Camere. In questo modo essi cessarono di essere gli esecutori della volontà del re, per diventare l’espressione della maggioranza politica.
Il rafforzamento del Parlamento e la riduzione del re non avvennero senza contrasti: il re pretese spesso di immettersi nelle scelte politiche del paese, cercando di imporre la propria volontà.

Il periodo fascista
Il passaggio dal Regime Liberale a Regime Fascista si realizzo fra il 1922 e il 1925. Nel 1922 il capo del Partito Fascista (Mussolini) ricevette dal re (Vittorio Emanuele III), l’incarico di formare il nuovo Governo.
La scelta del re fu determinata dalla volontà di mettere alla guida un uomo forte, che fosse in grado di sbarrare la strada alle conquiste del movimento operaio e al processo di democratizzazione.
Nel 1923 il Parlamento introdusse un nuovo sistema elettorale antidemocratico che consentiva di assegnare i 2/3 dei seggi alla lista che avrebbe ottenuto almeno il 25 % dei voti; grazie a questo meccanismo, nelle elezioni del 1924 la lista del partito fascista riuscì ad ottenere il controllo della Camera dei Deputati.
L’instaurazione del Regime Fascista venne attuata attraverso un insieme di leggi emanate a partire del 1925 che mutarono il sistema costituzionale dello Stato.
Lo Statuto Albertino non venne formalmente abrogato ma perse ogni efficacia.
I lineamenti del nuovo regime possono essere così riassunti: al centro dello Stato venne posta la figura del Capo del Governo, responsabile solo di fronte al re e non al Parlamento.
Nel 1939 la Camera dei Deputati venne soppressa con la Camera dei Fasci e delle Corporazioni.
I Sindaci dei Comuni eletti dal basso, furono sostituiti dai Podestà nominati dall’alto.
I partiti diversi da quello fascista vennero vietati.
Il suo massimo organo, il Gran Consiglio del Fascismo, divenne un organo costituzionale con importanti compiti consultivi.
Particolarmente drastiche furono le misure contro il movimento operaio: fu vietato lo sciopero e abolita la libertà sindacale; le libertà civili vennero eliminate e furono introdotti controlli su stampa, cinema, radio…
Fu rintrodotta la pena di morte per i reati contro lo Stato.
Nel 1926 fu istituito il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, composto da Giudici legati al Regime.
Nel 1938 furono introdotte le leggi raziali contro gli ebrei.
Nel 1940 entrò in guerra a fianco della Germania Nazista.
la caduta del fascismo e la resistenza
Con lo sbarco delle truppe angloamericane in Sicilia, avvenuto nel 1943, fu evidente che le sorte della guerra volgeva in sfavore di italiani e tedeschi.
In Italia, l’opposizione alla guerra diventò più forte, anche all’interno dello stesso partito fascista.
Nel 1943, il Gran Consiglio del Fascismo votò a maggioranza contro Mussolini e l’indomani, il re Vittorio Emanuele III destituì Mussolini e nominò Badoglio.
Badoglio mise fuori legge il partito fascista.
Il disegno del re e di Badoglio era quello di far tornare il vita lo Statuto Albertino, ma ciò si scontrò con l’incalzare degli eventi: nel 1943 il Governo concluse l’armistizio con gli angloamericani e in pochi giorni l’Italia fu occupata dalle truppe tedesche; l’esercito italiano si sfasciò.
Il re e Badoglio scapparono per rifugiarsi.

Dal momento dell’armistizio alla liberazione, l’Italia restò divisa in due parti:
- Nord occupato da tedeschi
- Sud occupato dagli angloamericani.
Nell’Italia settentrionale i tedeschi instaurarono uno Stato fascista che assunse il nome di Repubblica Sociale Italiana (Repubblica di Salò); contro i tedeschi e i fascisti si realizzò la resistenza armata condotta dalle formazioni parigiane.
Nell’Italia meridionale, il potere politico rimase formalmente nelle mani del re e di Badoglio, ma un ruolo determinante venne svolto dai 6 partiti antifascisti, che avevano costituito i Comitati di Liberazione Nazionale (CLN).

Con il Patto di Salerno, si diede vita ad un Regime Politico Transitorio:
• Venne deciso di rinviare la scelta fra la Monarchie e la Repubblica alla fine della guerra e di affidare tale scelta ad un’Assemblea Costituente eletta a suffragio universale;
• Il re Vittorio Emanuele III si ritirò a vita privata e la funzione di capo dello Stato venne assunta dal figlio: Umberto, con il titolo di luogotenente del Regno;
• Venne formato un nuovo governo di cui facevano parte i 6 partiti antifascisti del CLN.
Dopo la liberazione (1945), il Governo decise di lasciare la scelta fra Monarchia e Repubblica direttamente al popolo attraverso un Referendum.
Nel 1946 il re abdicò in favore del figlio, che assunse il titolo di re d’Italia con il nome di Umberto II.

La proclamazione della repubblica e l’assemblea costituente
Nel 1946 i cittadini furono chiamati a votare, contemporaneamente per il referendum fra Repubblica e Monarchia e per l’Assemblea Costituente.
Queste furono le prime elezioni della storia d’Italia, svolte effettivamente a suffragio universale.
Il referendum diede il seguente risultato: 12 milioni e 700 mila voti alla Repubblica, 10 milioni e 700 mila voti alla Monarchia il nuovo re Vittorio II lasciò quindi il paese.
Nelle elezioni per l’Assemblea Costituente prevalsero i 3 partiti di massa che avevano già un peso determinante in Parlamento: Democrazia Cristiana, Partito Socialista e Partico Comunista.
Subito dopo, l’Assembla Costituente elesse il capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, e si mise al lavoro per l’elaborazione del testo della Costituzione.
Nel 1947 si approvò il testo definitivo della Costituzione, essa fu poi promulgata ed entrò in vigore nel 1948.
Nel 1948 l’Assemblea Costituente si sciolse, tre mesi dopo si svolsero le elezioni per la Camera dei Deputati e del Senato, fu poi eletto dal Parlamento in seduta comune, il primo Presidente della Repubblica Italiana: Luigi Einaudi.

La costituzione della repubblica italiana
Composta da 139 articoli.
Si apre con i principi fondamentali, dall’articolo 1 al 12.
È suddivisa in due parti: la prima parte “Diritti e Doveri dei Cittadini” (4 titoli) tratta del rapporto fra Stato e cittadini, la seconda parte “L’Ordinamento della Repubblica” (6 titoli) tratta dell’organizzazione dei pubblici poteri.
È una Costituzione Rigida, il titolo 6 della seconda parte stabilisce le speciali procedure per la modifica delle norme e istituisce uno speciale giudice (Corte Costituzionale) con il compito di controllare la costituzionalità delle leggi.

La Costituzione prefigura una forma di Stato di tipo Democratico e una forma di Governo di tipo Parlamentare.
Il contenuto della Costituzione riflette il clima di fermento politico dell’immediato dopoguerra.

Le due principali caratteristiche che contraddistinguono la Costituzione italiana sono:
• Forte tensione innovativa e riformatrice rispetto a come si trovava l’Italia allora;
• La costante ricerca di un compromesso fra i valori delle principali correnti politiche presenti nell’Assemblea Costituente.


Gli anni 50: la mancata attuazione della costituzione
Una volta che la Costituzione entrò in vigore, si trattava di renderla concretamente operante; occorreva cioè emanare nuove leggi per realizzare le riforme che essa richiedeva. Questo si verificò però in maniera molto limitata nei primi anni di vita della Repubblica, con la conseguenza che molte disposizioni della Costituzione non vennero attuate.
Ciò dipese dalla svolta politica che si realizzò fra il 47 e il 48: nel 47 Comunisti e Socialisti furono esclusi dal Governo, nel 48 le prime elezioni della Repubblica si svolsero in un clima di aspra contrapposizione fra il fronte popolare e tutti gli altri partiti. Iniziò allora il periodo dei Governi Centristi.

Il profondo rinnovamento che l’Assemblea Costituente si era ripromessa, non venne realizzato; di conseguenza venne mantenuta una continuità fra Stato Repubblicano e precedente Stato Fascista.
Nella seconda metà degli anni 50, fu tuttavia compito qualche passo avanti: entrarono in funzione la Corte Costituzionale, il CNEL e il CSM.

Gli anni 60: il processo di attuazione della costituzione
Nei primi anni 60, iniziò il periodo dei Governi di Centro-Sinistra, basati su un programma di riforme.
Alla fine di questi anni ci fu un periodo di sviluppo dei movimenti sociali, queste tensioni sociali ebbero l’effetto di accelerare il processo riformatore: furono adottate misure di democratizzazione dello Stato, furono ampliate le libertà civili e fu esteso l’intervento pubblico a favore dei ceti più deboli.
Sul piano istituzionale, il ventennio 60-80 comportò un progressivo adeguamento della legislazione ai principi costituzionali. I più importanti risultati furono:
• Riforma della scuola media (obbligo scolastico fino ai 14 anni)
• Introduzione della programmazione economica
• L’istituzione delle Regioni Ordinarie
• L’attuazione dell’istituto del Referendum
• Riforma del diritto di famiglia (principio dell’uguaglianza fra uomo e donna).

Gli anni 80: la mancata riforma della costituzione
In questo periodo cominciò a diffondersi l’esigenza di una revisione della stessa Costituzione, in particolare delle norme che riguardavano l’Ordinamento Statale.
Questo mutamento di prospettiva ebbe origine da un giudizio negativo sul funzionamento politico italiano; di fronte a questa situazione si voleva realizzare una Riforma Istituzionale attraverso la modificazione dei meccanismi previsti dalla Costituzione per il funzionamento dei massimi poteri dello Stato.

Gli anni 90: la transizione imcompiuta
Tutti i nodi aperti nel decennio precedente, vennero al pettino negli anni 90; si sciolsero tutti i più importanti partiti e ne nacquero dei nuovi.
Nel 1993 venne adottato un sistema elettorale maggioritario che favorire il raggruppamento dei partiti in due schieramenti:
• La Sinistra
• La Destra.
Per la prima volta si verificò l’alternanza al Governo.
Furono istituite due funzioni bicamerali con il compiti di riscrivere la seconda parte della Costituzione: la Commissione De Mita – Iotti e dopo il suo fallimento, la Commissione D’Alema. Quest’ultima riuscì a formulare un nuovo testo della seconda parte della Costituzione che conteneva proposte di notevole portata:
• Adozione di una forma di Stato di tipo Federale
• Elezione diretta del Presidente della Repubblica
• Differenziazione dei poteri delle due Camere.
Tuttavia nel 1998 il Parlamento, cui spettava l’approvazione definitiva lasciò cadere tutto.

Gli anni 2000: la prima riforma costituzionale
Nel 2001 il Parlamento approvò la riforma del titolo 5° della Costituzione (Regioni, Province, Comuni): vennero introdotte innovazioni nei rapporti fra centro e periferia.

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