@Giu96 di @Giu96
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Canto VI del Purgatorio

- E' il canto politico, in cu Dante esprime le sue concezioni politiche; il canto inizia in modo ex abrupto, ossia direttamente in materia senza l'introduzione. Siamo nell'antipurgatorio. E' presente una similitudine del gioco della zara; qui Dante è circondato da tutte le anime e si paragona a un vincitore di una partita di zara, il quale viene avvicinato da tutti gli spettatori per ottenere qualche spicciolo della vincita; Un altro aspetto importante è l'efficacia della preghiera, tutte le anime prima pregavano gli dei e non venivano purificate mentre quando pregavano in nome di Dio venivano purificate perché solo verso Dio la preghiera era efficace;
Si verifica un incontro con Sordello, il custode del Purgatorio (è un poeta mantovano) che viene rievocato perché è nato nella stesso luogo natio di Virgilio, in questa circostanza Dante scatena la sua invettiva (violenta accusa) contro l'Italia e Firenze, dove Dante accusa tutti, i signori italiani, le famiglie, gli uomini di Chiesa, i vescovi, i cardinali e anche Alberto d'Asburgo. Il poeta accusa anche Giustiniano che creò il Corpus Iuris Civilis, ma le cui leggi venivano infrante.
Nel verso 118 Dante chiede a Dio se si accorge della situazione e della confusione che in Italia si è venuta a creare;
Nel verso 126 si riferisce a Firenze e usa la tecnica dell'ironia, paragonandola ad Atene e Sparta.
Infine nel verso 148 Firenze viene paragonata a una malata che si rigira continuamente nel letto cercando di diminuire il dolore.

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