Giorgjo di Giorgjo
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XVI canto del Purgatorio

Il sedicesimo canto è il luogo di esatto mezzo della seconda parte della commedia; dal punto di vista filosofico viene introdotto e discusso il concetto del libero arbitrio. Il canto ha luogo nella terza cornice, quella degli iracondi: questi in vita furono accecati dall’ira, e adesso a causa del contrappasso per analogia non riescono a vedere a causa del fumo. Neanche Dante è capace di aprire gli occhi davanti a questo fumo particolarmente denso, ed ha bisogno di appoggiarsi a Virgilio: ciò indica che l’uomo non è solo grazia divina e liberazione, ma ha bisogno della ragione per inoltrarsi nelle difficoltà. Durante la processione di anime che cantano lodi verso Dio, Dante incontra una schiera di anime che intonano l’Agnus Dei: il poeta spiega a queste come è arrivato vivo nel purgatorio, e rivela la sua identità. L’anima che si presenta è Marco Lombardo, saggio cortigiano che rimpiange i valori dell’antica cortesia. Dopo che Dante accetta di pregare per lui, introduce il tema della corruzione del mondo e chiede all’anima se sia una questione celeste o terrena, e Marco risponde introducendo un discorso sul libero arbitrio. Esso è la modalità di libertà che Dio ha affidato agli uomini: vengono messi in evidenza i momenti in cui l’uomo sceglie tra il bene ed il male e viene discussa la natura delle anime, che in generale tendono a ricercare il piacere. Queste devono perciò essere guidate nelle loro scelte, e questo ruolo spetta alla chiesa che in quel periodo è però attratta da beni terreni. Marco Lombardo cita in seguito le corti pagane che dopo il governo di Federico II sono diventate corrotte; afferma inoltre che Roma aveva due soli, raffiguranti il potere temporale e quello spirituale: uno dei due ha però oscurato l’altro.

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