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6 Canto Paradiso


E’ sicuramente tra i più importanti essendo il cosiddetto canto politico, qui ci sarà la figura dell’imperatore Giustiniano. Ci troviamo nel Cielo di Mercurio e la permanenza di Dante e Beatrice occupa 3 canti il 5 , il 6 e il 7. Nel 5 viene rappresentata l’ascesa al cielo di Mercurio che appare a Dante come non molto ampio ma pieno di anime, in questo cielo sono ospitati i beati che operarono nel bene per il raggiungimento di una gloria terrena, cioè sono beati molto virtuosi cioè il loro comportamento era retto, però anteposero comunque la gloria terrena al bene di Dio anche se il loro comportamento fu impeccabile, però per questo sono collocati in uno dei cieli più bassi. Fra queste anime si fa avanti l’anima di Giustiniano che inizia a parlare con Dante che gli chiede innanzitutto di identificarsi e di parlare della condizione dei beati in questo cielo, Giustiniano risponde e queste risposte sono l’oggetto del sesto canto; mentre poi nel 7 canto avremo il congedo di Giustiniano e la risoluzione di altri dubbi di Dante. Per quanto riguarda la divisione in sequenze del canto abbiamo la 1 relativa all’identificazione di Giustiniano che si presenta con uno dei canti più famosi della Divina Commedia “Cesare fui e son Iustiniano” per indicare che fu un imperatore in terra e nella vita ultraterrena è semplicemente Giustiniano per indicare che la gloria terrena non vale niente dopo la morte; nella 2 sequenza abbiamo Giustiniano che legittima l’Impero Romano ed effettua un’esaltazione dell’Impero Romano ripercorrendo le tappe più importanti della sua espansione, successivamente c’è la critica effettuata da parte di Giustiniano nei confronti dei Guelfi e dei Ghibellini cioè nei confronti di tutte le fazioni politiche che sottomettono gli interessi privati al bene comune; poi Giustiniano parlerà della condizione dei beati nel Cielo di Mercurio; nell’ultima sequenza c’è l’incontro di Dante con Romeo da Villanova. Per quanto riguarda il canto bisogna dire che è importante perché si può mettere in evidenza un rapporto fra i canti politici della commedia, questo rapporto consiste nell’analogia ovviamente della trattazione ed inoltre si può assistere ad un progressivo ampliamento della trattazione politica in quanto nell’Inferno Dante tratta della situazione politica in cui si trova la città di Firenze ai suoi tempi, nel Purgatorio tratta della situazione politica di tutta l’Italia nel corso del’300, mentre nel Paradiso Dante tratta l’Impero, perché in effetti il sogno anche se un po’ utopico, era quello di restaurare l’Impero per sanare la crisi politica in cui versava l’Italia nel tempo. Il protagonista del 6 canto dell’Inferno è Ciacco che si trovava nel cerchio dei golosi, Ciacco rivolge a Dante le 3 famose domande sulla situazione politica di Firenze: Come terminerà la lotta all’interno della città di Firenze tra Guelfi bianchi e neri? Se vi era qualche uomo giusto e la terza Quali sono le tappe che hanno determinato queste discordie? Ciacco rispose dicendo che alla prima domanda in un primo momento i Guelfi Bianchi governeranno la città ma dopo solo 3 anni dalla vittoria grazie all’aiuto di un uomo che apparentemente sembra essere neutrale (Bonifacio VII) i Guelfi Neri riusciranno a prevalere sui Bianchi che saranno esiliati dalla città subendo gravi vessazioni. Per quanto riguarda la 2 domanda Dante risponde che i giusti son 2 per indicare che sono pochi, ma alcuni hanno anche cercato di identificare chi fossero, e molto probabilmente Dante che peccava di superbia introdusse anche se. Per l’ultima domanda Ciacco risponde che i 3 vizi che hanno determinato queste discordie sono la lussuria, la superbia e la cupidigia che sono i 3 vizi capitali che troviamo all’inizio della Commedia impersonificati nelle 3 lupe.
Per quanto riguarda il 6 canto del Purgatorio troviamo come protagonista Sordello da Goito che era un rimatore provenzale, viene posto da Dante nella schiera delle anime dei negligenti cioè coloro che si pentirono dei loro peccati soltanto sul punto di morte. I negligenti nel Purgatorio saranno divisi in 3 balze e Sordello si troverà nell’ultima. Egli viene ricordato soprattutto per aver scritto un’opera intitolata ”Il compianto di Ser Blakatz” qui invitava tutti i nobili a cibarsi del cuore di questo nobile morto per nutrirsi delle virtù di questo cuore, visto che i nobili erano degenerati soprattutto moralmente. Sordello tratta della situazione politica dell’Italia che viene rappresentata in maniera metaforica come un cavallo sciolto che non ha una guida, ovviamente si riferisce alla mancanza in Italia di un forte potere centrale, alla mancanza quindi dell’imperatore che possa garantire la giustizia e possa porre termine alle lotte tra i vari partiti. L’assenza dell’imperatore per Dante è importantissima infatti sperava nell’ascesa di Arrigo VII in Italia che non avvenne a causa della sua morte, in effetti Sorello rappresenta quello che è il pensiero politico di Dante che dice che se la chiesa ha approfittato di tale situazione per avvalersi di un potere politico che non gli è consono lo si deve proprio al fatto che in Italia manca l’imperatore, infatti nel De Monarchia con la teoria dei due soli affermava che l’imperatore e il papa sono due poteri autonomi, ciascuno splende della propria luce, all’imperatore si deve la gestione del potere temporale, ovvero il raggiungimento della felicità terrena grazie all’amministrazione della giustizi e governando in maniera giusta, al papa invece spetta l’amministrazione del potere spirituale ovvero deve pensare alla felicità ultraterrena. Tra i due però c’è una sorta di riverenza dell’imperatore nei confronti del papa che ha un potere eterno essendo relativo alla dimensione ultraterrena. Quindi mancando in Italia la figura dell’imperatore la Chiesa ha cercato di ottemperare tale mancanza assumendo delle prerogative che non sono proprie del potere del pontefice, ma la colpa fondamentale è dell’imperatore e non del pontefice.
Per quanto riguarda il 6 canto del Paradiso c’è appunto Giustiniano che effettua innanzitutto un’esaltazione dell’impero Romano. Ma Dante che è un uomo del Medioevo come mai esalta L’impero Romano che nel periodo medievale viene considerato come un periodo buio in cui i valori della cristianità non sono per niente rispettati? Nel De Monarchia che è il trattato politico di Dante, qui legittima l’autorità dell’Impero Romano inserendola nel piano provvidenzialistico che Dio ha generato per tutta l’umanità e l’impero si colloca all’interno del piano provvidenzialistico per il fatto che grazie ai romani la maggior parte delle terre all’ora conosciute sono state unite sotto una stessa lingua, legge, cultura e ciò ha facilitato la diffusione del messaggio cristiano tra le terre, effettuato da parte degli apostoli, dopo la discesa di Cristo sulla terra. Anche nello stesso De Monarchia Dante propone una restaurazione dell’impero anche se però all’ora quel pensiero politico era utopico, in quanto Dante viveva nell’Età Medievale in cui il potere centrale era stato diviso in tanti poteri minori con l’avvento del feudalesimo, quindi avanza una proposta non tenendo conto del contesto storico in cui vive. Un’altra domanda è:” Nel momento in cui Dante decide di esaltare l’impero romano perché sceglie proprio Giustiniano, tra tanti imperatori molto più famosi di lui, ed era anche imperatore dell’impero romano d’occidente?”. In particolar modo Dante esalta di lui il suo operato legislativo, infatti Giustiniano aveva elaborato insieme a una commissione di giudici il Corpus Iulis Civilis che ancora oggi è alla base del codice del diritto civile. Il suo progetto era quello di raccogliere tutte le leggi civili che erano state promulgate sino ad all’ora dai romani e risistemarle, eliminando il superfluo, il ripetuto varie volte, andando a costituire un organismo giuridico ben definito che fosse d garante per un’ottima amministrazione della giustizia. Questo perché Giustiniano è imperatore in un periodo di profonda crisi dell’Impero romano che aveva subito una divisione tra occidente e oriente, aveva perso l’unità politica e religiosa ed era amministrato in malo modo da un punto di vista giuridico, per cui egli capisce che per riorganizzare bene l’Impero era necessaria una riforma della giustizia perché solo laddove la giustizia è ben amministrata si può giungere anche ad una risoluzione di tutte le controversie. Quindi Dante sceglie lui perché tra gli imperatori è colui che sembra meglio dare un insegnamento per i suoi contemporanei, l’Italia infatti viveva la stessa crisi politica, amministrativa, giuridica e il riassetto dell’amministrazione giuridica sarebbe stato sicuramente una componente rilevante per risolvere la situazione di crisi italiana.
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