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III canto del Paradiso - Analisi e personaggi


Nel 3 canto del Paradiso ci troviamo nel Cielo della Luna che ospita gli spiriti inadempienti ovvero quelle anime che non hanno portato a termine i loro voti, non per loro volontà, ma perché costretti da altri in quanto hanno subito una violenza. Queste anime appaiono a Dante come dei corpi evanescenti, in quanti nei primi due cieli presentano ancora delle fattezze corporali anche se molto evanescenti, ed infatti egli pensa di trovarsi al cospetto di figure riflesse allo specchio, per cui si volta in dietro cercando di capire chi si trova davanti ma Beatrice gli spiega che è in errore in quanto l’evanescenza è una caratteristica di queste anime. Incontra Piccarda Donati, era la sorella di Corso Donati e di Forese Donati, che conosceva bene in vita: Corso era un nemico politico di Dante in quanto era a capo dei Guelfi Neri, mentre Forese era un amico di Dante con il quale aveva scambiato una cosiddetta tenzone ovvero uno scambio di versi relativa alla trattazione di determinati argomenti, inoltre lo aveva già incontrato nel Purgatorio e Forese gli aveva anticipato che avrebbe incontrato la sorella Piccarda nel Paradiso, ciò nonostante Dante quando la incontra non la riconosce non solo per l’evanescenza ma perché la sua bellezza, che era già notevole nella vita terrena, adesso è sublimata dalla luce divina da cui essa risplende. La prima caratteristica che deriva da Piccarda è lo spirito di pietà che si estrinseca nella cortesia, nella cordialità con cui l’anima si dispone nei confronti del poeta, in effetti la pietà caratterizzerà poi tutte le anime del Paradiso. Piccarda da giovane era entrata nel convento delle clarisse e diciamo che da come lei presenta la sua monacazione sembra una donna che ha cercato nel convento un rifugio per preservarsi dalle ostilità della vita, quindi all’inizio ci viene presentata anche come un anima dal carattere abbastanza debole, ma nello stesso tempo come uno spirito gentile, la gentilezza che sta a rappresentare la nobiltà d’animo, ed infatti anche il suo parlare è un eloquio abbastanza forbito. Della sua vita terrena Piccarda ricorda appunto in maniera abbastanza ampia il periodo trascorso in convento e poi dice a Dante che uomini che sono avvezzi più al male che al bene la rapirono dal convento costringendola a sposarsi, in effetti allude all’azione di suo fratello Corso che per motivi politici la fece rapire e sposare con Rosellino della Tosa e Piccarda diciamo che spende pochissime parole relative alla vita oltre il matrimonio, dice soltanto che fu una vita piena di sofferenza. Inoltre lei morì giovane, poco dopo il matrimonio, e una leggenda riporta che per volontà dio Dio si ammalò di lebbra in modo tale da lasciare il suo corpo incontaminato dal marito. Sempre nel 3 canto dopo lo spazio dedicato a Piccarda troviamo un accenno ad un’altra anima: Costanza d’Altavilla : la figlia di Ruggero II il Normanno, sposò Enrico IV di Svevia e dal loro matrimonio nacque Federico II. In pratica Dante segue una leggenda che vuole che Federico II, capo dei Ghibellini, sia stato partorito da una donna che anch’ella era stata sottratta dal convento al di fuori della sua volontà, e quindi visto come il figlio dell’anti-Cristo. Per quanto riguarda Piccarda generalmente si fa un confronto fra le 3 donne più esemplificative che troviamo nella commedia: Francesca da Rimini, Pia de Tolomei e Piccarda, anzi per quanto riguarda le prime due c’è anche una simmetria di posizione (entrambe nel 5). Allora sono donne che presentano analogie ma anche molte differenze, diciamo che il denominatore comune è che tutte e 3 hanno subito una violenza: Francesca e Pia violentemente uccise dal marito mentre la violenza di Piccarda maggiormente morale essendo stata strappata dal convento, inoltre tutte e 3 violentate da familiari stretti. In generale però sono 3 anime molto diverse: Francesca viene rappresentata come una titana che anche dopo la pena non si pente per il cosiddetto peccato che ha determinato la sua pena eterna ma continua ad affermare il suo amore anche nell’inferno, quindi il non cedere alla volontà divina ma continuare ad affermare il suo amore, inoltre è caratterizzata da grande rancore per il marito che l’ha uccisa; per quanto riguarda Pia dei Tolomei innanzitutto in lei c’è pentimento prima della morte, del resto lei prima della morte perdona colui che ha abusato di lei. Inoltre un’altra differenza tra le 3 donne, per quanto riguarda la vicenda di Pia è rappresentata in pochi versi rispetto a Francesca e Piaccarda. Quest’ultima, invece, si differenza dalle altre perché innanzitutto ha conquistato la grazia di Dio grazie al fatto che lei non soltanto perdona ma è del tutto lontana da quelli che sono i sentimenti e le passioni che caratterizzano gli uomini, infatti Dante le pone una domanda e le chiede se coloro che sono collocati nel cielo più basso provano invidia nei confronti delle altre anime che sono più vicine a Dio e che godono di una beatitudine maggiore ma lei risponde di no in quanto la loro beatitudine sta nell’uniformarsi alla volontà di Dio ed inoltre tutte le passioni che tormentano l’animo umano in Paradiso sono spente. Da un punto di vista caratteriale ci sono elementi in comune con Francesca in quanto entrambe appartengono ad una classe aristocratica, di grande cultura che si esprimono con un linguaggio forbito e donne inoltre caratterizzato da una nobiltà d’animo, la differenza sta nel fatto che l’anima di Pio è molto più debole e ciò si evince da come descrive la monacazione “mi rinchiusi nel convento” vista come un’arma della vita per difendersi contro le intemperie le difficoltà quotidiane, nonostante fosse una scelta non forzata.
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