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“Vergine e madre, figlia di tuo figlio, la più umile e nobile creatura, meta prefissata della decisione divina, tu sei colei che ha nobilitato il genere umano a tal punto che il suo creatore non si rifiutò di diventare una sua creatura. Nel tuo ventre si riaccese l’amore (tra Dio e l’uomo), il calore del quale ha fatto germinare questa rosa nell'eterna pace del Paradiso. Qui sei per noi una fiaccola ardente di carità, e giù, tra i mortali, sei una perenne fonte di speranza. Signora, tu sei tanto grande e vali tanto, che il desiderio di chiunque brami la grazia e non si rivolge a te, vuole volare senz'ali. La tua benevolenza non soccorre solo chi domanda, ma molte volte viene spontaneamente prima della richiesta. In te c’è la misericordia, la pietà, la magnificenza, in te si somma tutta quanto di bontà che c’è nel creato. Ora quest’uomo, che dall'infima regione dell’universo fino a qui ha visto le condizioni dello spirito ad una ad una, ti supplica per ottenere, come dono di grazia, tanta forza da poter alzare lo sguardo ancora più in alto fino all'ultima salvezza. Ed io, che mai ho desiderato di vedere Dio più ardentemente di quanto desideri che egli lo faccia, ti rivolgo tutte le mie preghiere, e prego che non siano insufficienti, affinché tu lo liberi da ogni nube terrena con le tue preghiere, così che il sublime piacere gli si manifesti. Ti prego ancora, signora, che puoi avere ciò che vuoi, che tu conservi puri i suoi sentimenti, dopo una visione tanto grande. La tua custodia vinca le sue passioni: guarda come Beatrice e tutti i beati uniscono le mani a te per la mia preghiera!”. Gli occhi amati e venerati da Dio, fissi su S. Bernardo, ci dimostrarono quanto le sono gradite le preghiere devote; poi si indirizzarono verso la luce divina, nella quale non si deve credere che da alcuna altra creatura lo sguardo venga rivolto tanto chiaramente. Ed io, che mi avvicinavo alla meta di tutti i desideri, così come dovevo, portai al massimo grado il mio desiderio. S. Bernardo mi indicava di guardare in su, e sorrideva, ma io mi ero già posizionato di mia iniziativa come egli voleva: giacché il mio sguardo, procedendo pura, penetrava sempre di più nel raggio della luce divina che è vera nella sua essenza. Da questo momento in poi ciò che vidi fu più grande di quanto le parole possano esprimere, poiché di fronte a tanto eccesso le parole e la memoria cedono. Come colui che ha un sogno e in cui dopo il sogno rimane impresso il sentimento di esso, mentre il resto non torna alla memoria, così sono io, poiché la mia visione è quasi totalmente scomparsa, ma ancora mi scende goccia a goccia nel cuore la dolcezza che derivò da essa. Così la neve si scioglie al sole, così si perdeva nel vento la sentenza della Sibilla sulle foglie leggere. O somma luce che ti innalzi tanto dalle concezioni umane, restituisci alla mia mente un poco di come mi apparivi, e rendi la mia voce così capace che possa lasciare ai posteri anche solo una scintilla della tua gloria, perché essi possano capire meglio la tua vittoria se almeno in parte essa tornerà alla mia memoria e io la potrò cantare un poco in questi versi. Io credo che, a causa dell’intensità del raggio divino che io sopportai, mi sarei perduto se avessi distolto lo sguardo da esso. Mi ricordo che per questo motivo fui più coraggioso nel sostenerlo, tanto che io congiunsi il mio sguardo con Dio. Oh eccelsa grazia per cui io osai fissare lo sguardo attraverso la luce eterna, tanto da portare al limite la mia capacità visiva! Nella sua profondità vidi che p contenuto, legato con l’amore in un unico volume, tutto ciò che attraverso l’universo si distribuisce: essenze e contingenze e il loro modo di rapportarsi compenetrandosi, in un modo di cui le mie parole sono solo una semplice parvenza. Affermo di aver visto l’essenza universale in questo nodo, perché nel dirlo, sento in me una gioia più grande. Quel solo momento è per me più difficile da raccontare di quanto lo siano stati venticinque secoli per le imprese che fecero sì che Nettuno ammirasse l’ombra di Argo. Allo stesso modo la mia mente, tutta assorta, contemplava dritta, immobile e attenta, e continuamente si faceva più ardente di desiderio di contemplare. Alla luce divina si diventa tali che non è mai possibile distogliersi da essa per guardare qualcos'altro; perché in essa si raccoglie tutto il bene che è l’oggetto della volontà, e al di fuori di essa è imperfetto tutto ciò che in essa è perfetto. Ormai le mie parole anche solo rispetto a quello che io ricordo, saranno più incapaci di quelle di un bambino che beve ancora il latte dal seno. Non perché ci fosse più di un unico aspetto nella luce divina che contemplavo, poiché è sempre identica a se stessa com'era prima, ma per la mia vista che si rafforzava nel guardare, quell'unico aspetto si trasformava davanti a me, mentre cambiavo io. Nell'essenza profonda e luminosa della luce divina mi apparvero tre cerchi di tre colori diversi e di una stessa dimensione, ed il secondo sembrava riflesso dal primo, come da un arcobaleno all'altro, mentre il terzo sembrava un fuoco emesso con la stessa intensità dall'uno e dall'altro. Oh quanto è insufficiente e sbiadito il mio parlare rispetto all'immagine che ho in mente! E anche questa immagine, rispetto a quel che ho visto, è tale che dire “poco” non basta. O luce eterna che sei racchiusa in te stessa, che sola puoi comprenderti, e che ti ami e ti sorridi nell'esser compresa da te e nell'atto di comprenderti! Quel cerchio che così appariva generato in te come da un raggio riflesso, osservato attentamente dal mio sguardo, mi parve dipinto dentro di sé, del suo stesso colore, della figura umana: per cui la mia vista si era concentrata tutta su di esso. Come il matematico che si concentra completamente per misurare il cerchio, e non ritrova, pur pensando, il principio di cui ha bisogno, così ero io davanti a quella straordinaria visione; volevo comprendere come poté quell'immagine umana adattarsi al cerchio divino e come può collocarsi in esso; ma le mie ali non erano in grado di fare ciò: senonché il mio intelletto fu percosso da una folgorazione per cui raggiunse il suo desiderio. Alla mia facoltà immaginativa elevata qui mancò la forza; ma l’amore che muove il sole e gli altri astri, Dio, già coinvolgeva l mio desiderio e la mia volontà come una ruota che gira con moto uniforme.

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