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Alighieri, Dante-Paradiso canto XXXIII

A Beatrice è subentrato Bernardo, spirito che accompagna Dante nel completamento del suo percorso. Questo si concluderà con il conseguimento della beatitudine. Per beatitudine si intende la piena realizzazione dell’essere umano, l’appagamento di ogni suo desiderio. L’oggetto del desiderio di ogni essere vivente è il ricongiungimento con la propria origine; tutte le creature aspirano quindi a ricongiungersi con il Creatore. Il canto si conclude proprio con la visione di Dio, e con l’estasi che essa produce. Dio è raffigurato come compresenza di tre persone in una unità. La fonte fondamentale per questa raffigurazione di Dio è rappresentata dagli scritti teologici del teologo domenicano Tommaso d’Aquino, che costituiscono un punto di riferimento per tutta la teologia medievale. L’invenzione di Dante consiste nel ricorso alla geometria, che nel medioevo era considerata come la più esatta, la più perfetta delle scienze. La trinità è concepita, nella Commedia, come un cerchio che, per un mistero che la ragione umana non è in grado di comprendere, è composto da tre cerchi sovrapposti e di colore diverso; tuttavia, essi sono visti distintamente. Questi tre cerchi rappresentano le tre persone che compongono la Trinità, Padre, Figlio e Spirito. Nel secondo di questi cerchi Dante intravede una figura umana. Oltre al mistero (verità di fede che la ragione non è in grado di spiegare) della trinità viene presentato un secondo mistero, quello dell’incarnazione. Il terzo cerchio è una sorta di energia che si muove continuamente dal secondo cerchio al primo e dal primo al secondo; esso rappresenta l’energia d’amore che continuamente passa dal Padre al Figlio e dal Figlio al Padre. Il terzo mistero che viene presentato è quello della Trinità come amore. L’Universo ha quindi la propria origine in un Dio che è amore dinamico e che imprime movimento a tutto l’Universo, che si muove per amore del Creatore. Negli ultimi versi anche Dante diventa parte di questo movimento d’amore.Giunto all’Empireo, lo sguardo di Dante è capace di sostenere la vista della Trinità, ma egli ha bisogno dalla grazia divina, che gli è concessa da colei che per eccellenza è la mediatrice tra il divino e l’umano, la Vergine Maria. Quest’ultima è definita come colei che, creatura, ha generato il proprio creatore. La prima parte del canto è quindi costituita dalla preghiera che Bernardo rivolge a Maria perché conceda a Dante la grazia di poter contemplare la Trinità, che si ha nella seconda parte del canto. Dante vede per prima la storia dell’universo racchiusa in un unico punto. Un altro mistero che Dante contempla è quello del passato, del presente e del futuro dell’universo contenuti in un unico punto che è Dio stesso.

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