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Canto XV del Paradiso, Commento

Cacciaguida , il trisnonno di Dante, con intensa commozione rievoca la vita onesta e semplice della Firenze del suo tempo. Poi racconta brevemente la sua vita: nasce a Firenze verso la fine del XI secolo , viene nominato cavaliere dall’imperatore Corrado III di Svevia e lo segue nella seconda Crociata in Terra Santa, dove trova la morte combattendo per la fede. Il discorso di Cacciaguida è una dura condanna del degrado morale in cui si trova la società dell’epoca di Dante. Il rimpianto che traspare dalle sue parole dà voce alla sofferenza e alla nostalgia del poeta, un uomo lontano dalla sua patria e dagli affetti.


Fiorenza dentro da la cerchia antica,
ond'ella toglie ancora e terza e nona,
si stava in pace, sobria e pudica.
Non avea catenella, non corona,
non gonne contigiate, non cintura
che fosse a veder più che la persona.
Non faceva, nascendo, ancor paura
la figlia al padre, ché 'l tempo e la dote

non fuggien quinci e quindi la misura.
Non avea case di famiglia vòte;
non v'era giunto ancor Sardanapalo
a mostrar ciò che 'n camera si puote.


Nell’Eden Dante ha incontrato Beatrice, simbolo della Grazia, che lo guiderà verso Dio. Dopo aver confessato i suoi peccati ed essersi bagnato nell’acqua dei due fiumi , il Letè, che cancella il ricordo del male commesso, e l’Eunoè, che rafforza la memoria del bene fatto, il poeta si accinge a salire in Paradiso. Assieme alla donna amata attraversa i primi quattro cieli e giunge nel cielo di Marte, dove sono scesi per incontrarlo i beati ( Fra i quali Cacciaguida) che combatterono per il trionfo della fede.

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