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Paradiso


Il regno del Paradiso è la terza ed ultima tappa del viaggio di Dante nell’oltretomba. Secondo la cosmogonia dantesca il Paradiso è composto da nove cieli concentrici che ruotano tutti intorno alla Terra, l’ultimo dei quali è l’Empireo (termine che deriva dal grecoempyrios” cioè sfera di fuoco) che è il Cielo più importante in cui risiede Dio.
Dante, nella stesura dell’opera, si trova di fronte ad una serie di difficoltà narrative; il Paradiso, infatti, è uno spazio di difficile rappresentazione, poiché è difficile da immaginare (a differenza dell’Inferno e del Purgatorio), in quanto è ospitato da nove cieli che non sono visibili (anche perché nell’immaginario collettivo il cielo forma un’unica realtà). Dante spiega che questi cieli sono presidiati da vari pianeti (Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno, Nettuno, Urano) dalla Luna e dal Sole, e che ciascun cielo non fa ombra sull’altro poiché essi sono inconsistenti, sono fatti cioè di spirito. Inoltre, narrativamente, era difficile la rappresentazione di Dante che passa da un cielo all’altro (proprio perché i cieli erano inconsistenti) ed era difficile raccontare anche di Dio e dei beati. Così Dante racconta che Dio corrisponde al massimo grado di armonia e lucentezza mentre i Santi sono essi stessi luce e armonia ma non al massimo grado. Dante per risolvere questi problemi narrativi immagina, infine, che nel paesaggio dall’Eden al Paradiso lui stesso subisca una sorta di trasformazione; egli vive, cioè, l’esperienza da lui chiamata “trasumanar” (da “trans”= passare oltre), ovvero il superamento dei limiti delle sue possibilità umane.
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