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1) Qual è la pena che subiscono gli avari ed i prodighi? ed in che cosa consiste il contrappasso?
2) Chi è il guardiano del quarto cerchio? Come viene rappresentato e quali differenze rilevi con Minosse o con Cerbero?
3) In questo cerchio che tipo di rapporto viene evidenziato tra Dante e le gerarchie ecclesiastiche? Ed in che modo viene rappresentato?
4) Come viene descritta la Fortuna in questo cerchio e qual è la differenza con il concetto di fortuna presente nel Decameron di Boccaccio?
5)Chi vede Dante nella palude dello Stige e come li rappresenta?



1) Dante e Virgilio giungono nel IV cerchio dove trovano le anime degli avari e dei prodighi.
Questi dannati sono divisi in due schiere che procedono lungo il Cerchio in senso opposto, una da destra e una da sinistra, facendo rotolare con il petto enormi macigni, fino a scontrarsi. Quando si incontrano, si rinfacciano i loro peccati gridando: “Perché trattieni i soldi?” e “Perché li sperperi?”; quindi si girano indietro e rifanno lo stesso percorso per l’eternità. Per la legge del contrappasso gli avidi ed i prodighi, che in vita si erano impegnati a sperperare o ad accumulare denaro, ora sono costretti a spingere un peso inutile in base, appunto, alla quantità di ricchezze su cui si erano concentrati prima della loro morte. Inoltre in questo cerchio Dante nota che la maggior parte dei peccatori furono chierici, tra cui anche papi e cardinali, e Virgilio, vedendolo sorpreso nel non riconoscere nessuno, gli spiega che il carattere immondo del loro peccato e la loro “sconoscente vita” li hanno resi irriconoscibili.


2) All'ingresso nel IV Cerchio Dante e Virgilio incontrano Pluto, il dio greco delle ricchezze nonché custode di questa zona infernale. Il mostro viene descritto come un demone bestiale con sembianze di lupo, che giunge contro i due poeti pronunciando parole incomprensibili: “Pape Satan aleppe!”. Dante dinanzi a questa creatura si spaventa, ma viene rassicurato da Virgilio che rimprovera il demone e lo zittisce ricordandogli la sconfitta subita da Lucifero da parte dell'arcangelo Michele. A questo punto il mostro cade a terra e i due poeti possono proseguire il loro percorso. Pluto, insieme a Cerbero e Minosse, fa quindi parte delle creature mitologiche descritte dal poeta. Per quanto riguarda il loro aspetto, Minosse è descritto come un giudice infernale, con una lunga coda che avvolge il suo corpo tante volte quanti sono i Cerchi del dannato, poi Cerbero che ha caratteri bestiali e demoniaci e infine Pluto il cui aspetto animalesco rimanda alla lupa dalla quale Dante era stato soccorso da Virgilio nel I Canto. La differenza più evidente, è il modo in cui Virgilio si rivolge a queste creature: egli infatti ha dovuto gettare una manciata di terra nella gola di Cerbero per placare la sua fame, mentre si è rivolto agli altri due mostri usando le parole, simili e severe.


3)Dante, già in vita, ha più volte condannato sia le istituzioni dell’impero che della chiesa per aver rinunciato alla missione di guide, scrivendo pure un’opera: il De Monarchia. Pure in questo canto, quindi, è evidente il fatto che l’autore vuole condannare soprattutto l'avarizia e, attraverso essa, rivolgere un'aspra critica alla corruzione ecclesiastica. Questa condanna si può notare sia tramite la figura di Pluto, che richiama alla lupa del I canto che in senso allegorico nel rappresentare l'avarizia-cupidigia, visto che tra le anime degli avari il poeta vede moltissimi chierici. Virgilio infatti non tarda a spiegargli che tra loro ci sono papi e cardinali, dichiarando dunque che la corruzione è largamente diffusa anche nelle alte gerarchie della Chiesa. Inoltre per la prima volta Dante omette i nomi delle anime dannate e attraverso Virgilio descrive, in maniera dispregiativa, il loro aspetto ormai irriconoscibile per via del peccato.


4)Nel Decameron, Boccaccio definisce la fortuna come una forza cieca, casuale e imprevedibile che è in grado di cambiare in peggio o in meglio la situazione dei personaggi. Questo concetto è molto distante dall’interpretazione di Dante, il quale nella Divina Commedia descrive la fortuna con un significato molto religioso. Il poeta, all’interno di questo Canto, è colto da un dubbio e chiede a Virgilio cosa sia questa Fortuna, che sembra avere i beni materiali tra i suoi artigli. Il poeta latino dapprima biasima l'ignoranza del mondo e poi chiarisce che essa è in realtà un'intelligenza angelica che, secondo la volontà divina, è stata data all’uomo per amministrare i beni del mondo in base a disegni ai quali nessuna ragione umana può resistere, dichiarando infatti che nessuno è in grado di contrastare le sue decisioni.


5)Nella palude dello Stige, che circonda la città di Dite, Dante incontra altri dannati: gli iracondi e gli accidiosi. I due poeti notano i primi che si trovano in superficie e in seguito Virgilio dichiara che, sotto il fango, ci stanno anche altre anime dannate. Gli iracondi, che in vita furono vinti dal fumo dell’ira, ora sono immersi nella palude e si sbranano a vicenda con molta rabbia. Per quanto riguarda gli accidiosi, invece, non seppero usare il tempo della vita terrena, né seppero far uso della parola o di altre facoltà umane, per questo sono completamente sommersi dal fango ed, essendogli stata proibita la visione dell’aria, possono solo lamentarsi gorgogliando e mormorano continuamente la loro colpa. Inoltre sono così costretti ad ingoiare fango e quindi la loro presenza si nota solo attraverso le bollicine in superficie.
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