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Canto 7 (4-5 cerchio: avari e prodighi, iracondi e accidiosi; Palude Stigia)


Pluto grida rabbiosamente ma Virgilio rassicura Dante e in seguito si rivolge a Pluto redarguendolo sulla superiorità del bene, il bruto placò la sua rabbia come vele prive di vento.

Dante vede moltissimi dannati e maledice il vizio del peccato. Due schiere trasportavano massi in direzioni opposte imprecando. Quando si incontrano invocano ritornelli insultandosi per poi ritornare indietro e ricominciare la giostra.

Dante chiede a Virgilio se sono uomini di chiesa visti i loro cappelli da frati. Sono coloro che non hanno usato il proprio denaro con oculatezza spiega Virgilio, i prodighi e gli avari tra cui molti ecclesiastici.

Dante crede di poterne riconoscerne qualcuno ma Virgilio lo smentisce, loro non hanno più il volto, dice che il giorno del giudizio gli avari si alzeranno con i pugni chiusi mentre i prodighi con i capelli tagliati.

Virgilio dice che neanche tutto l’oro del mondo può fermare una sola anima da questa giostra infernale. Dante chiede cos’è la ricchezza terrena e Virgilio che prova pena per l’ignoranza degli uomini e afferma che dio affido i beni materiali alla fortuna che provvede ai mutamenti di questi. Molti la insultano quando dovrebbero lodarla.

Si fa tardi e insieme scendono dagli iracondi nella palude Stigia dove sono imprigionati, si picchiano e si lamentano. Insieme giungono ai piedi di una torre.

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