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Parafrasi versi 41-78 Canto 1 Inferno


Era la prima ora del Mattino, e il solive e il sole saliva insieme alle stelle della costellazione dell’Ariete che erano con lui quando Dio iniziò a muovere gli astri.
L’ora mattutina e la stagione primaverile mi fecero sperare bene rispetta a quella bestia dal pelo maculato; ma la paura non passò che subito arrivò un leone, che mi correva in contro a testa alta e con una rabbia famelica tanto che anche l’aria sembrava tremare dalla paura.
E una lupa che con la sua magrezza sembrava carica di tutti i forti desideri e molta fece vivere nella miseria. Questa mi procurò tanto affanno con la paura che si sprigionava dal suo sguardo che io persi la speranza di riuscire ad arrivare in cima al colle.
E come quello che volentieri compra dei beni materiali, e quando arriva il momento che gli fa perdere tutto il suo guadagno, si rattrista e piange così quella bestia insaziabile e irrequieta, che venendomi incontro poco a poco, mi rispingeva nella selva oscura dove il sole tace.
Mentre cadevo verso il basso nella valle davanti a miei occhi mi si presentò chi a causa di un lungo silenzio, pareva avere un filo di voce.
Quando li vidi in questa solitudine gli gridai “ abbi pietà di m, chiunque tu sia, ombra o persona in carne ed ossa!” .
Mi rispose: ” non sono uomo ma lo sono stato, e i miei genitori erano lombardi, entrambi di origini mantovane. Nacqui sotto Giulio Cesare, anche se tardi per poterlo conoscere. Vissi a Roma sotto il buon impero di Augusto, nel tempo in cui gli dei erano falsi e bugiardi.
Io ero un poeta, e cantai del figlio di Anchise, Enea, che veniva da troia, dopo l’incendio di Troia.
Ma perché tu ritorni nella selva che produce tanta angoscia?;perché non Sali il monte che da diletto, che è principio e causa della gioia?”
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