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Alighieri, Dante- Inferno- Proemio

La parte iniziale del secondo canto costituisce il premio specifico dell’Inferno, essendo il canto precedente una introduzione generale dell’intero poema. Analogamente a quelli del Purgatorio e del Paradiso, l’esordio della prima cantica contiene la presentazione dell’argomento e , come nei poemi classici, l’invocazione alle Muse, affinchè aiutino il poeta nell’impresa. Dante inserisce però, rispetto alla tradizione, un elemento del tutto originale, facendo affidamento , oltre che sulle Muse, anche sul proprio alto ingegno e sulla propria memoria, la mente che non erra, nella consapevolezza che per trattare una materia così alta sono necessarie doti eccezionali.

Lo giorno se n’andava, e l’aere bruno
toglieva li animai che sono in terra
da le fatiche loro; e io sol uno

m’apparecchiava a sostener la guerra
sì del cammino e sì de la pietate,

che ritrarrà la mente che non erra.

O muse, o alto ingegno, or m’aiutate;
o mente che scrivesti ciò ch’io vidi,
qui si parrà la tua nobilitate.

Parafrasi


Il giorno volgeva al termine, e l’imbrunire
Sollevava dalle loro occupazioni gli esseri animati
Che vivono sulla terra; solo, unico fra tutti,
mi preparavo a sostenere la fatica,
dovuta sia al viaggio che all’angoscia,
che la memoria, veritiera nel ricordare
ciò che ha visto, ora riferirà.
O Muse, o alto ingegno, aiutatemi ora in questo compito;
o memoria che conservi impresso quello che ho visto,
in questa occasione verrà messo alla prova il tuo valore.
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