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Esitazione e dubbi di Dante


Io cominciai: «Poeta che mi guidi,
guarda la mia virtù s’ell’è possente,
prima ch’a l’alto passo tu mi fidi.

Tu dici che di Silvio il parente,
corruttibile ancora, ad immortale
secolo andò, e fu sensibilmente.

Però, se l’avversario d’ogne male
cortese i fu, pensando l’alto effetto
ch’uscir dovea di lui e ’l chi e ’l quale,

non pare indegno ad omo d’intelletto;
ch’e’ fu de l’alma Roma e di suo impero
ne l’empireo ciel per padre eletto:

la quale e ’l quale, a voler dir lo vero,
fu stabilita per lo loco santo
u’ siede il successor del maggior Piero.

Per quest’andata onde li dai tu vanto,
intese cose che furon cagione
di sua vittoria e del papale ammanto.

Andovvi poi lo Vas d’elezione,
per recarne conforto a quella fede
ch’è principio a la via di salvazione.

Ma io perché venirvi? o chi ’l concede?
Io non Enea, io non Paulo sono:
me degno a ciò né io né altri ’l crede.

Per che, se del venire io m’abbandono,
temo che la venuta non sia folle.
Se’ savio; intendi me’ ch’i’ non ragiono».

E qual è quei che disvuol ciò che volle
e per novi pensier cangia proposta,
sì che dal cominciar tutto si tolle,

tal mi fec’io ’n quella oscura costa,
perché, pensando, consumai la ’mpresa
che fu nel cominciar cotanto tosta.

Parafrasi


Io cominciai :”Poeta che mi guidi, valuta bene se le mie capacità sono adeguate al compito, prima di affidarmi al difficile passaggio. Tu dici che Enea, padre di Silvio, mentre era ancora vivo , si recò nell’oltretomba, e lo fece col corpo. Perciò, se Dio , nemico di ogni male, fu benevolo nei confronti di Enea, considerando gli effetti straordinari che dovevano scaturire da lui, la sua personalità e le sue qualità non paiono inadeguate ad un uomo assennato; poiché Enea fu prescelto nell’Empireo come fondatore della nobile Roma e del suo impero, la quale e il quale, per dire il vero, furono destinati come luogo sacro, dove risiede il successore del sommo Pietro. In questo viaggio agli Inferi, per cui tu lo esalti, egli udì cose che furono causa della sua vittoria e della dignità papale. Vi andò poi san Paolo 8 colmo della grazia divina), per trovare sostegno a quella fede che costituisce il principio della via della salvezza. Ma io, per quale motivo dovrei venirci? Chi mi autorizza? Io non sono Enea, non sono san Paolo: né io né altri mi ritiene degno di ciò. Per questo motivo, se mi avventuro in questo viaggio, temo che la mia venuta agli Inferi sia temeraria. Tu sei saggio; cerca di capire meglio di quanto io non abbia saputo dire”. E come colui che non vuole più ciò che voleva prima e, per l’intervento di nuovi pensieri, muta la propria intenzione, al punto che si distoglie del tutto dal fare ciò che aveva cominciato, così divenni io sul quel pendio immerso nell’oscurità, perché, riflettendo, esaurii l’impresa che avevo cominciato con tanta sollecitudine.
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