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Il dramma di Paolo e Francesca

Parlando con Dante, Francesca rievoca la nascita del suo amore per Paolo e il momento preciso della loro caduta. Nel racconto , cui Paolo assiste muto in disparte, il peccato scaturisce dalla lettura di un romanzo cortese, quando i due giungono al passo in cui viene descritto il bacio che suggella l’amore di Lancillotto e Ginevra. La colpa, che aveva unito in vita i due amanti, li lega ora nell’eternità della pena infernale, priva di luce e speranza. La constatazione di come il peccato posso nascere anche da un amore nobile e gentile tocca profondamente il cuore del poeta. E’ questo contrasto tra l’alta dignità umana, ancora presente in Francesca, e il giudizio inesorabile che la condanna, a connotare tragicamente il personaggio. Il senso di pietà che ne deriva poggia sulla dolorosa constatazione, da parte del poeta cristiano , della fragilità dell’uomo ( di tutti gli uomini, compreso Dante) e della sua grandezza perduta e travolta per non aver saputo dominare i propri istinti con la regione e il libero arbitrio. L’amore di cui parla Francesca era del resto quello celebrato da tutta la letteratura del mondo antico e cortese, cui anche la poesia dantesca aveva un tempo aderito, e che non a caso riecheggia nelle parole di Francesca. Ma la sua confessione mette in evidenza tutta la distanza che separa quella concezione del mondo ( dalla letteratura classica fino allo Stilnovo) da quella più alta e spirituale del cristianesimo , che assegna all’uomo un fine che va al di là della stessa natura umana. Dante supera questo limite valorizzando l’altra dimensione dell’amore, l’unica che può salvare l’uomo: quella dell’amore-virtù, dell’amore come carità, del desiderio di ritornare a Dio, che emergerà nei canti centrali del Purgatorio.

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