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Quarto cerchio inferno – prodighi e avari


Il guardiano del quarto cerchio è Pluto, il dio della ricchezza nei miti antichi e qui diventato un diavolo. Esso lancia uno strano grido alla vista di Dante e Virgilio: “ pape satan, pape satan aleppe!” che sarebbe una sorta di preghiera bestemmiante che significa “ caspita satana, caspita satana, tu sei come Dio!” Virgilio fa tacere il mostro che spaventava Dante e i due si trovano davanti moltissimi dannati divisi in due gruppi che corrono urlando in versi opposti spingendo pesi col petto e scontrandosi ad ogni mezzo giro per l’eternità. Urlando essi si insultano accusandosi a vicenda gli uni di scialacquare i soldi e gli altri di essere troppo tirchi. Infatti essi sono gli avari e i prodighi che ebbero entrambi nella vita un rapporto sbagliato con il denaro. Moltissimi degli avari hanno la testa tosata con la chierica e furono infatti religiosi: preti, cardinali e papi: l’avarizia era un peccato comune tra gli uomini di chiesa. Virgilio spiega però a Dante che non potrà riconoscere nessuno di loro perché come nella loro vita non sono stati capaci di riconoscere cosa valesse di più tra il bene e i soldi, adesso anche loro sono stati resi irriconoscibili e mostruosi.
Dante e Virgilio intavolano poi un discorso su cosa sia la Fortuna, poiché sia gli avari sia i prodighi si sono tanto affannati attorno ai beni donatigli da essa. Virgilio dice che la fortuna è un ente voluto da Dio le cui decisioni sono sconosciute agli uomini e chiare solo a Dio. Così parlando i due poeti raggiungono il cerchio seguente.
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