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Canto 6 Inferno, Commento e Parafrasi

Quando Dante si riprende dallo svenimento seguito al triste racconto di Francesca, si trova nel terzo cerchio, dove sono puniti i Golosi. Custode del cerchio è Cerbero, il terribile mostro a tre teste che già Virgilio nell’Eneide aveva posto a guardia dell’oltretomba. Cerbero, latrando orribilmente, infierisce sui dannati colpiti da una piaggio sudicia e incessante, mista a grandine e neve.


Cerbero, fiera crudele e diversa,
con tre gole caninamente latra
sovra la gente che quivi è sommersa.

Li occhi ha vermigli, la barba unta e atra,
e 'l ventre largo, e unghiate le mani;
graffia li spirti ed iscoia ed isquatra.

Urlar li fa la pioggia come cani;
de l'un de' lati fanno a l'altro schermo;
volgonsi spesso i miseri profani.

Quando ci scorse Cerbero, il gran vermo,
le bocche aperse e mostrocci le sanne;
non avea membro che tenesse fermo.

E 'l duca mio distese le sue spanne,

prese la terra, e con piene le pugna
la gittò dentro a le bramose canne.

Qual è quel cane ch'abbaiando agogna,
e si racqueta poi che 'l pasto morde,
ché solo a divorarlo intende e pugna,

cotai si fecer quelle facce lorde
de lo demonio Cerbero, che 'ntrona
l'anime sì, ch'esser vorrebber sorde.

PARAFRASI


Cerbero, bestia feroce e mostruosa con le sue tre gole latra come un cane contro le anime sommerse in questo luogo. Ha gli occhi rossi, la barba unta e nera, il ventre dilatato e le mani dotate di artigli, graffia le anime, le scuoia e le squarta.
La pioggia fa urlare gli infelici peccatori come cani:
essi si girano spesso per cercare di riparare un fianco esponendo l’altro.
Quando Cerbero, il mostro ripugnante, ci vide, spalancò le bocche e ci mostrò le zanne: nessuna parte del suo corpo era ferma.
Virgilio, la mia guida aprì le mani, afferrò la terra e con i pugni pieni la gettò nelle sue gole fameliche.
Come quel cane che esprime la sua fame abbaiando, e si quieta dopo che ha avuto il pasto, perché è intento e si affatica solo a divorarlo,
allo stesso modo si comportarono i sudici musi del demoniaco Cerbero, che assorda le anime così tanto che esse preferirebbero essere sorde.

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