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Inferno - Canto VI- Cerbero


Cerbero, fiera crudele e diversa,
con tre gole caninamente latra
sovra la gente che quivi è sommersa.

Li occhi ha vermigli, la barba unta e atra,
e ’l ventre largo, e unghiate le mani;
graffia li spirti, ed iscoia ed isquatra.

Urlar li fa la pioggia come cani;
de l’un de’ lati fanno a l’altro schermo;
volgonsi spesso i miseri profani.

Quando ci scorse Cerbero, il gran vermo,
le bocche aperse e mostrocci le sanne;
non avea membro che tenesse fermo.

E ’l duca mio distese le sue spanne,
prese la terra, e con piene le pugna
la gittò dentro a le bramose canne.

Qual è quel cane ch’abbaiando agogna,
e si racqueta poi che ’l pasto morde,
ché solo a divorarlo intende e pugna,

cotai si fecer quelle facce lorde
de lo demonio Cerbero, che ’ntrona
l’anime sì, ch’esser vorrebber sorde

Parafrasi


Cerbero, belva crudele e mostruosa , latra come un cane con le sue tre gole verso i dannati (che sono qui sprofondati. Ha gli occhi rossi , il pelame nero per l’untume , il ventre gonfio e le mani artigliate, con cui graffia i dannati, li scuoia e li squarta . La pioggia li fa urlare come cani; con uno dei fianchi del proprio corpo cercano di far riparo all’altro; i miseri peccatori si rivoltano continuamente. Quando Cerbero, il mostro immondo , ci vide , aprì le bocche e ci mostrò le zanne ; non teneva ferma nessuna parte del corpo. Allora la mia guida distese le mani aperte , raccolse della terra e la gettò coi pugni pieni dentro quelle gole voraci . Come un cane che abbaiando desidera avidamente qualcosa, e si placa solo dopo aver addentato il cibo , poiché è tutto intento nello sforzo di divorarlo, così si calmarono quei musi luridi del demonio Cerbero, che essi vorrebbero essere sordi.
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