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Divina commedia V canto


Il canto si apre con la discesa di Dante e Virgilio nel secondo cerchio infernale, quello dei lussuriosi. Subito compare loro davanti il giudice infernale, Minosse. Minosse è rappresentato come un demonio con l’aspetto di cane furente, divorato dalla ravvia. Minosse si avvolge con la cosa e il numero dei giri indica il cerchio in cui l’anima sconterò per sempre la sua pena. La struttura a cono rovesciato, secondo la quale è concepito l’inferno dantesco implica che man mano che si discende, lo spazio dei gironi sia sempre più angusto; la pena invece aumenta perché ci si allontana da Dio e ci si avvicina al centro della terra, dov’è Lucifero. Virgilio placa Minosse con le parole usate con successo per Caronte e il giudice si piega alla volontà divina e accondiscende al loro passaggio. Entrati nel girone: evidente è la regola del contrapasso. I lussuriosi si sono abbandonati alla passione dei sensi, alla tempesta dei sentimenti, per questo sono sottoposti a una incessante bufera. Per raffigurare i peccatori si lussuria Dante predilige immagini come le similitudini con stormi di uccelli. Quella degli stormi che in inverno procedono in grandi schiere indica la moltitudine di lussuriosi all’interno di questa, Dante distingue il gruppo dei peccatori carnali morti di morte violenta. Dante prova grande rispetto per chi nel male, ha avuto la forza di “eccellere”, per chi ha seguito fino al’estremo gli ideali dell’amore cortese. I termini ragione e talento che rispettivamente significano razionalità e desiderio indicano i campi semantici in cui si sono dibattute tutte le anime dell’inferno. Il poeta ricorre all’enumerazione delle anime distinte da Virgilio nella schiera dei peccatori carnali, vittime della loro passione; l’elenco è però meno martellante sicchè i peccatori non sono nomi soltanto ma acquistano un volto. Si tratta di personaggi noti appartenenti quasi tutti alla tradizione antica, e trattandosi dei peccatori di lussuria non è indifferente che vengano indicate prima le donne ovvero Semiramide, Didone, Cleopatra ed Elena poi gli uomini: Achilee, Paride e Tristano.
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