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Paolo fu capitano del popolo a Firenze: venne dunque conosciuto dal giovane Dante. Boccaccio e poi l’Anonimo sono gli artefici della tradizione che vuole Francesca vittima di un raggiro: a lei sarebbe infatti stato promesso in sposo non Gianciotto ma lo stesso Paolo Malatesta. A parlare quindi è Francesca da Rimini, inseparabile dall’amato Paolo Malatesta. Francesca riprende il tono affettuoso con cui Dante si era rivolto a lei e a Paolo. Ma il suo discorso evidenzia anche la raffinatezza del personaggio, la gentilezza del carattere e la dolcezza del suo animo femminile. Il termine animal indica un essere donato di anima, ovvero dotato di un principio vitale. Francesca ha inteso che Dante è persona “gentile” un interlocutore che conosce le regole dell’amore cortese. Mentre la bufera continua, nel luogo in ci si trovano Paolo e Francesca c’è una maggiore tranquillità che rende possibile il dialogo con Dante. Le tre terzine costituiscono uno dei passi più celebri della lirica d’amore di tutti i tempi. La triplice anafora della parola Amor, conferma l’assoluta signoria dell’amore. La donna si rifà alla dottrina stilnovistica dell’amore cortese. Riprende infatti il concetto base dello Stil Novo, secondo cui il trionfo dell’amore avviene soltanto nel cuore gentile, come si legge nella canzone volutamente ricalcata, di Guido Guinizzelli: Al cor gentil rempaira sempre amore. La famosissima frase di chiusura: “Amor che nullo amato amar perdona” è riferito al Trattato d’amore di Andrea Cappellano. Nessuno può amare se non è spinto dalla forza dell’amore. L’amore non può rifiutare nulla all’amore. Ma l’amore che riesce sempre a far innamorare chi è gentile di cuore, rendendolo vittima e prigioniero del suo potere è un concetto già della letteratura classica.

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