Divina Commedia

Essa consiste in un testo narrativo, è la narrazione di un viaggio verso l’aldilà nella quale Dante Alighieri fa un’esperienza intellettuale e religiosa, è un viaggio di conoscenza, concepita in modo dogmatico. Il narratore, interno, è Dante che è anche il protagonista principale. Tra Dante narratore e Dante protagonista vi sono delle differenze, tra l’esperienza e la narrazione passa molto tempo:
- il Dante narratore ha un punto di vista più allargato(onnisciente) rispetto al Dante protagonista il quale ha un punto di vista molto più limitato;
- il Dante narratore interviene molte volte, esprime molte volte opinioni, osservazioni, ecc. rispetto al Dante protagonista.
Durante la narrazione, a volte il punto di vista assunto è quello del Dante narratore, altre volte quello del Dante protagonista. Durante il suo viaggio, Dante fa degli incontri con dei defunti: ci sono racconti interni di secondo livello. L’ellissi e lo scorcio sono le due tecniche più utilizzate nella Divina Commedia per mettere in risalto i momenti di suspence(i momenti di massima tensione). Lo scorcio consiste nel saltare la narrazione di molti fatti. Durante la narrazione dei fatti vengono inseriti molti particolari descrittivi.
Il viaggio comincia dall’Inferno, poi il Purgatorio per giungere infine al Paradiso. Vengono fatte molte contrapposizioni tra basso e alto, nelle quali vengono espressi dei significati simbolici(es. il buio: il peccato, il materialismo).
Il tempo è soggettivo, scandito da ciò che Dante prova: ci sono quindi momenti di curiosità, paura, ecc.
La struttura dell’opera è geometrica, dove hanno molta importanza i numeri 3(perché richiama la santa Trinità), l’1(Dio), il 10 il 9(questi ultimi due perché sono dei multipli rispettivamente di 1 e 3). Tre sono le cantiche(Inferno, Purgatorio e Paradiso) ognuna suddivisa in 33 canti, quindi in totale l’opera è formata da 99 canti più un poema che porta al totale di 100(10x10 numero simbolico). Sia l’Inferno sia il Paradiso sono divisi in 3, nel secondo ci sono 9 cieli, il 10° è l’Empireo(sede del puro spirito, Dio). Questo viaggio di conoscenza si svolge entro i limiti della tradizione: nella mentalità medievale si aderiva alla tradizione, al dogma senza andare oltre. Il dogma è la Verità contenuta nei testi sacri.
Questo poema di Dante è didascalico ovvero ha lo scopo di insegnare all’umanità la Via della Salvezza e di insegnare a vivere in pace. Dante ha vissuto ha Firenze e nel periodo in cui scrive la Divina Commedia la sua città è in crisi per il conflitto tra guelfi e ghibellini, la Chiesa col potere temporale tenta di sostituirsi all’imperatore. Dante dunque ha una visione realistica ma anche molto pessimistica.
Inoltre tale opera è profetica(i profeti sono coloro che preavvisano misteriosamente ciò che avverrà nel futuro), in quanto i profeti nella Divina Commedia sono simili a quelli delle Sacre Scritture.
Altra caratteristica del poema è che esso è allegorico: in tale opera l’allegoria è un personaggio o un fatto realmente esistito(es. Virgilio, Beatrice, ecc.) secondo il piano letterale; invece secondo il piano astratto Virgilio è la ragione mentre Beatrice è la teologia. Il piano letterale è detto significante, mentre quello astratto è detto significato. Rispetto alla concezione allegorica, nella concezione figurale il piano letterale è in entrambi un fatto o personaggio realmente esistito; nel piano astratto, mentre nella concezione allegorica è un concetto astratto, nella concezione figurale il significato è un altro fatto o altro personaggio, successivo a quello del significante. Nella concezione allegorica il significante può portare anche a più significati astratti. Virgilio sulla Terra era un essere incompleto; lo si ritrova nell’aldilà con le capacità potenziate ed è la figura del Virgilio che era esistito realmente sulla Terra. Secondo Dante, il maggior vizio era l’avidità del denaro propria del nuovo ceto sorto al potere in quel periodo, la borghesia.
Inizialmente il titolo attribuito da Dante all’opera era solo “La Commedia”; più tardi verso il 1500 al titolo venne aggiunto l’aggettivo “divina”. Commedia, perché vengono messi a confronto gli stili narrativi, tra cui ricordiamo quello tragico(la situazione di partenza è felice e si conclude in modo tragico). Quello della Divina Commedia è uno stile mezzano o comico(la situazione di partenza è dolorosa ma si conclude con un lieto fine); l’ultimo stile all’interno dell’opera è quello elegiaco o umile. Per il contenuto e lo stile, lo stile di Dante è quello mezzano; invece lo stile reale di Dante è quello elevato, aulico, sublime, ma non distaccato da quello classico. Nello stile di Dante quando si passa da una cantica all’altra, cambia il linguaggio costituito da termini più ricercati e lo stile diventa più elevato; ma anche all’interno di ogni singola cantica il linguaggio non è unico, ma varia. Dante cambia il linguaggio per dare una maggiore espressività, ma anche per includere nel poema tutti gli aspetti della realtà, dai più bassi ai più elevati e spirituali, utilizzando qualsiasi registro linguistico. Da ciò emerge la fede dell’epoca in un perfetto ordine divino del mondo in cui tutta la realtà, nei suoi aspetti molteplici e opposti, trova un senso e un fine. Il 1300 è la presunta data in cui Dante iniziò a scrivere la Divina Commedia. Si credeva che nell’emisfero artico l’Inferno si trovasse sotto Gerusalemme.
L’Inferno ha una struttura a imbuto, al fondo del quale è precipitato Lucifero, tale fondo si trova esattamente al centro della Terra. Dalla parte opposta della Terra(nell’emisfero antartico), in corrispondenza dell’Inferno, c’è il Purgatorio: dal centro della Terra comincia un cunicolo che porta alla spiaggia del Purgatorio.
Il primo canto si deve considerare un canto a sé, che introduce tutta l’opera, tutte e tre le cantiche. Il primo canto è costituito da un registro elevato e anche dall’utilizzo di termini latini. L’autorità di Virgilio è una vera autorità in campo letterario ed è una guida in campo morale.

Amor cortese

Esso è l’amore di corte, una particolare concezione di amore che spiega la commozione di Dante e alcune parole, frasi di Francesca. Per capire cos’è l’amore cortese bisogna risalire ad un altro argomento, quello della cavalleria. Inizialmente tale fenomeno era limitato in quanto vi erano pochi cavalieri, ecco che dunque nel corso del tempo entrano a farne parte anche i ceti più bassi e i cadetti(figli non primogeniti, quindi secondogeniti, ecc.). Prestando servizio i cavalieri diventano nobili, ma nobili inferiori(vi era un senso di inferiorità in quanto loro in realtà erano poco nobili). Costoro entrano nella cavalleria per mostrarsi alla società come cavalieri ideali, eroici, con grandi ideali e qualità: infatti dall’XI secolo l’ideale cavalleresco è l’autorappresentazione idealizzata ed eroica della nobiltà feudale.
I loro valori guerrieri, anche a causa dell’influenza della Chiesa, erano:
1) La prodezza: il coraggio;
2) L’onore(per un cavaliere, non avere l’onore era un fattore molto grave);
3) La lealtà: l’onore, la sincerità;
4) La fedeltà(nei confronti del signore, soprattutto);
5) La nobiltà d’animo: la maggior parte dei cavalieri non era nobile di nascita ma nobile d’animo ovvero nobile dentro che significa essere gentile, sensibile, avere dunque un animo elevato.
Questi erano valori guerrieri, ma comunque rozzi: avviene l’intervento da parte della Chiesa di incanalare questi valori guerrieri, questo spirito guerriero verso valori meno rozzi, più nobili.
Dal XII secolo vengono aggiunti altri valori, cosiddetti “ideali cortesi”. La cavalleria ora “tende a chiudersi”: tende a creare un’elite ristretta della quale per farne parte bisogna essere figli di cavalieri. I feudatari divenuti cavalieri ora vivono direttamente nella corte.
I valori o ideali cortesi “civili” che furono introdotti erano:
1) La liberalità: l’essere generosi, magnanimi verso l’altro, prima che egli lo sia verso di te(la magnanimità è un atto straordinario di generosità);
2) L’essere contenuti nei comportamenti secondo il culto della misura, parlare in modo raffinato con gli altri cavalieri, vivere in mezzo alle cose belle;
3) Culto della donna(tema fondamentale): l’uomo ha sempre il potere(continua a mantenerlo) ma è dalla donna che nascono i valori cortesi.
Nelle corti vi erano molti uomini e poche donne: queste ultime costituivano il fulcro della vita a corte.
Nell’amore cortese non vi è un rapporto paritario tra uomo e donna: la seconda era considerata migliore dell’uomo(elevata, sublime, una vera dea degna di essere venerata) e per ciò che concerne il rapporto amoroso esisteva soltanto l’amore che l’uomo provava verso la donna. L’uomo era inferiore alla donna e doveva servire qualsiasi suo desiderio, senza pretendere un ricambio. L’amore cortese è un amore inappagato: era non solo di tipo spirituale ma anche sensuale; la donna era un amore irraggiungibile, insoddisfatto nel senso che il possesso della donna era irraggiungibile. Essendoci una tensione del desiderio, questo tipo di amore crea in chi lo prova la possibilità, la consapevolezza di doversi migliorare interiormente, il proprio animo ovvero produce un perfezionamento interiore: ingentilisce l’animo, la nobiltà, rende “cortesi”. L’amore cortese è un amore adultero quindi esige il segreto per tutelare l’onore della donna, è quello cantato dai poeti in cui non si nominava mai la donna. Quest’ultima riempie l’uomo, che si deve dedicare completamente ad ella in quanto si tratta di una passione esclusiva e totale; il culto della donna arriva persino a sostituire quello della Chiesa, essendo che quella alla donna era una dedizione piena. Arriva dunque la condanna da parte della Chiesa perché l’amore cortese è fonte di peccato. Dante, oltre che coinvolto, si sente scosso, per una chiara ragione: egli è uno dei poeti che ha cantato l’amor cortese, che quindi ha sostituito la donna a Dio. Dante si interroga sulla natura dell’amore cortese: si parla di amore carnale quindi del peccato(basti pensare al caso di Paolo e Francesca) quando si passa dall’idealizzazione dell’amore cortese alla realtà. Nel caso di Paolo e Francesca, ella non si pente anzi trova una giustificazione. L’amore cortese è vero soltanto nei nobili.


Per comprendere meglio gli argomenti e il significato di alcuni termini, elenco qui di seguito alcuni termini con il relativo significato.

Allegorismo: simbologia in cui il piano letterale o significante è fittizio e immaginario o anche un evento realmente accaduto o persona reale sotto cui si nasconde un altro significato astratto.

Codice: insieme di regole che fissano le caratteristiche di forma e contenuto dei testi liberali.

Concezione dogmatica: si fonda sui principi assiomatici, cioè indiscutibili(Sacre Scritture) e rifiuta qualsiasi verifica sperimentale.

Concezione figurale: la figura(significante) e l’adempimento(significato) sono persone o fatti reali e storici. Il primo preannuncia un evento o personaggio storico che anticipa personaggi o eventi che si verificheranno posteriormente.

Egocentrico: individuo che desidera essere al centro dell’attenzione.

Filologia: scienza che ripristina la forma di un testo letterario più vicina all’originale.
oppure: la scienza della parola, del testo, il riportare le opere classiche alla forma originaria.
Fortuna: complesso di forze, ostacoli che si contrappongono all’uomo.

Genere: categoria di opere letterarie definite sulla base di caratteristiche di forma e contenuto.

Industria umana: l’abilità, l’intraprendenza grazie alle quali gli uomini sanno intervenire sulla realtà, superare le avversità per cambiare la sorte.

Libido: il piacere carnale, sessuale.

Masserizia: la capacità di amministrare correttamente, con calcoli precisi e attenti, con oculatezza(attenzione) i propri beni.

Miniatura: immagine colorata che impreziosiva i libri nel Medioevo.

Profezia: previsione di avvenimenti futuri.

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