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La Vita Nova è un componimento scritto in prosimetro, ovvero una composizione mista tra prosa e poesia. Il fulcro concettuale si trova nella poesia e la trama narrativa nella prosa.
Dante ha già composto in precedenza le poesie nelle Rime, mentre scrive la prosa per l'occasione intorno al 1294.
Lo stile è quello dello stilnovo, il trobar leu. Dante appare innovatore e abile anche nella prosa, soprattutto nell'analisi delle sottili tessiture psicologiche che egli mette alla base delle proprie sofferenze d'amore. Non è un caso che nella prosa, più che nella poesia, sia possibile verificare una presenza forte del repertorio cavalcantiano, con l'ampia ripresa del meccanismo degli "spiriti" e degli "spiritelli" e nella descrizione dei patimenti d'amore.
Nelle rime la ricerca dantesca raggiunge un risultato-fonetico di piena armonia, equilibrio formale, perfetta scorrevolezza e fluidità narrativa.
Il titolo fa riferimento sia alla vita giovanile che alla vita rinnovata dall'amore. Difatti l'argomento principale è l'amore, che ruota intorno alla figura di Beatrice.

Quando Dante, nel Purgatorio, parla di "nove rime" per distinguere la produzione poetica sua e degli altri stilnovsti, caratterizzata dall'ispirazione amorosa, dall'opera della generazione precedente, risulta evidente che le vicende d'amore che Dante narra sono il superamento delle altre forme d'amore, come quella cortese e provenzale, poiché avviene un perfezionamento dell'esperienza amorosa. È nella Vita Nova che il Dolce Stile si trasforma in Dolce Stilnovo, grazie all'elaborazione della figura di Beatrice.
Il sentimento per Beatrice ha un'evoluzione nel corso della produzione dantesca. Nessun altro poeta del gruppo da della donna amata il filo rosso che congiunge ogni parte della propria ricerca. Beatrice vive e muore nell'opera andando incontro ad una trasfigurazione, assumendo man mano i connotati della figura ideale e di ruolo di guida spirituale, in particolare nella fine dell'opera, dove la sua configurazione cambia, essendo definita benedetta e non più gentile.
Ella non è più la donna dello Stilnovo, è ancora più perfetta. La concezione della donna è sublimata, resa ancora più importante.
È nella poesia "Oltre la spera che più larga gira" che Dante intuisce Beatrice in una realtà celeste, dai contorni non chiari che in seguito saranno definiti mentre nella poesia "Donne c'hanno intelletto d'amore" c'è il passaggio dal Dolce Stile al Dolce Stilnovo con la demarcazione dei suoi tratti.

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