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La Vita Nova di Dante


Dante, prima della stesura della Commedia scrisse anche altre opere. In età giovanile scrisse un componimento in volgare con un’argomentazione amorosa, la “Vita Nova” (1292-1294 circa). È un prosimetron, una fusione di prosa e poesia. La Vita Nova è composta principalmente da poesie (spesso sonetti), anticipate da una parte in prosa. I suoi componimenti precedenti dedicati a Beatrice si raccolsero proprio nella V.N.. La trama dell’opera racconta di un amore, un’esperienza letteraria/intellettuale. Inizia quando all’età di nove anni Dante incontra Beatrice (= portatrice di beatitudine) in una chiesa fiorentina. Il poeta racconta di averla incontrata nuovamente nove anni dopo (all’età di diciotto anni) e in quella situazione Beatrice salutò Dante. Il simbolo di quel saluto è identificato come una specie di salvezza (da salus = salvezza). A differenza di Guinizzelli, Dante ama Beatrice che è come una creatura del cielo. Da questo momento il poeta scrisse lodi a Beatrice usando la tecnica della donna-schermo (utilizzando uno pseudonimo), ossia non da nomina mai direttamente. La trama racconta che Beatrice però non si rese conto di quello che Dante stava facendo e così gli tolse il saluto, facendo piombare l’autore in una profonda disperazione, dovuta anche all’episodio in cui la incontra nuovamente insieme con altre donne che lo prendono in giro. A questo punto Dante decise di rivolgerle direttamente le lodi, chiamandola la “sua Gentilissima”. Dante prende anche come esempio Guido Cavalcanti, che vive l’amore in senso sofferente e malinconico; anche il poeta all’inizio della sua opera scrisse in questa maniera. Ad un certo punto della sua vita, Dante si allontanò da Cavalcanti perché egli continuò gli studi filosofici razionali, mentre il poeta era più religioso. Dante, infatti, colloca i filosofi nel Limbo. Secondo Cavalcanti esistevano una parte razionale delle cose e una parte sensitiva (l’amore per lui era un’esperienza dei sensi) e le due cose non possono coesistere in uno stesso contesto; infatti, egli dice che quando uno si innamora, il corpo (metaforicamente) muore. Nella seconda parte dell’opera, Dante ebbe una seconda visione in cui Beatrice si apprestava a morire. Nella prima visione, invece, gli apparve un cuore che fu mangiato, che rappresenta la sua completa dedizione all’amata. Quando Dante sogna la morte dell’amata, interrompe la stesura della Vita Nova, dicendo che avrebbe continuato a parlare di Beatrice quando la sua materia sarà diventata più nobile. Probabilmente Dante aveva già progettato la Commedia (Beatrice accompagnerà Dante nel Paradiso).

Parafrasi di “Tanto gentile e tanto onesta pare”


Questa è la poesia dell’ineffabile, perché della donna non sono esplicitate le sembianze fisiche.
1) La mia donna, quando saluta gli altri, appare tanto gentile e tanto onesta, e le lingue non hanno la forza di parlare, e gli occhi non hanno la forza di guardare.
2) Lei cammina, sentendosi lodare, benignamente vestita di umiltà; appare come un evento venuto sulla Terra dal cielo a dimostrazione di un miracolo.
3) Si mostra così bella a chi l’ammira che infonde (attraverso gli occhi) una dolcezza che arriva al cuore, e non la può capire se non chi l’ha provata
4) e sembra che dalle sue labbra si muova uno spirito soave pieno d’amore che va dicendo all’anima:”Sospira”.
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