Erectus 492 punti

Tanto gentile e tanto onesta pare


Il sonetto “Tanto gentile e tanto onesta pare” presenta molte affinità con la poesia “Chi è questa che ven” di Guido Cavalcanti. Entrambi i poeti descrivono l’effetto che la donna provoca agli uomini al suo passaggio; in particolare, entrambi si concentrano sull’ineffabilità, tanto che, al verso 11, Dante scrive: “ntender no la può chi no la prova”, spiegando proprio che l’amore per Beatrice non si può minimamente spiegare se non lo si ha provato. Cavalcanti spiega invece che l’uomo non può comprendere l’amore perché non gli fu concessa una mente così perfetta come quella della donna.
Mentre la poesia di Cavalcanti presenta principalmente affinità con il sonetto dantesco, la canzone del Sommo Poeta “Donne ch’avete intelletto d’amore” ha molte analogie ma anche tante differenze rispetto al sonetto.
Prima di tutto, “Tanto gentile e tanto onesta pare”, è un sonetto, composto quindi da due quartine e due terzine con schema metrico ABBA ABBA CDE CDE. “Donne ch’avete intelletto d’amore” è invece una canzone di endecasillabi formata da cinque stanze di quattordici versi con schema metrico ABBC ABBC CDD CEE.
Il sonetto presenta un lessico apparentemente elementare e privo di suoni aspri, nella struttura sintattica prevale la coordinazione e le rime sono semplici. Sono però abbondanti le figure retoriche come l’anafora, l’allitterazione e il chiasmo. La canzone è anch’essa caratterizzata da uno stile leggero e dolce ma per un motivo ben preciso: essa segna l’inizio della poesia della loda, che Dante non vuole più trattare con un linguaggio eretico e difficile bensì con uno stile molto più delicato.
Fra i temi ricorrenti in entrambi i componimenti troviamo ovviamente la descrizione di Beatrice e delle sue qualità, il suo effetto salvifico e il paragone con gli elementi del cielo. Ciò che cambia, è il modo di vedere la donna: mentre nella canzone solo Dante subisce gli effetti della visione di Beatrice e utilizza quindi dei verbi personali; nel sonetto si parla invece di visione estatica: tutta l’umanità e non un singolo uomo trae beneficio dalle innumerevoli virtù di Beatrice. Questa indeterminatezza spazio-temporale in cui si muove la donna è evidenziata dalle numerose frasi con verbi indefiniti.
Hai bisogno di aiuto in Vita ed opere di Dante?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email