Concetti Chiave
- Il sonetto di Dante e la poesia di Cavalcanti condividono l'ineffabilità dell'amore, evidenziando come solo chi prova tali sentimenti possa comprenderli.
- Il sonetto “Tanto gentile e tanto onesta pare” è strutturato in due quartine e due terzine, mentre “Donne ch’avete intelletto d’amore” è una canzone con cinque stanze di quattordici versi.
- Lo stile del sonetto è caratterizzato da un lessico semplice e figure retoriche, mentre la canzone segna un passaggio a un linguaggio più delicato nella poesia della loda.
- Entrambi i componimenti descrivono Beatrice, ma nel sonetto l'effetto salvifico è universale, mentre nella canzone è personale e soggettivo per Dante.
- La visione di Beatrice nel sonetto è estatica, coinvolgendo l'umanità intera, mentre nella canzone Dante esprime una prospettiva individuale e intima.
Affinità tra Dante e Cavalcanti
Il sonetto “Tanto gentile e tanto onesta pare” presenta molte affinità con la poesia “Chi è questa che ven” di Guido Cavalcanti. Entrambi i poeti descrivono l’effetto che la donna provoca agli uomini al suo passaggio; in particolare, entrambi si concentrano sull’ineffabilità, tanto che, al verso 11, Dante scrive: “ntender no la può chi no la prova”, spiegando proprio che l’amore per Beatrice non si può minimamente spiegare se non lo si ha provato. Cavalcanti spiega invece che l’uomo non può comprendere l’amore perché non gli fu concessa una mente così perfetta come quella della donna.
Differenze tra sonetto e canzone
Mentre la poesia di Cavalcanti presenta principalmente affinità con il sonetto dantesco, la canzone del Sommo Poeta “Donne ch’avete intelletto d’amore” ha molte analogie ma anche tante differenze rispetto al sonetto.
Prima di tutto, “Tanto gentile e tanto onesta pare”, è un sonetto, composto quindi da due quartine e due terzine con schema metrico ABBA ABBA CDE CDE. “Donne ch’avete intelletto d’amore” è invece una canzone di endecasillabi formata da cinque stanze di quattordici versi con schema metrico ABBC ABBC CDD CEE.
Stile e temi ricorrenti
Il sonetto presenta un lessico apparentemente elementare e privo di suoni aspri, nella struttura sintattica prevale la coordinazione e le rime sono semplici. Sono però abbondanti le figure retoriche come l’anafora, l’allitterazione e il chiasmo. La canzone è anch’essa caratterizzata da uno stile leggero e dolce ma per un motivo ben preciso: essa segna l’inizio della poesia della loda, che Dante non vuole più trattare con un linguaggio eretico e difficile bensì con uno stile molto più delicato.
Fra i temi ricorrenti in entrambi i componimenti troviamo ovviamente la descrizione di Beatrice e delle sue qualità, il suo effetto salvifico e il paragone con gli elementi del cielo. Ciò che cambia, è il modo di vedere la donna: mentre nella canzone solo Dante subisce gli effetti della visione di Beatrice e utilizza quindi dei verbi personali; nel sonetto si parla invece di visione estatica: tutta l’umanità e non un singolo uomo trae beneficio dalle innumerevoli virtù di Beatrice. Questa indeterminatezza spazio-temporale in cui si muove la donna è evidenziata dalle numerose frasi con verbi indefiniti.
Domande da interrogazione
- Qual è l'effetto che la donna provoca nei poeti Dante e Cavalcanti?
- Quali sono le principali differenze strutturali tra il sonetto di Dante e la canzone?
- Come varia la rappresentazione di Beatrice nei due componimenti?
Entrambi i poeti descrivono l'ineffabilità dell'amore per la donna, evidenziando che solo chi prova tale amore può comprenderlo, come sottolinea Dante nel verso “ntender no la può chi no la prova” e Cavalcanti, che afferma che l'uomo non ha una mente perfetta come quella della donna.
Il sonetto “Tanto gentile e tanto onesta pare” è composto da due quartine e due terzine con schema metrico ABBA ABBA CDE CDE, mentre la canzone “Donne ch’avete intelletto d’amore” è formata da cinque stanze di quattordici versi con schema metrico ABBC ABBC CDD CEE.
Nel sonetto, Beatrice è vista come una figura che beneficia tutta l'umanità, con un linguaggio che esprime una visione estatica, mentre nella canzone solo Dante subisce gli effetti della sua visione, utilizzando verbi personali per descrivere la sua esperienza.