Proemio dalla Vita nova di Dante Alighieri

Nel brano, che costituisce una brevissima introduzione alla Vita nova, viene espressa l’intenzione del poeta di riportare in un piccolo libro (“libello”) gran parte dell’esperienza accumulata nel “libro” della memoria.
L’argomento del “libello” viene presentato nel Proemio secondo le regole della retorica. Pertanto il racconto delle vicende personali dell’autore non avverrà nelle forme del “diario” o della prosa narrativa autobiografica: la materia trattata sarà invece filtrata in chiave morale e rielaborata mediante il ricordo e la scrittura letteraria.
Dante vuole offrire ai lettori, più che una fedele e realistica ricostruzione delle sue vicende personali, un insegnamento d’alto significato morale. Il messaggio è chiaro: la vita può essere rinnovata, perfezionata dall’Amore (con la “a” maiuscola perché è una personificazione del sentimento).
Il diminutivo “libello”, piccolo libro in relazione al libro ben più ampio, in senso metaforico, della memoria, è un vezzeggiativo che bene rende quella ricerca linguistica d’immaterialità che è tipica della prosa lirica dell’opera. Il “libello”, scritto da Dante nel nome di Beatrice, può essere considerato una sorta di leggenda agiografica in memoria di una santa. Attualmente con il termine “libello” s’intende comunemente uno scritto avente carattere polemico.

La struttura sintattica del brano si presenta perfettamente simmetrica ed arricchita da un linguaggio solenne, come del resto avviene nell’intera opera. Da notare, in particolare, la perfetta corrispondenza tra il primo ed il secondo periodo del brevissimo brano presentato.

Hai bisogno di aiuto in Vita ed opere di Dante?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email