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Dante e la poetica della lode


Nella Vita Nova [XVIII-XIX), Dante è disperato perché Beatrice le ha negato il saluto. Allora gli appare in sogno Amore che lo invita a smettere la finzione delle donne-schermo A questo punto si ha una svolta narrativa con cui dante rinnova la sua poetica, dedicandosi alla composizione delle “nove rime”, composte in funzione della lode.
Gli aspetti più importanti della poetica della lode sono:
1. Dante non parla più degli effetti che Beatrice produce in lui, ma parla della natura miracolosa della donna e dei suoi effetti sull’umanità in generale con cui essa entra in contatto
2. Dante non si rivolge più direttamente a Beatrice, ma a terze persone ed in particolare alle donne che conoscono per esperienza che cosa sia l’amore; per questo da interlocutrice, diventa oggetto del discorso e il ruolo di interlocutrici passe alle altre donne (Donne ch’ avete intelletto d’amore…..)
3. Dante si sente gratificato non più dal saluto di Beatrice ma dalla possibilità di tessere delle lodi per lei. L’amore diventa così disinteressato
Pertanto, riassumendo, nella poetica della lode lo schema è il seguente, raffrontato alla precedente poetica:
1. Enunciatore: è sempre l’io, cioè Dante
2. Interlocutore: da Beatrice esso passa alle donne che hanno intelletto d’amore. Prima Dante parlava a Beatrice di se stesso, ora egli parla alle donne di Beatrice
3. Oggetto del discorso: nelle precedente poetica era dante, ora l’oggetto diventa Beatrice
4. Scopo del discorso: se prima con le sue rime Dante voleva ottenere il saluto di Beatrice, ora egli trova gratificazione solo ed esclusivamente nella lode
5. Tipologia d’amore: dall’amore interessato, si passa ad un amore totalmente disinteressato
La “poesia della lode” era già praticata dagli stilnovisti, che lodavano le bellezze e le virtù della loro donna paragonandola a tutte le cose più belle che esistono nel mondo: per esempio, Guinizelli la paragona alla rosa e al giglio, alle stelle, ai gioielli, all’aria trasparente e ai colori dei fiori. Dante ne loda la gentilezza e le virtù che portano il bene, identificandola con un angelo e addirittura con la Vergine Maria. Esiste una corrispondenza fra la lode i della donna amata e la lauda della poesia religiosa medioevale: Dante salda le due tradizioni nella Divina Commedia, dove Beatrice, «lode di Dio vera», trova la sua più alta esaltazione sia di donna e che di santa
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