Vita Nova (1292)

Raccolta di liriche scritte fino a quel momento, fatta dopo la morte di Beatrice.
Si presenta come ricapitolazione di un'esperienza passata a come ricostruzione del suo significato profondo: un'esperienza sentimentale e intellettuale insieme di vita e poesia.
Dietro l'apparenza di una vicenda d'amore, la “Vita nova” narra di un'esperienza mistica di un viaggio dell'anima verso Dio.
E' un'antologia delle rime giovanili di Dante intercalate da capitoli in prosa che fungono da commento ed hanno come tema principale l'amore per Beatrice, identificata come la figlia di Falco Portinari, moglie di Simone Dei Bardi. Il poeta racconta di aver visto per la prima volta all'età di nove anni Beatrice e di averne tratto un'impressione incancellabile. A 18 anni la rivide ed ella gli rivolse un dolce saluto. Tale incanto costituì per Dante la prima grande rivelazione dell'amore che egli portava nell'anima. Chiusasi nella sua stanza per pensare a lei, sognò una mirabile visione: “Amore aveva in braccio Beatrice addormentata, e dopo averle rivelato di essere il suo signore la svegliò, facendole mangiare il cuore del poeta e dopo averla stretta tra le braccia piangendo, se ne andò con lei verso il cielo”. Dante racconta come poi si sforzasse di nascondere a tutti il suo vero sentimento, fingendo di amare successivamente due donne detto dello “schermo”.

Con la seconda anzi, condusse tanto avanti la finzione che la gente cominciò a sparlare e Beatrice sdegnata gli tolse il dolcissimo saluto, in cui consisteva tutta la felicità del poeta. Tuttavia l'amore di Dante sembra ritemprarsi attraverso la sofferenza. Esso diventa purissima gioia che consiste nella contemplazione estetica della bellezza e della virtù della donna amata.
Comincia perciò a comporre le rime della lode nella canzone “Donne che avete intelletto d'amore” e nei sonetti “tanto gentil e tanto onesta pare” e “vede perfettamente omne salute”, esaltazione della bellezza sovrumana di Beatrice. La morte di Beatrice, avvenuta nel 1290, distrugge la persona fisica di lei, ma non l'immagine ideale, e Dante vive e soffre questa morte ancor prima che accada in una nuova visione, presentimento.
Mentre dopo la morte dell'amata il poeta si aggira sconsolato nella città, è attratto dallo sguardo di una giovane donna che mostra pietà di lui e per il suo dolore.
Lentamente si sente attratto verso di lei, e vanamente l'amore antico si sforza di contrastare il passo a quello nuovo.
Ma Beatrice gli appare ammonendolo, e questa visione pone fine al malvagio desiderio di un nuovo amore per la donna “pietosa”. Alla fine egli si propone di non parlare più di Beatrice fino a quando non sarà in grado di dire di lei ciò che non venne mai detto da persona alcuna.


Il Convivio (1304 – 1307)

Nel Convivio Dante racconta come, dopo la morte di Beatrice fosse sorta in lui la passione ardente per la Filosofia, da questo nuovo amore nascono alcune delle canzoni. Rima aspra e sottile.
Nell'intento dell'autore doveva essere una vasta Enciclopedia in cui si raccogliesse tutto lo scibile umano.
L'amore di cui parla Dante è solo quello per la Sapienza.
E' un banchetto di sapienza in 4 trattati rivolto a coloro che sono stati sviati dagli studi e dalla conquista della filosofia e della scienza a causa delle preoccupazioni della vita pratica.
Egli intende perciò indirizzare quest'opera enciclopedica ai nobili perché trovino l'illuminazione giusta nel loro ufficio di governare i popoli, alle donne perché suscitino con la loro bellezza le virtù negli uomini.
L'ideale di Dante è quello di portare un contributo tangibile allo stabilirsi nel mondo di una convivenza umana serena ed equilibrata che dovrà fondarsi solamente sul culto della ragione e delle più elevate virtù morali.
Il convivio, composto da Dante in un momento così triste della sua esistenza, quando tutto sembrava crollare intorno a lui, è animato da una grande passione intellettuale e da un impegno morale che si indirizza alla vita di tutti i giorni con oculate proposte, nell'intento di purificarlo e migliorarla. Nasce così una nuova prosa scientifica in volgare, che tende a seguire una struttura logica attraverso dimostrazione filosofiche piuttosto che a determinare suggestive atmosfere liriche.

Il trattato viene interrotto da Dante (dovevano essere originariamente 15) forse perché si insinuava nella sua mente una travolgente ispirazione che avvinse tutta l'anima del poeta: quella della Commedia.
Tale opera riusciva a fondere in un'altissima sintesi l'atmosfera lirico-fantastica del libretto giovanile, con l'appassionato rigore logico del convivio


De Vulgari Eloquentia (1304 – 1307)


Scritto negli anni stessi in cui compose il Convivio, è un trattato inteso a suggerire delle regole di metrica e di retorica al linguaggio letterario volgare ricavandole dalla natura stessa della parola considerata come espressione della natura umana nel suo duplice aspetto sensibile e razionale.
Scritto in lingua latina, perché l'argomento fosse nobilitato presso i dotti, doveva essere composto in 4 libri ma anch'esso venne interrotto al XIV capitolo del II.
Nel primo libro tratta del “volgare illustre”, distinto dai dialetti regionali che viene elaborato dagli scrittori, in maniera tale da renderlo comprensibile e piacevole a tutti gli abitanti d'Italia. Nel secondo libro precisa gli argomenti che debbono essere trattati nel volgare illustre: sono l'utile, il piacevole e l'onesto, cioè le armi che provvedono alla difesa della società inoltre l'amore e la rettitudine.
A questi argomenti di adatta bene la Canzone che è il tipo di componimento più difficile ed alto e nel descrivere questa struttura il trattato si interrompe.


La Monarchia (1310 -1313)


E' un trattato in tre libri scritti in latino composto da Dante in occasione della venuta in Italia dell'imperatore Arrigo VII su cui il poeta fiorentino riponeva enormi speranze. In tale trattato il poeta sviluppò compiutamente il problema che più assillava e appassionava cioè quello politico.

Il primo libro dimostra la necessità della monarchia universale in quanto solo un univo imperatore può assicurare al mondo attraverso la giustizia, la pace. Compito dell'imperatore deve essere quello di amministrare la giustizia tra i popoli, mediante una legge comune da lui fissata secondo i principi filosofici.
Il secondo libro vuole dimostrare che la suprema autorità imperiale deve giustamente attribuire al popolo Romano scelto perennemente come artefice dell'unico ed eterno impero universale.
Nel terzo libro Dante affronta il rapporto che deve intercorrere tra le due supreme potenze terrene, l'imperatore e il pontefice, affermando che sia l'autorità pontificia sia quella imperiale derivano direttamente da Dio e quindi l'una non può avere alcuna giurisdizione sull'altra. La sofferenza per l'esilio, il dolore per le lotte violente che insanguinavano Firenze e l'Italia hanno reso più intensa nell'animo di Dante l'ansia di giustizia, il desiderio di pace e perciò egli non si è chiuso nel proprio solitario egoismo ma ha capito che era suo impegno precipuo di combattere estremamente come cristiano per il trionfo del bene suo e dell'umanità.

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