De Monarchia


È un’opera di carattere politico, legata alla sua visione della vita politica. Sente il bisogno di scrivere quale potere preferirebbe: analizza la società rispetto a ciò di cui ha bisogno (uni societas, ibi ius), scrive quindi di diritto, leggi ed istituzioni. Dante si dichiara guelfo, nonostante fosse di idee imperiali, perché sosteneva anche il papa, che dichiarava che Dio regala ogni cosa, anche se avesse tendenze pauperistiche (voleva una chiesa povera).
Il titolo è in latino (“Sulla monarchia”), così come il testo, in quanto indirizzato prevalentemente ad un pubblico colto.
Dato che la situazione è critica, Dante pensa che solo l’imperatore possa risolvere le situazioni comunali. Invita Alberto d’Asburgo ad occuparsi dell’Italia, ma dato che c’era anche il papa elabora la teoria dei due soli
Al tempo si vedevano il papa come il sole e l’imperatore come la luna: il primo, una stella che brilla di luce propria, il secondo un satellite brillante di luce riflessa. Infatti, tutto ciò che esiste nel regno dei cieli deve esistere anche qui, e compito dell’Imperatore, il riflesso di Dio, è mantenere l’ordine. Dante ritiene invece che essi siano due soli, di uguale importanza ma ruoli diversi. Questa sua teoria viene avvalorata anche dai fatti storici: sembrava che la situazione potesse davvero venire risanata da Enrico VI.

Il Convivio


Viene scritto poco prima della Commedia. In latino, convivium significa banchetto. Il cibo del “convivio” è la conoscenza: l’opera è l’esaltazione della filosofia. Tutti gli uomini dotati di ragione hanno sete di conoscenza: nel medioevo il ragionamento era deduttivo, non induttivo. Lo scopo del testo è offrire la conoscenza a chi non è istruito, la possibilità di sedersi al banchetto della conoscenza. Per Dante, le vivande sono le sue canzoni, di stampo filosofico, ed il pane il suo commento alle canzoni. Viene scritto in volgare al fine di divulgare la conoscenza anche a chi non poteva accedervi.
In origine doveva essere composto da quindici trattati, ma ne scrive solo quattro: nel primo espone le ragioni per cui ha scritto l’opera. Nel quarto libro si rende conto che la ragione non può compensare il desiderio d’infinito dell’uomo: inizia quindi la Commedia.
L’argomentazione è sillogistica, per cui i pensieri sono ordinati razionalmente.

De Vulgari Eloquentia


È scritto in latino, e intende esaltare il volgare fiorentino per la sua funzione comunicativa, ma solo quello illustre parlato nelle corti, che deve essere:
- Cardinale: il cardine su cui si basa la lingua.
- Curiale: parlato nelle corti
- Aulico.
Nel secondo libro, distingue gli stili letterali, o registri:
- Ragico
- Comico
- Elegia.
La tragedia è un’opera teatrale greca che inizia e finisce male; la commedia è più leggera, inizia male ma si conclude con un lieto fine; l’elegia, infine, è una breve poesia dedicata all’amore.
Il registro è ipotattico, ovvero non composto da coordinate ma pieno di che, dunque, però, etc.
Sempre nel secondo libro, elenca i contenuti della tragedia:
- Le armi;
- L’amore;
- L’etica.
La forma migliore per scrivere di tutto ciò, per lui, è la canzone.
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