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Impianto di potabilizzazione delle acque del Sinni

RELAZIONE TECNICA

Gli impianti di potabilizzazione servono per potabilizzare l’acqua: si conferiscono determinate caratteristiche chimiche e fisiche all’acqua grezza affinchè questa risulti potabile; i parametri entro i quali l’acqua è potabile sono dettati dai decreti legislativi, in particolare si fa riferimento al D.Lgs. 152/06.

Le sostanze che devono essere rimosse durante il trattamento di potabilizzazione possono essere di origine naturale (ferro,manganese, idrogeno solferato) e antropica (ammoniaca, nitrati e nitriti).

L’impianto di potablizzazione delle acque del Sinni, in esercizio continuo dal giugno del 1986, è situato in agro di Laterza in provincia di Taranto. Si tratta dell’infrastruttura di approvigionamento idrico-potabile della Regione Puglia e di alcuni comuni della Campagnia.

L’impianto di potabilizzazione è suddiviso in due linee, linea Est ed Ovest, perfettamnte identiche e paralle tra loro. Ogni linea è progettata in modo da poter trattare 3000 l/s. Inoltre, è evidente che la raccolta delle acque grezze avviene in una “vasca di accumulo” che è collocata nella parte più alta dell’impianto: si sfrutta, in questo modo, il principio di caduta.

Il funzionamento dell’impianto, che produce e solleva in continuo 3.500 l/s di acqua potabile, è assicurato dai tecnici che, grazie ai moderni strumenti tecnologici, sono in grado di gestire la potabilizzazione dell’acqua: verificano che i macchinari non subiscano danni, analizzano le acque in alcuni punti dell’impianto e somministrano all’acqua determinate sostanze chimiche.

Tutto questo avviene principalmente negli uffici, nella sala controllo e nei laboratori di analisi chimica e batteriologica. Attualmente, i dipendenti assunti per questo impianto sono 33.

Il processo di potabilizzazione inizia con la raccolta dell’acqua grezza in una “vasca di accumulo”. La vasca, dalla capacità di 20.000 mc, raccoglie le acque provenienti dall’invaso di Monte Cotugno che, con i suoi 530 milioni di mc di capacità, è la più grande diga d’Europa in terra battuta.

L’acqua raccolta nella vasca rientra in categoria A/2, per la quale, la normativa prevede un trattamento chimico-fisico normale e la disinfezione. Nella vasca di accumulo sono aggiunti due reagenti chimici: biossido di cloro e anidride carbonica. Il biossido di cloro esegue una sterilizzazione preliminare sull’acqua grezza. Questo prodotto chimico è sostituito al cloro in quanto, non solo non ne assume lo stesso odore, ma agisce efficacemente contro batteri e virus che il cloro non riesce ad eliminare.

La presenza di anidride carbonica, invece, riduce il pH delle acque superficiali consentendo, in tal modo, un maggior abbattimento della torbidità nelle successive fasi. La chiariflocculazione è la seconda fase del processo di potabilizzazione dell’acqua: consiste nel convogliare l’acqua in vasche circolari, dette vasche di chiariflocculazione. È una delle più importanti fasi poichè avviene l'eliminazione delle particelle colloidali in sospensione e di altri soldi sedimentabili finissimi non eliminabili, per motivi economici, con un trattamento fisico semplice.

L’impianto di potabilizzazione del Sinni è provvisto di 4 vasche per linea e queste sono disposte parallelamente rispetto alla vasca di accumulo. La principale caratteristica di queste vasche è quella di svilupparsi in lunghezza anziché in altezza: per questo, i chiariflocculatori possono raggiungere diamentri di 50 metri.
I chiariflocculatori sono economicamente convenienti in quanto in un’unica vasca avviene il processo di coagulazione, flocculazione e sedimentazione.

La chiariflocculazione è un processo chimico, fisico e meccanico. Nei chiariflocculatori sono, infatti, presenti due reagenti chimici che hanno compiti diversi: il policloruro di alluminio serve per far aggregare tutte le sostanze in sospensione nell’acqua fino a quando si formano i cosiddetti “fiocchi di fango” che, per merito della silice attiva, precipitano sul fondo delle vasche. La silice attiva ha difatti la funzione di appesantire i fiocchi di fango.

Il chiariflocculatore presenta una lama mobile che, azionata da un motore elettrico, ruota in modo continuo e lento per far convogliare i fanghi ancora presenti in un catino centrale posto sul fondo della vasca. A questo punto, il fango viene prelevato ed inviato, tramite pompe di sollevamento, in vasche di ispessimento fanghi, dette ispessitori. L’acqua chiarificata, invece, viene convogliata nella sezione filtrazione fuoriuscendo dagli stramezzi periferici superficiali delle vasche.

L’impianto di potabilizzazione delle acque del Sinni presenta, per ogni chiaroflocculatore, cinque filtri che servono per eliminare il resto delle sostanze solide disciolte in acqua che, per vari motivi, non sono state eliminate dal processo di chiariflocculazione. La filtrazione è senz’altro il trattamento di base dell’acqua e il trattamento meccanico più importante applicato all’acqua; si possono applicare vari tipi di filtrazione: quella utilizzata dall’impianto Sinni è la filtrazione in letto di sabbia.

Questo tipo di filtrazione consiste nel passaggio del fluido attraverso un filtro costituito da un letto di sabbia fine, di altezza di circa 1 metro. L’acqua da trattare, per gravità, è fatta passare attraverso questo sistema di filtri che intrappola le sostanze solide. La filtrazione a sabbia ha bassi costi e ha possibilità di raggiungere rimozioni di oltre il 99.9%. Allo stesso tempo però, i filtri richiedono manutenzione, poiché si intasano facilmente. Per questo, i filtri vengono, qualora si ritenga opportuno farlo, lavati in controcorrente con aria e acqua pulita.
Subito dopo la filtrazione, avviene, con tecniche simili a quelle della sterilizzazione preliminare, la sterilizzazione finale. Per quest’ultima sterilizzazione però, si adottono anche altri reagenti chimici. Si è constatato che in prossimità dei luoghi dove sono contenute queste sostanze, sono presenti degli strumenti di “primo soccorso” (docce, lavaocchi,…).

Il prodotto finito è acqua perfettamente potabile, priva di tutte le forme batteriche e delle sostanze inquinanti, ma con tutto il contenuto originario di sali minerali: calcio, magnesio, sodio e potassio. Rientra nella categoria delle acque oligominerali: l’acqua può essere bevuta.

L’acqua potabile, per mezzo di un’autoclave, raggiunge le utenze dell’impianto. L’autoclave è un impianto di sopraelevazione a serbatoio chiuso. Il suo dimensionamento tiene conto di una pressione minima e massima di esercizio.
Alla sterilizzazione finale segue l’accumulo dell’acqua in apposite vasche, dalla capacità di 25.000 mc. L’impianto del Sinni è fornito di 6 elettropompe di portata di 750 l/s e da 3 motopompe di emergenza di portata di 500 l/s ciascuna; queste servono a sollevare l’acqua potabile al serbatoio-impianto di Parco del Marchese, che dista circa 3 km dall’impianto Sinni. Da questo serbatoio, l’acqua viene distribuita a 330 centri abitati.

Nel nodo di Parco del Marchese l'acquedotto si biforca in due rami: quello meridionale che, a gravità, alimenta le provincie di Taranto, Brindisi e Lecce e quello settentrionale che, mediante l’impianto di sollevamento di Parco del Marchese, alimenta prevalentemente le aree del Barese.

Il trattamento dei fanghi è la fase che subiscono tutti i fanghi provenienti dai chiaroflocculatori; questi vengono inviati, attraverso pompe di sollevamento, in tre vasche di ispessimento fanghi (ispessitori).
Il processo d'ispessimento consiste nella decantazione della sospensione fangosa in apposite vasche. In queste strutture il fango si addensa sul fondo, lasciando separare la parte liquida (acqua di risulta) che straripa dalla superficie e viene reinserita nel processo, mediante apposite pompe.

In seguito, si invia, tramite elettropompe, il fango ispessito alle presse a nastro. In questo modo si cerca di eliminare completamente l’acqua. A questo punto, viene aggiunto un reattivo aggregante (polielettrolita) affinchè l’aggregazione e la disidratazione dei fanghi risulti facile; successivamente, i fanghi vengono condotti in appositi contenitori tramite nastri trasportatori.

Tutti i fanghi disidratati vengono trasportati, tramite camion, nella discarica dell’impianto.
La discarica occupa una superficie di circa 20.000 mc ed è collocata nella parte più in basso dell’impianto; è accessibile solamente agli operatori e alle persone autorizzate, in quanto vi sono mezzi in continuo movimento.

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