Concetti Chiave
- La sfida principale della tecnologia del DNA ricombinante è garantire che il DNA estraneo si duplichi durante la divisione cellulare, integrandosi in un replicone.
- I vettori devono avere quattro caratteristiche fondamentali: capacità di duplicarsi indipendentemente, sequenza di riconoscimento per enzimi di restrizione, gene reporter e dimensioni minori dei cromosomi dell'ospite.
- I plasmidi, sebbene siano ottimi vettori per la loro piccola dimensione e resistenza agli antibiotici, non possono essere utilizzati per la maggior parte dei geni eucariotici a causa delle loro limitazioni dimensionali.
- I virus sono utilizzati come vettori per geni eucariotici e procariotici senza particolari artifici per penetrare nelle cellule ospiti.
- I cromosomi artificiali di lievito, creati in laboratorio, sono considerati ottimi vettori poiché contengono tutti i componenti necessari per funzionare come veri cromosomi eucariotici.
Indice
Qual è la sfida del DNA ricombinante?
La sfida principale della tecnologia del DNA ricombinante non è quella di far entrare il DNA stesso in una cellula ospite, ma quella di far sì che il DNA estraneo si duplichi quando la cellula si divide.
Per potersi duplicare il DNA ricombinante deve entrare a far parte di un replicone, un segmento di DNA che contenga un’origine della duplicazione; l’integrazione può avvenire in due modi:
- il frammento si può inserire in prossimità di un sito di origine della duplicazione
- il frammento può entrare nella cellula ospite come parte integrante di una sequenza di DNA trasportatrice (un vettore) che possiede una propria origine della duplicazione.
Caratteristiche dei vettori
Il vettore, per essere efficace, deve avere quattro caratteristiche fondamentali: deve essere capace di duplicarsi indipendentemente dalla cellula ospite; deve possedere una sequenza di riconoscimento per un enzima di restrizione che lo possa tagliare e ricombinare con il nuovo DNA; deve contenere un gene reporter; e deve avere dimensioni minori dei cromosomi dell’ospite.
Plasmidi come vettori
I plasmidi hanno piccole dimensioni e spesso contengono una solo sequenza di riconoscimento per un dato enzima di restrizione. Un plasmide tagliato con un enzima di restrizione si trasforma in una molecola lineare provvista di estremità coesive che si possono appaiare con le estremità di un altro frammento di DNA.
Molti plasmidi possiedono un’origine della duplicazione e contengono inoltre geni che conferiscono resistenza agli antibiotici. Per questi motivi sono ottimi vettori, ma sono di piccole dimensioni, pertanto non possono essere utilizzati come vettori per la maggior parte dei geni eucariotici.
Virus e cromosomi artificiali
I virus, nonostante siano anche loro di dimensioni ridotte, vengono spesso usati come vettori per i geni eucariotici e procariotici. Essi non richiedono particolari artifici per essere indotti a penetrare nelle cellule ospiti.
I vettori più utilizzati sono i cromosomi artificiali di lievito. Essi sono cromosomi minimi creati in laboratorio, cioè molecole di DNA che contengono non soltanto siti di restrizione, geni reporter e l’origine della duplicazione del lievito ma anche le sequenze del centromero e del telomero che li rendono veri e propri cromosomi eucariotici.
Domande da interrogazione
- Qual è la principale sfida della tecnologia del DNA ricombinante?
- Quali sono le quattro caratteristiche fondamentali che deve avere un vettore efficace?
- Perché i plasmidi sono considerati ottimi vettori, e quali sono le loro limitazioni?
La sfida principale è garantire che il DNA estraneo si duplichi durante la divisione della cellula ospite, integrandosi in un replicone che contenga un'origine di duplicazione.
Un vettore deve duplicarsi indipendentemente dalla cellula ospite, possedere una sequenza di riconoscimento per un enzima di restrizione, contenere un gene reporter e avere dimensioni inferiori a quelle dei cromosomi dell'ospite.
I plasmidi sono ottimi vettori perché sono di piccole dimensioni, contengono un'origine di duplicazione e geni di resistenza agli antibiotici, ma non possono essere utilizzati per la maggior parte dei geni eucariotici a causa delle loro dimensioni limitate.