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Le mutazioni nei procarioti e negli eucarioti


Nella lunga storia della vita sulla Terra le mutazioni cromosomiche hanno costituito anche fonte di variabilità e favorito l’evoluzione delle forme viventi.
Sia nei procarioti, sia negli eucarioti si rinvengono poi geni mobili, definiti trasposoni. che migrano da una parte all’altra di un cromosoma; la nuova posizione può alterare l’azione di altri geni in sito. Per lo studio dei trasposoni nel granturco. Barbara Me Clintock ebbe il premio Nobel nel 1984.
Le mutazioni che riguardano il numero dei cromosomi possono interessare interi assetti cromosomici, che risultano pertanto multipli di 2n (3n, 4n,...) o sottomultipli (n); l’organismo o la cellula vengono in tal caso definiti euploidi.
La monoploidia comporta la presenza di un solo assetto cromosomico (è per questo definita anche aploidia), invece dell’assetto diploide. La poliploidia implica invece un numero di assetti cromosomici superiore al normale, come 3N (triploide), 4N (tetraploide) .
Monoploidia e poliploidia nelle specie animali sono quasi sempre letali; nelle piante, grazie a meccanismi compensativi, vengono tollerate. Molte piante coltivate, come i cereali, sono poliploidi.
Si parla di mutazioni aneuploidi quando si verifica la variazione del numero dei cromosomi per aggiunta o perdita dei singoli cromosomi: 2n- 1, 2n + 1, 2n- 2, 2n + 2 e così oltre.
L’aneuploidia negli animali è spesso letale.
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