I primati: un'unica grande famiglia


Oggigiorno la teoria evoluzionistica di Darwin è stata integrata di ulteriori studi che hanno permesso di aprire nuovi orizzonti evoluzionistici: l’uomo non si è evoluto da un antenato scimmiesco, come aveva ipotizzato il naturalista britannico. Il nostro percorso evolutivo si articola tra antenati comuni, estinzioni, vicoli ciechi e convivenze coeve.
Si ritiene che la linea filetica del nostro antenato comune si sia divisa 6 milioni di anni fa in due: un ramo portò alla comparsa degli Ominidi, l’altro a quella delle scimmie antropomorfe. Come possiamo facilmente intuire, i nostri antenati non hanno “rimpiazzato” una specie ben precisa di scimmia: si tratta di un processo molto più complicato ed è necessario comprendere che la sopravvivenza di una linea evolutiva dipende dall’abilità dei suoi membri di vivere e riprodursi in un particolare habitat. Può capitare che alcune specie entrino in competizione con altre e quella con la migliore capacità di adattamento sarà in grado di sopraffare l’altra; è altrettanto frequente che specie separate evolvano in modo tale che ognuna si adatti a un particolare condizione, rendendo possibile una coesistenza: in questo caso, le due specie si svilupperanno indipendentemente. Quest’ultimo è il caso di umani, scimmie e scimmie antropomorfe.
Siamo generalmente abituati a considerarci degli “estranei” all’interno dell’ordine dei Primati mentre sarebbe interessante conoscere e imparare ad amare la nostra variegata ed unica “famiglia”.


I Primati: una grande famiglia

L’ordine dei Primati (Primates) comprende i lemuri, i tarsi, le scimmie del Vecchio e Nuovo Mondo, le scimmie antropomorfe e gli esseri umani.
Il nostro antenato primordiale era probabilmente un piccolo mammifero arboricolo (v. ricostruzione accanto), simile a un topolino, che comparve circa 55 milioni di anni fa. I paleontologi hanno chiamato questa creaturina ‘Archicebus achilles’ per la robustezza dei garretti .
La maggior parte dei primati ha mantenuto abitudini arboricole, come dimostrano gli adattamenti corporei generati per selezione naturale dall’esigenza di vivere sugli alberi. Nonostante l’uomo non abbia mai vissuto sugli alberi, il nostro corpo conserva molte somiglianze con i nostri progenitori arboricoli.
Le proscimmie , sebbene presentino un aspetto molto diverso dalle scimmie e assomiglino più a delle sorte di scoiattoli, mostrano numerose caratteristiche in comune con i primati: la spalla e l’anca sono molto mobili e consentono loro di arrampicarsi e di muoversi per brachiazione , le cinque dita delle mani e dei piedi (con pollice e alluce opponibili) permettono loro di esaminare con cura il cibo, di stringere i rami, mentre gli occhi molto vicini tra loro, collocati in posizione frontale, conferiscono loro una visione stereoscopica , migliorando la percezione della profondità, fondamentale per potersi muovere tra gli alberi. Però, le proscimmie possiedono un cervello più piccolo rispetto alla massa corporea, il loro muso risulta piuttosto allungato e con alla punta un naso umido e nonostante la vista molto sviluppata, si servono spesso dell’olfatto e per marcare il territorio utilizzano delle ghiandole particolari e l’urina. La dentatura differisce notevolmente da quella delle altre scimmie: gli incisivi formano una sorta di pettine, utile per la pulizia del mantello (come per esempio, la dentatura dei loris) e inoltre tutte le proscimmie presentano un artiglio allungato sul secondo dito di ciascuno dei due piedi.
Le proscimmie, nella fattispecie i lemuri, hanno subito un’evoluzione differente (durata circa 100 milioni di anni) da quella degli altri primati, dovuto alla separazione del Madagascar dal continente africano. Questa è la ragione per cui i lemuri in natura vivono soltanto su questa grande isola.

Gli Aplorrini (Haporrhini) comprendono le scimmie e gli ominoidei (le scimmie antropomorfe e gli esseri umani). I suoi membri hanno generalmente un encefalo più grande in rapporto alle dimensioni del corpo e si servono maggiormente della vista che dell’olfatto rispetto agli altri mammiferi. Tutte le scimmie possiedono un pollice opponibile la cui funzione è prevalentemente prensile, mentre nella specie umana e negli scimpanzé la sua struttura ossea permette una manipolazione più accurata.
I ritrovamenti fossili indicano che gli Aplorinni cominciarono a divergere dalle proscimmie 50 milioni di anni fa: le prime scimmie si sono probabilmente originate in Africa e in Asia, il Vecchio Mondo; successivamente, alcune hanno poi raggiunto il Sudamerica, il Nuovo Mondo.
Questo ci lascia intuire che scimmie del Vecchio e del Nuovo Mondo si siano evolute separatamente per oltre 30 milioni di anni.

Le Scimmie del Vecchio Mondo appartengono allo stesso parvordine delle scimmie antropomorfe e dell’uomo, i Catarrini (catarrhini). Esse di distinguono da quelle del Nuovo Mondo per via del loro setto nasale sottile (inoltre le narici sono orientate in avanti e non di lato) e per la mancanza di una coda prensile. Sono diffuse in tutta l’Africa subsahariana e nell’Asia meridionale, dal Pakistan fino alle isole indonesiane e filippine; soltanto due specie vivono lontano dal rispettivo fulcro di distribuzione: i macachi giapponesi (macaca fuscata) e le bertucce di Gibilterra (Macaca Sylvanus).
La loro alimentazione varia da specie a specie. La dieta onnivora ha conferito ad alcune scimmie delle borse mascellari e in generale un sistema digestivo molto semplice: uno stomaco piccolo, un intestino crasso munito di un cieco ridotto e un colon grande quanto l’intestino tenue. In poche parole, il sistema digestivo di queste scimmie si dedica solamente all’assorbimento di proteine.
La dieta folivora è invece molto complessa e differente da quella dei primati onnivori: i folivori devono digerire cibo contenente moltissimi carboidrati strutturali – di cui fa parte la cellulosa presente nelle foglie – e processare varie tossine. In generale, i primati (uomo compreso) non sono in grado di metabolizzare la cellulosa contenuta nelle pareti cellulari delle piante. Per questo motivo, un tratto del sistema digerente dei folivori è fornito di un grande marsupio in cui alberga una colonia di microorganismi in grado di digerire la cellulosa e altri carboidrati strutturali (come la gomma di cui alcune specie sono ghiotte). Lo stomaco di questi primati è molto grosso ed è composto da numerose sezioni, similmente a quello dei ruminanti ma meno elaborato.

Esso non solo è utile nella scomposizione della cellulosa ma pare anche che le parti di stomaco preposte alla fermentazione vegetale aiutino questi animali nell’affrontare le varie tossine che si trovano in molte piante. Tale disintossicazione è facilitata per via diretta attraverso la scomposizione chimica e per via indiretta dal rallentamento della velocità con cui il cibo è assorbito permettendo al fegato di espellere le tossine più a lungo.
La vita sociale delle Scimmie del Vecchio Mondo è caratterizzata da gruppi, più o meno numerosi, con una gerarchia rigidamente normata. A capo del gruppo vi è un maschio alfa, attorniato da un harem di femmine


Le Scimmie del Nuovo Mondo sono così particolari dal punto di vista fisico e comportamentale che vengono trattate come un gruppo a sé stante.
Si distinguono per una caratteristica molto particolare che dà il nome al suo parvordine: Platyrrhini. Come si evince dal nome, il loro setto nasale è così spesso che le narici sono orientate di lato.
A differenza di alcuni loro parenti asiatici o africani, le scimmie del Nuovo Mondo non hanno mai abbandonato l’habitat naturale dei primati, ovvero la foresta. I loro ecosistema varia dalle umide foreste pluviali, al bosco di montagna e al secco cerrado fino alla foresta a galleria.
La loro dieta è principalmente fruttivora (tanto che alcune specie hanno sviluppato una masticazione particolarmente robusta per poter rompere la buccia più coriacea), o folivora o insettivora.

Adattandosi a una vita prevalentemente arboricola, alcune Scimmie del Nuovo Mondo hanno sviluppato una coda in funzione di quinto arto, rendendola molto sensibile e abbastanza forte da consentire una presa sicura durante lo spostamento da ramo in ramo (cfr. Scimmie ragno, scimmie lanose e scimmie urlatrici).
Nei Platirrini, una colorazione sgargiante è piuttosto eccezionale ma in cambio possiedono barbe e ciuffi appariscenti e code pelose.
Le Scimmie del Nuovo Mondo sono fortemente idrofobe e non sono in grado di nuotare: ogni volta che i loro piccolo microcosmo viene disboscato, una specie di primati rischia l’estinzione; recentemente, la loro foresta è stata ridotta a meno di un decimo della sua originaria estensione.


Alcune scimmie antropomorfe condividono una strettissima vicinanza genetica con gli esseri umani; questa classificazione necessita delle precisazioni: gli omini (homini) sono la tribù che oggi comprende, oltre al genere Homo, anche il genere Pan (gli scimpanzé) e tutte le specie estinte vissute nel corso dei 5 milioni di anni che ci separano dall’antenato comune con gli scimpanzé. Le homininae sono la sotto famiglia che include anche i gorilla (gen. Gorilla); gli Ominidi (hominidae) sono la famiglia estesa di primati che include l’uomo sapiens, gli scimpanzé, i gorilla e gli oranghi (gen. Pongo). La superfamiglia che raggruppa le famiglie degli Ominidi e degli Ilobatidi (Hylobatidae) prende il nome di Hominoidea, le cosiddette scimmie antropomorfe.

Le scimmie antropomorfe

Le scimmie antropomorfe sono prive di coda e i lori arti anteriori sono più lunghi di quelli posteriori; sono essenzialmente vegetariane, tuttavia gli scimpanzé si nutrono anche di piccoli invertebrati e persino di antilopi, maiali e altre scimmie. Possiedono anche un cervello nettamente più grande rispetto alla loro massa corporea e per questo presentano un comportamento molto flessibile.

Gibboni

Spesso, queste piccole scimmie antropomorfe non vengono ritenute tali per via della minuta corporatura ma ritrovamenti paleontologici provano che un tempo esistessero gibboni giganti; ciò fa pensare che il loro ridimensionamento in termini evoluzionistici sia avvenuto abbastanza recentemente.
Esistono diverse specie di gibboni, tutte stanziate tra le foreste del Sud-Est asiatico, ma si somigliano tra loro nell’organizzazione familiare: una coppia monogama (come noi uomini) che si prende cura delle prole per quasi dieci anni.
Una distinta caratteristica dei gibboni è il loro canto che si compone di veri e propri duetti, nei quali il maschio e la femmina ricoprono ruoli diversi, rinnovando le proprie “promesse” e marcando canoramente il proprio territorio.
La dieta di queste curiose creature è fruttivora e prediligono i frutti dolci, tra cui i fichi.
Esistono quattro specie di gibboni: i Siamanghi (Symphalangus syndactylus), gli Hulock (Hoolock hoolock), i Gibboni neri (Nomascus concolor) e Gibboni dalle mani bianche (Hylobates klossi).
Tutti i gibboni sono a rischio di estinzione a causa del bracconaggio e del disboscamento delle foreste in cui abitano.


Orangutanghi

Gli orangutanghi (Pongo) sono le scimmie arboricole più grandi al mondo ma anche le meno socievoli: con essi condividiamo il 97% del nostro patrimonio genetico.
Questo primate segue una dieta prevalentemente fruttivora ma l’habitat in cui vive, la foresta, gli consente un’alimentazione piuttosto variegata.
Nonostante l’indole solitaria, le femmine di orangutango trascorrono quasi tutta la loro vita ad occuparsi della prole: a parte l’uomo, nessun’altra specie accudisce i propri piccoli per così a lungo.
Secondo le popolazioni locali, trovarsi dinanzi a un orangutango è come imbattersi in un vecchio saggio: sono in effetti primati molto intelligenti e se sottoposti a determinati stimoli, rivelano delle sorprendenti capacità.
Nonostante la pacatezza che caratterizza questa scimmia antropomorfa, l’uomo persiste nel bracconaggio illegale e in un disboscamento poco assennato delle foreste del Borneo e di Sumatra: l’effettiva possibilità che queste meravigliose creature scompaiano completamente allo stato selvatico è ormai un pericolo reale.

Il genere Pongo si divide in tre specie:
l’orango del Borneo (Pongo pygmaeus): la sua popolazione si consta di circa 104.700 individui (in crescente calo) stanziati nelle foreste subtropicali e tropicali del Borneo. Il maschio di questa specie è molto robusto, presenta delle protuberanze adipose sulle guance ed è caratterizzato da un folto mantello ondulato di colore rossiccio;
l’orango di Sumatra (Pongo abelii): la sua popolazione si consta di circa 14.613 individui (in crescente calo) stanziati anch’essi, come i cugini del Borneo, nelle foreste tropicali e subtropicali. Il maschio di questa specie risulta leggermente più piccolo, la testa meno squadrata e più allungata e le protuberanze facciali e le sacche vocali più minute rispetto all’Orango del Borneo mentre possiede una barba e un manto dorato assenti nell’altra specie. Si stima che le due linee si siano separate circa 1,5 -1,7 milioni di anni fa;
l’orango di Tapanuli (Pongo tapanuliensis): la sua popolazione si consta di circa 800 individui (in crescente calo) stanziati nelle foreste tropicali situate nella parte settentrionale di Sumatra. Gli oranghi di questa specie presentano delle differenze dai cugini del Borneo e di Sumatra: il cranio e le mandibole sono meno robuste, il pelo è più spesso e arricciato, il maschio presenta dei baffi di colore dorato e protuberanze più “piatte” e soprattutto l’orango di Tapanuli comunica attraverso una varietà di versi nettamente diversi da quelli
delle altre specie e si nutrono di frutta non gradita ai due parenti. Si stima che P. Tapanuliensis si sia separato dai P. Abelii circa 3,3 milioni di anni fa mentre dai P. pygmaeus circa 670mila anni fa.

Gorilla

Il gorilla è la scimmia antropomorfa di taglia maggiore: alcuni esemplari possono raggiungere persino i due metri.
I gorilla, generalmente, vivono in gruppi sociali, trascorrendo la maggior parte del tempo al suolo: questa enorme scimmia è molto pacifica e curiosa e spesso si ferma ad osservare il territorio circostante e ad ascoltare i rumori insoliti. La loro dieta è generalmente vegetariana, alle volte arricchita da qualche invertebrato.
L’esatta classificazione di questa specie è motivo di continua controversia e tuttora divide gli zoologi in due campi contrapposti, i ‘globalisti’ e i ‘divisionisti’; tuttavia, negli ultimi vent'anni, nuove scoperte genetiche hanno convinto gli studiosi che le popolazioni di gorilla occidentali e orientali dovrebbero essere considerate come due specie differenti, ognuna suddivisa in due sottospecie.
il Gorilla Occidentale (Gorilla gorilla) si suddivide in due sottospecie: il gorilla occidentale di pianura (G. g. gorilla) e il gorilla d’oltre fiume (G. g. diehli). Il mantello di questa specie è corto, grigio e ispido e per questo il maschio dominante viene chiamato “silver back”.
Il gorilla occidentale di pianura popolava gran parte dell’Africa occidentale tropicale ma oggi sopravvive in 50-40 sacche di territorio, sparse tra il Gabon, l’Angola, il Congo e la Repubblica Centro Africana, il Cameron e la Guinea Equatoriale. Gli studiosi sul campo incontrano difficoltà nell'avvicinarsi abbastanza da poterlo studiare dettagliatamente a causa della spietata caccia tenutasi in passato, che ha portato il primate a temere l’uomo sempre di più. Infatti in natura, il gorilla non ha predatori naturali per via della corporatura massiccia, a eccezione dell’uomo.
Normalmente, i gorilla non sono animali aggressivi e sono rari gli scontri tra i silver back: gli unici episodi di violenza si verificano soltanto quando l’unità famigliare è minacciata.
Sopravvivono in natura circa 120.000 esemplari a rischio di estinzione a causa della deforestazione, del bracconaggio spietato e delle epidemie (cfr. Ebola).
Il Gorilla Orientale (Gorilla beringei) si suddivide anch’esso in due sottospecie: il gorilla di montagana (G. b. beringei) e il gorilla orientale di pianura (G. b. graurei).
Il gorilla di montagna è un primate dal mantello irsuto che abbiamo conosciuto attraverso gli studi di George Schaller e Diane Fossey. Oggi ne sopravvivono circa 600 allo stato selvatico e la riproduzione in cattività è assente. Questa specie vive da 2200 m ai 4300 m di altitudine nel punto di confluenza di Uganda, Ruanda e Repubblica Democratica del Congo.
In un gruppo di gorilla di montagna i rapporti interpersonali sono calmi e rilassati. Lo spirito di competizione con gli scimpanzé è trascurabile poiché quest’ultimi, che condividono con i gorilla con il territorio, sono animali arboricoli e la loro dieta è essenzialmente fruttivora, dimostrando scarso interesse per gli arbusti consumati dai gorilla.
Un gruppo tipico di questa specie consiste in otto/dieci individui: un maschio dominante, tre/quattro femmine adulte e i loro piccoli di varia età. Tuttavia, il maschio dominante può permette ad alcuni maschi adulti di stato inferiore di unirsi al gruppo, lasciando svolgere loro l’utile ruolo di sentinelle. La missione del gruppo di maschi aggiuntivi presenta un grande vantaggio, poiché quando il vecchio maschio morirà, uno di loro prenderà il suo posto, non comportando il disfacimento di tutto il nucleo familiare.
Questo tipo di organizzazione sociale è qualcosa che il gorilla occidentale di pianura eviterebbe a tutti i costi, e costituisce probabilmente una delle maggiori differenze comportamentali tra le due specie di gorilla.

Scimpanzè

Lo scimpanzé (Pan troglodytes), insieme al bonobo, è considerato il nostro parente più stretto, ed è la scimmia antropomorfa che condivide maggiormente la grande curiosità e la complessità sociale della specie umana.
Allo stato selvatico lo scimpanzé è soggetto a una serie di contatti sociali in continua evoluzione, la cui gestione richiede una notevole intelligenza, astuzia e flessibilità. Gli scimpanzé possiedono un’ampia gamma di espressioni facciali e vocalizzi che riflettono tutti i loro stati d’animo.
Sappiamo che gli scimpanzé adulti adottando sottili strategie politiche per guadagnare prestigio sociale e che non solo usano degli strumenti ma sono anche in grado di fabbricarli e di impiegarli in una varietà di situazioni. Gli scimpanzé sono onnivori ed effettuano vere e proprie battute di caccia, nelle quali utilizzano lance.
Questa è una miriade di altre scoperte hanno confermato che gli scimpanzé, dopo l’uomo, sono effettivamente gli animali più evoluti del pianeta.
Questi primati sono stanziati in Africa centrale e occidentale: il loro habitat è la foresta pluviale decidua, terreni boschivi e praterie. Si stima una popolazione tra i 100 e i 200 mila esemplari.


Bonobo

Il bonobo (Pan paniscus), meglio noto come scimpanzé pigmeo, era ritenuto un tempo una semplice sottospecie del suo possente parente.
Dal punto di vista fisico, il bonobo presenta spalle più strette, collo più sottile, testa e orecchie più piccole, narici più dilatate e arcate sopraccigliari meno prominenti di quelle degli scimpanzè; i bonobo hanno sviluppato una personalità più tranquilla e cooperativa rispetto ai cugini P. Troglodytes, oltre che per la riproduzione, essi utilizzano l’atto sessuale in modo piacevole, giocoso, come un mezzo per rafforzare i legami sociali del gruppo.
La società dei bonobo è matriarcale al contrario di quella degli scimpanzé: infatti l’infanticidio è completamente sconosciuto.
Il lungo tempo trascorso al suolo potrebbe anche spiegare perché i bonobo hanno gambe relativamente più lunghe rispetto agli scimpanzé: in effetti, stanno lentamente assumendo una posizione bipede, proprio come i primi ominidi.
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