Video appunto: Comparto lisosomale dell'osteoclasto
Ricordando l’origine monocito-macrofagica, non dovrebbe sorprendere il fatto che l’osteoclasto sia caratterizzato da un importante comparto lisosomiale. In prossimità di ciascun nucleo è presente un complesso di Golgi da cui derivano vescicole contenenti una varietà di enzimi tra cui spiccano proteasi acide in grado di distruggere collagene.
Di norma i lisosomi agiscono in sede intracellulare, per digerire materiale sequestrato dall’esterno o anche eliminare componenti citoplasmatiche. In questo caso la digestione deve necessariamente avvenire in sede extracellulare dato che non sarebbe possibile portare l’osso dentro la cellula. Per poter degradare l’osso è necessario creare uno spazio protetto, sigillato rispetto al resto dei tessuti circostanti, questo si ottiene grazie a proteine di adesione tra il plasmalemma e la superficie dell’osso. A questo punto, è possibile secernere le proteasi in questo spazio mediante l’esocitosi di lisosomi, al fine di iniziare ad attaccare il collagene della matrice ossea.


Gli enzimi lisosomiali sono però attivi solo in ambiente acido. Per innescare la proteolisi è necessario quindi abbassare il pH in sede extracellulare. L’abbassamento del pH è reso possibile grazie all’azione di pompe protoniche che sono attive a cavallo della porzione di membrana. L’acidificazione del fluido extracellulare crea una condizione doppiamente favorevole perché si attivano le idrolasi che iniziano a degradare le fibrille collagene, ma al contempo, l’HCl che si trova nella zona provoca la dissoluzione della componente minerale della matrice.