Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • Nel 1996, il ricercatore Wilmut clonò Dolly, la prima pecora, utilizzando cellule dell'epitelio mammario e un ovocita enucleato.
  • Le cellule somatiche furono riportate a uno stato staminale e fuse con l'ovocita per creare uno zigote diploide.
  • Dolly presentava un DNA mitocondriale misto, ereditato dalla pecora donatrice e dalla madre surrogata.
  • La clonazione di Dolly ha dimostrato la possibilità di riacquistare la totipotenza delle cellule somatiche in condizioni specifiche.
  • Dolly ha sofferto di invecchiamento precoce e ha aperto la strada a ulteriori clonazioni, inclusa quella di altri animali e potenzialmente umani.

Indice

  1. Il processo di clonazione di Dolly
  2. Le implicazioni della clonazione di Dolly

Il processo di clonazione di Dolly

Wilmut invece nel 1996 riuscì a clonare il primo mammifero: una pecora. In particolare prese delle cellule dell’epitelio della ghiandola mammaria di una pecora adulta (1) e le mise in terreni di coltura. I ricercatori a questo punto per farle regredire a uno stato staminale le privarono di nutrienti, rendendole così in quiescenza, ossia in fase G0. Da un’altra pecora (2) prelevarono un ovocita, vi tolsero il nucleo e in vitro fusero le due cellule ottenute, producendo uno zigote dato da un nucleo diploide e dal citoplasma dell’ovocita. Successivamente attraverso stimoli elettrici indussero la segmentazione fino allo stadio di blastocisti. A questo punto la blastocisti fu impiantata nell’utero di una terza pecora (3) che partorì Dolly, geneticamente identica alla pecora 1. Il DNA mitocondriale di Dolly è però misto perché presenta sia quello della pecora 1 che della pecora 2. Attraverso questo successo su 284 tentativi, Wilmut dimostrò che una cellula somatica, in opportune condizioni, se fusa con una cellula uovo enucleata, può riacquistare la totipotenza che caratterizza lo zigote.

Le implicazioni della clonazione di Dolly

Dolly morì a causa di un’infezione polmonare intorno ai 7 anni, la quale solitamente si prenseta in pecore più anziane. Dolly è infatti stata soggetta a un invecchiamento precoce dal momento che la sua età biologica è data dalla somma degli anni della mamma (6) e dei suoi; presentava infatti dei telomeri più corti del normale. Dolly aprì così la strada ad altre clonazioni, tra cui quella umana. Ad esempio si clonarono topi, maiali, vitelli, cani, gatti e nel 2018 si clonarono anche primati.

Domande da interrogazione

  1. Qual è stato il primo mammifero clonato e quali cellule sono state utilizzate nel processo?
  2. Il primo mammifero clonato è stata una pecora di nome Dolly, ottenuta utilizzando cellule dell’epitelio della ghiandola mammaria di una pecora adulta, che furono fatte regredire a uno stato staminale (testo).

  3. Quali sono le fasi principali del processo di clonazione di Dolly?
  4. Il processo di clonazione di Dolly ha comportato la fusione di cellule somatiche con un ovocita enucleato, seguita da stimoli elettrici per indurre la segmentazione fino allo stadio di blastocisti, che è stata poi impiantata nell'utero di una terza pecora (testo).

  5. Quali sono state le conseguenze della clonazione di Dolly in termini di salute e ricerca?
  6. Dolly ha mostrato segni di invecchiamento precoce e telomeri più corti del normale, e la sua clonazione ha aperto la strada a ulteriori esperimenti di clonazione, inclusi quelli su altre specie e potenzialmente sull'uomo (testo).

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community