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Clonazione del primo mammifero



Wilmut invece nel 1996 riuscì a clonare il primo mammifero: una pecora. In particolare prese delle cellule dell’epitelio della ghiandola mammaria di una pecora adulta (1) e le mise in terreni di coltura. I ricercatori a questo punto per farle regredire a uno stato staminale le privarono di nutrienti, rendendole così in quiescenza, ossia in fase G0.
Da un’altra pecora (2) prelevarono un ovocita, vi tolsero il nucleo e in vitro fusero le due cellule ottenute, producendo uno zigote dato da un nucleo diploide e dal citoplasma dell’ovocita. Successivamente attraverso stimoli elettrici indussero la segmentazione fino allo stadio di blastocisti. A questo punto la blastocisti fu impiantata nell’utero di una terza pecora (3) che partorì Dolly, geneticamente identica alla pecora 1. Il DNA mitocondriale di Dolly è però misto perché presenta sia quello della pecora 1 che della pecora 2. Attraverso questo successo su 284 tentativi, Wilmut dimostrò che una cellula somatica, in opportune condizioni, se fusa con una cellula uovo enucleata, può riacquistare la totipotenza che caratterizza lo zigote.

Dolly morì a causa di un’infezione polmonare intorno ai 7 anni, la quale solitamente si prenseta in pecore più anziane. Dolly è infatti stata soggetta a un invecchiamento precoce dal momento che la sua età biologica è data dalla somma degli anni della mamma (6) e dei suoi; presentava infatti dei telomeri più corti del normale. Dolly aprì così la strada ad altre clonazioni, tra cui quella umana. Ad esempio si clonarono topi, maiali, vitelli, cani, gatti e nel 2018 si clonarono anche primati.