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La struttura della retina


La retina è costituita da tre tipi principali di cellule in grado di generare o trasmettere impulsi tra loro collegati e disposti in modo da formare tre strati.
All'estremità posteriore,a contatto con la coroide, troviamo i fotocettori(coni e bastoncelli), che contengono molecole di fotopigmenti: nei bastoncelli è presente un fotopigmento detto rodopsina, nei coni pigmenti visivi chiamati fotopsine.
Per aumentare la superficie sulla quale sono distribuiti i fotopigmenti, le membrane dei coni e dei bastoncelli sono ripetutamente ripiegate su se stesse.
Quando la luce colpisce una molecola di fotopigmento, essa cambia forma dando luogo ad una serie di eventi che modificano la permeabilità della membrana cellulare, depolarizzandola e generando così il potenziale d'azione.
Nell'uomo sono presenti tre diversi tipi di coni, contenenti fotopigmenti leggermente diversi,che vengono stimolati da radiazioni di lunghezza d'onda differenti corrispondenti al rosso, al verde e al blu.
In base all'intensità relativa della loro stimolazione il cervello percepisce i vari colori.
I fotorecettori formano sinapsi con dei neuroni di associazione, detti cellule bipolari, che formano il secondo strato della retina e che a loro volta comunicano con delle cellule gangliari, i cui assoni formano il nervo ottico.
È stato calcolato che la retina contiene più di 100 milioni di fotorecettori,ma solo 1 milione di cellule gangliari;un gran numero di bastoncelli confluisce infatti su un numero minore di cellule bipolari, che a loro volta si connettono con poche cellule gangliari.
Il punto in cui le fibre nervose si raccolgono per formare il nervo ottico è privo di propriocettori e costituisce un punto cieco della retina, la papilla ottica, in corrispondenza del quale penetra nel globo oculare l'arteria retinica, che si ramifica in tutta la retina.
La zona dove l'immagine visiva viene messa a fuoco è detta fovea, nella quale gli unici fotorecettori presenti sono coni fittamente concentrati.
In essa a ogni cono corrisponde un'unica cellula bipolare, che a sua volta raggiunge una cellula gangliare; tale rapporto di uno a uno permette la formazione di un'immagine più chiara e dettagliata.
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