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Indice

  1. Shock extracardiaco ostruttivo
  2. Shock anafilattico
  3. Trattamento

Shock extracardiaco ostruttivo

In questo caso si ha un’ostruzione all’outflow dai due ventricoli per via di una compressione. Questo tipo di shock si ha quando l’ostruzione non è a carico del cuore e dal punto di vista emodinamico si ha una vasodilatazione periferica, contrariamente allo shock cardiogeno.
Le forme di questo tipo sono dovute a particolari quadri patologici e vengono trattate contestualmente, ad esempio:
- tamponamento cardiaco (visibile in ecocardiografia): pericardiocentesi;
- pneumotorace iperteso: drenaggio pleurico;
- embolia polmonare: fibrinolisi o anticoagulanti.

Questa forma è caratterizzata da ostruzione all’eiezione del ventricolo di sinistra, aumento della Cvp e diminuzione o meno delle resistenze periferiche per favorire la gittata.
Altri esempi sono: tumori mediastinici, ventilazione a pressione positiva, dissezione o coartazione aortica, ipertensione polmonare acuta, pericardite.
La terapia varia a seconda della causa dell’ostruzione, come riportato negli esempi sopracitati.

Shock anafilattico

Dovuto a violente reazioni allergiche ad alimenti, farmaci, punture di insetto che comportano rilascio massivo di istamina e altri potenti vasodilatatori (chinine) che causano vasodilatazione ed un aumento della permeabilità capillare, con conseguente accumulo di liquidi nell’interstizio e diminuzione del volume circolante efficace.
Il quadro vede un calo della Cvp e delle resistenze periferiche, associato a difficoltà respiratoria, broncospasmo, tachicardia, orticaria, edema diffuso e rischio di collasso cardiocircolatorio. Tra le problematiche maggiori vi sono l’edema laringeo e della glottide che possono portare alla morte del pz per insufficienza respiratoria (principale causa di morte nei soggetti in shock anafilattico).
Inoltre, anche le piccole vie aeree sono colpite: le sostanze vasoattive causano anche broncospasmo. Il soggetto è ipoteso, con bassa Pvc e basse resistenze vascolari sistemiche, con importante difficoltà respiratoria.

Trattamento

Il paziente viene messo supino in posizione di Trendelenburg; se vomita o la donna è in gravidanza si mette in decubito sul lato sinistro.
In questa forma è di primaria importanza assicurare la pervietà delle vie aeree eventualmente grazie ad intubazione orotracheale (Iot), in quanto l’edema della glottide è una complicanza estremamente grave e con comparsa sempre più rapida rispetto all’ipotensione. Se la Iot fallisce, allora si effettua cricotirotomia d’urgenza (consente all’aria di bypassare la glottide chiusa) e appena
possibile tracheostomia.
Inoltre, viene somministrata adrenalina 0,5 mg intramuscolo (o 0,2 mg ev se in ambiente ospedaliero con accesso predisposto) con effetto vasocostrittorio e di broncodilatazione. Trattiamo l’ipotensione con riempimento volemico tramite espansione con 30 ml/kg di cristalloidi o colloidi. Somministriamo broncodilatatori (beta 2 agonisti) per via inalatoria.
In seconda linea vengono anche ripristinati i volumi circolanti, somministrati antistaminici e corticosteroidi per azione antiinfiammatoria (metilprednisolone 20-30 mg/Kg ev o desametasone 4- 8 mg/Kg ev).
Se il paziente ha ipotensione refrattaria (dopo due boli di adrenalina e adeguata espansione volemica) si somministra adrenalina in infusione continua (0,05- 0,2 µg /kg/min). Se in aggiunta è in terapia con beta-bloccanti si fa un bolo di glucagone (3-10 mg ev più infusione continua 0,05-0,1 mg/kg/h).

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